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A Serravalle presentato il libro sull’eccidio della Pozzasca nel 1945

SERRAVALLE: PRESENTAZIONE DI UN LIBRO PROMOSSO DALL’ANPI DI GATTINARA, VOLTO A FAR LUCE SULL’ECCIDIO AVVENUTO IN REGIONE POZZASCA IL 3 MARZO 1945.

La triste storia che quella pietra racconta” è il titolo del volume nato dalle ricerche di Enzo Maio e Alberto Negri, presentato venerdì 25 novembre nella Sala Convegni del Centro Sociale comunale, promosso dalla Sezione Zona Gattinara “XX giugno”, presieduta da Franco Patriarca,  che ha presentato la serata. Marilena Carmagnola e Claudio Mazzone, Assessori del Comune di Serravalle – che ha sostenuto l’iniziativa ed acquistato duecentocinquanta copie del libro per distribuirle nelle scuole medie, riconoscendone il valore formativo e l’azione di conservazione della memoria storica – hanno portato il saluto del Sindaco Massimo Basso e assicurato che il Comune si impegnerà, attraverso i volontari dell’AIB, nel ripulire il sentiero che porta al luogo dove una lapide ricorda l’uccisione di cinque partigiani: “Far entrare nella storia dei luoghi per comprendere quello che successe, completando con pannelli esplicativi per radicare la memoria”: Enrico Pagano, Direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia e autore della Prefazione del libro, ha iniziato il suo intervento focalizzando l’attenzione sulla necessità di mantenere la memoria storica, trasmettendola alle nuove generazioni, e ricordando che ogni libro è un tassello che fa riemergere testimonianze, documenti utili per una sempre maggiore conoscenza e comprensione: “Stimolando la coscienza collettiva al dovere di testimoniare”. L’episodio della Pozzasca è tipico di una guerra civile, dettato da puro odio politico, senza una particolare necessità, o obiettivo strategico: “Cinque vite furono sacrificate non per una logica militare, ma per la disperata rabbia che aveva invaso i Comandi dei reparti fascisti ormai prossimi alla disfatta” . Italia, Germania e Giappone furono escluse dall’elaborazione dei Diritti dell’uomo nel 1948, come stati che avevano promosso la seconda guerra mondiale, sostenendo che un popolo potesse sopraffarne un altro sulla base di una presunta superiorità razziale, mentre gliuomini hanno tutti gli stessi diritti e la stessa dignità: l’idea gerarchica dell’umanità  era opposta all’idea egualitaria, portata avanti dall’Assemblea dell’ONU. La seconda Guerra mondiale fu una guerra totale, senza un fronte, in cui lo scontro non era tra eserciti, con la popolazione civile direttamente coinvolta, quindi l’obiettivo di questo nuovo  volume è proprio quello di far conoscere ai giovani ciò che avvenne ottant’anni fa. “Il mio auspicio è che da questa pubblicazione nasca un progetto che coinvolga le giovani generazioni, che hanno bisogno di conoscere la storia in cui vivono”. Essendo bambina negli anni Settanta ho ricordato che ogni anno il 3 marzo, accompagnati dalla Maestra Margherita Calzino Guala e da persone di Piane, tra le quali anche alcuni partigiani, andavamo alla Pozzasca per rendere omaggio ai caduti.

A Serravalle presentato il libro sull'eccidio della Pozzasca nel 1945

Gli autori, Enzo Maio e Alberto Negri, hanno presentato il loro lavoro, con la premessa che nel libro non si troverà la storia completa ed esaustiva di quell’episodio, ma lo stimolo per ulteriori studi di approfondimento. Si chiariscono gli antefatti della Pozzasca: il territorio era animato dalla presenza di un buon numero di partigiani, “presenza brulicante”, si parla di “pianurizzazione avanzata”. A Gattinata era dislocato un presidio di seicento nazifascisti, dei quali ottanta erano tedeschi,quella era la base per compiere rastrellamenti sul territorio. La conoscenza del territorio e la segnalazione di presenze partigiane avveniva attraverso spie infiltrate nelle formazioni partigiane, o informatori locali. Un reparto di  nazifascisti tese un’imboscata ai cento – centoquaranta partigiani che si trovavano nel vallone della Pozzasca, dei quali 108 erano comandati da Pierino Vinzio, fratello del Comandante Mario Vinzio, “Pesgu”. Tra i partigiani presenti quel giorno molti erano entrati da poco nelle formazioni partigiane e quindi erano inesperti della guerriglia per bande, quindi quarantacinque rimasero intrappolati, cinque, che cercarono di fuggire inerpicandosi lungo il vallone, furono flagellati dalla mitraglia, gli altri furono fatti prigionieri, portati prima a Romagnano, poi a Vercelli e quindi trasferiti alle Nuove di Torino. Il Comandante, che non era presente durante l’attacco, fu destituito. Alberto Negri ha fornito anche alcuni dati sulla presenza numerica di partigiani a Serravalle: sessantadue, dei quali cinquantadue combattenti, cinque patrioti e sei benemeriti.

La ricerca documentaria è stata molto complessa, le testimonianze ed i racconti ottant’anni dopo sono spesso imprecisi e filtrati: tutto ciò rende la ricerca della “verità” più complessa. Franco Patriarca traendo le conclusioni dell’incontro ha ringraziato gli autori per la loro approfondita ricerca che ha gettato un po’ di luce su questo oscuro episodio agli sgoccioli della guerra, accennando anche al mistero della fotografia che sarebbe stata scattata ai cinque uccisi, ma della quale non si è trovata traccia: “Il libro contestualizza quello che è successo:si è cercato di dare un quadro il più storico possibile”.

 

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