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A Quarona un piccolo “centro culturale” grazie a Don Matteo Borroni

Un Archivio, una biblioteca ed un piccolo Museo sono nati a Quarona per iniziativa di Don Matteo Borroni.

Con il diminuire dei sacerdoti, ai pochi rimasti sono affidate più parrocchie, e in ciascuna ci sono più chiese, i problemi pratici si moltiplicano e così anche quello di custodire i documenti dei vari archivi parrocchiali diventa inderogabile. Don Matteo Borroni, parroco di Quarona dal 2013, e di Doccio e Locarno dal 2019, dopo la morte di Don Sandro Bertoli, due anni fa, recependo le indicazioni del Direttore dell’Archivio Storico Diocesano, Don Paolo Milani, che invitava i parroci a: “Riunire, conservare, valorizzare, far studiare gli archivi delle Parrocchie”, decise di costituire un archivio parrocchiale unico per Quarona e le sue frazioni, collocandolo nell’ampio e luminoso locale al pianterreno della casa parrocchiale di Quarona, utilizzato per le riunioni e il Consiglio Pastorale. Per evitare ulteriori perdite e dispersioni, tutti i materiali archivistici e bibliografici presenti nelle case parrocchiali di Doccio e Locarno, ormai disabitate, sono stati recuperati e trasportati a Quarona, in un locale della Casa Parrocchiale.

L’operazione, onerosa e delicata, fu affidata a Piero Debiaggi, doccese con la passione per l’arte, la storia e per i libri, instillata dalla discendenza paterna: il nonno Pietro, fu un valente insegnante di disegno presso la scuola Barolo di Varallo ed apprezzato scultore in legno conosciuto in tutta la valle, la moglie, Rosa Barbero, per quarantasette anni insegnò alle scuole elementari di Doccio, donna di vasta cultura, i suoi scritti e la ricca biblioteca sono oggi conservati con cura dal nipote.

Piero Debiaggi, professionista nel mondo della moda in pensione, accettò con entusiasmo la proposta di Don Matteo, ma, accingendosi al recupero del materiale, si trovò di fronte ad una situazione piuttosto precaria,  per lo stato di abbandono in cui libri e carte versavano da anni: dimenticati in scatoloni malconci o in bauli semidistrutti, erano ricoperti da polvere  e soprattutto spesso compromessi dall’umidità.

Il primo lavoro fu quindi un’operazione certosina di ripulitura, pagina per pagina, di tutti i volumi e dei documenti, cercando di ricomporre i volumi smembrati e di rimettere in ordine le legature. Furono recuperati alcuni mobili antichi destinati ad accogliere il  ricco materiale bibliografico ed archivistico, furono ripulite cartaglorie, ostensori, reliquiari e candelieri, ed alcune antiche statue lignee, poi collocatinella grande e luminosa sala, garantendo loro una maggiore sicurezza.

Nel patrimonio librario recuperato ci sono anche due Cinquecentine: una raccolta di sermoni del 1591 appartenente alla parrocchia di Locarno, e un testo di Carlo Borromeo del 1599. Curiosa la presenza di un “Traitè sur la cavallerie” del Conte Drummont de Belfort, pubblicato a Dresda nel 1786, tre anni prima dello scoppio della rivoluzione francese con alegate tavole illustrate con schemi di battaglie.

Il patrimonio archivistico era stato parzialmente riordinato e inventariato nel 2005 per iniziativa della diocesi, finanziata dalla Regione Piemonte, ma oggi Piero Debiaggi ha ritrovato molti altri documenti completando le serie archivistiche elencate. Nell’archivio storico di Doccio il documento più antico è una pergamena del 1464, contenente un atto privato. Tra i documenti più curiosi una serie di lettere scritte dal patriota risorgimentale Luigi Angeloni, esiliato prima a Parigi e poi a Londra, dove forse frequentò il Gabinetto di Lettura di Pietro Rolandi in Berner Street.

Il materiale archivistico riordinato e collocato in armadi lignei, sempre distinti per le tre parrocchie, ora consente le ricerche e offre l’opportunità di soddisfare le richieste che pervengono a Don Matteo, anche dall’estero, da parte di persone che cercano documentazione sui loro antenati, alcune delle quali sono anche finalizzate all’ottenimento della cittadinanza italiana.Piero Debiaggi ha riordinato anche le immaginette sacre, le cartoline e le numerose fotografie storiche, collocandole in appositi raccoglitori.

Oggi questo impegnativo e delicato lavoro, durato due anni, è terminato, i risultati hanno ricompensato la fatica e l’impegno prodigati da Piero: “Sono pienamente soddisfatto, sia per il risultato finale, ma soprattutto perché cammin leggendo mi sono arricchito culturalmente: non è un’esperienza comune avere tra le mani gli scritti di sacerdoti come le omelie di Don Francesco Perone, ora raccolte e riunite in un’unica miscellanea. Mentre leggevo ero colto da una sincera emozione pensando alla Fede di quelle persone che vivevano in condizioni più precarie e difficili delle nostre, ma accettavano con semplicità le difficoltà, coltivando un forte spirito comunitario, quello stesso che ha permesso di costruire le chiese e di colmarle di opere d’arte”.

In un mondo distratto e frettoloso come il nostro incontrare una persona come Piero, minuzioso, preciso e competente, è rassicurante per il futuro delle nostre memorie, e, raccogliendo l’invito di Don Matteo, si invitano coloro che hanno vecchi documenti, libri, fotografie, a non buttarli, ma portarli in Casa Parrochiale dove diventeranno parte della memoria della Comunità.Essendo ormai in pensione metto parte del mio tempo libero a disposizione della Comunità, dedicandomi al riordino dei vari materiali e all’aiuto delle persone che volessero accedere all’archivio parrocchiale per ricerche, o anche per semplice curiosità”: archivio e biblioteca sono aperti al pubblico mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12, una visita offre l’opportunità di compiere un’esperienza davvero unica.

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