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A Varallo presentato il libro “Jocu. La vita e la morte di Giacomo Chiara. Il Monte Rosa e i suoi segreti”

di Aldo Lanfranchini e Marzia Fuselli

Giacomo Chiara, Jocu, era un alagnese, imbattibile su roccia, bravissimo sciatore, guida ineccepibile, tanto che fu scelto dalla Principessa Maria Josè come guida di fiducia per le sue escursioni in montagna. Jocu fu istruttore presso la Scuola Militare Alpina di Aosta ed ebbe come allievo lo scrittore Mario Rigoni Stern, che lo ricorda in un suo libro e ne ha parlato ad Aldo Lanfranchini, in una intervista di qualche anno fa: “Sciava bene, grande personalità, sulla roccia non c’era nessuno che lo batteva”. Da circa una decina d’anni Aldo Lanfranchini, con Marzia Fuselli, nipote di Jocu Chiara, raccoglieva materiale per il libro: Jocu. La vita e la morte di Giacomo Chiara. Il Monte Rosa ed i suoi segreti, pubblicato quest’anno, presentato presso la sede Sezionale della Vals

esiana, a Roccapietra.

Il Presidente Sezionale, Gianni Mora, ha condotto la serata, dando la parola all’autore Aldo Lanfranchini, alpino che ha schedato la Biblioteca Sezionale, autore con Marinella Mora di due volumi di “storie alpine”: Ciau Pais, 34 storie di Alpini che sono tornati, completato da un DVD che raccoglie le interviste più significative, tra le quali quella a Giuanin Chiara, fratello di Jocu, e: Quando avevo una ventina d’anni. Diari di guerra di Alpini dal 1911 al 1945, che hanno avuto un notevole successo e sono stati “copiati” da altre Sezioni ANA, che ne hanno giustamente riconosciuto il grande valore per conservare la memoria.

Aldo ha subito sottolineato il particolare legame che lo unisce a Jocu: “Nato nel 1915, Jocu è morto il 25 marzo 1945, mentre io sono nato il 24 marzo 1945. Aveva due fratelli e una sorella, rimasero orfani di padre nel 1934, morto sul Lyskamm accompagnando due escursionisti. Marzia ha raccolto i documenti dei vari processi, io ho cercato di ricostruire l’ambiente in cui Jocu visse e le persone che gli stavano intorno. I tre dell’Ave Maria: così erano chiamati i tre amici per la pelle: Jocu Chiara, Giovanni Gualdi, che fece parte della spedizione al Polo per cercare i superstiti della spedizione Nobile, studiato da Franco Francione, Alberto Giacomino, di Riva Valdobbia, aviatore che si guadagnò un’onorificenza dall’Imperatore del Giappone per le sue capacità di addestrare in Manciuria gli aviatori
giapponesi, che guidavano i Caproni, venduti loro dall’Italia. L’altro personaggio del quale si parla nel libro perché legato alla vicenda di Jocu Chiara, è Leo Colombo, varallese, che fu definito ufficiale senza uniforme”.

Jocu Chiara, alpino, combatté in Grecia, dove guadagnò una medaglia d’argento al Valor Militare, raggiunse il grado di tenente: Aldo Lanfranchini, molto opportunamente, ha inserito nel libro le testimonianze di alcuni Alpini che combatterono in Grecia per far comprendere come Jocu divenne una leggenda nel Battaglione Aosta. Dopo l’8 settembre tornò in Valle ed iniziò la sua attività di staffetta. Valicare le montagne era la cosa che sapeva fare meglio, per la quale era pagato quattromila lire a viaggio: portava in Svizzera soldi, documenti, informazioni del Comandante Cino Moscatelli del quale godeva piena fiducia. In quella che sarebbe stata la sua ultima missione fu accompagnato, suo malgrado, da Alfredo Perino, che però raggiunse da solo la capanna in fondo al Ghiacciaio del Grenz, chiedendo soccorso, perché aveva perso il compagno. Di Giacomo Chiara si perse ogni traccia fino al 24 agosto 1963, quando il ghiacciaio restituì il suo corpo e lo zaino vuoto.

Il 15 gennaio 1948 il Monte Rosa diede notizia dell’arresto, sotto l’accusa di aver liquidato un partigiano, dell’industriale Alfredo Perino direttore della S.A. Cervino al Breuil: “Imputato di omicidio nella persona della celebre guida alpina Giacomo Chiara da Alagna scomparsa il 25 marzo del 1945”. Il caso proseguì per anni nelle aule giudiziarie e non si arrivò mai ad una vera definizione. Nel libro l’ultimo capitolo è proprio dedicato al processo, che si chiuse con l’assoluzione del Perino: “Per insufficienza di prove”.

Lo storico Alessandro Orsi ha arricchito la narrazione con un importante capitolo dedicato alla Resistenza valsesiana, in cui si inserisce la vicenda di Jocu Chiara, concludendo con l’auspicio che su quell’angolo della capanna Gnifetti gestita per tanti anni dal fratello Enrico, venga posta una lapide : “A Jocu, uomo forte e leale, guida alpina, patriota, caduto su questi ghiacciai per la libertà e l’indipendenza dell’Italia”.

Il volume, realizzato grazie al contributo del Lions Club Valsesia, ha la copertina disegnata da Pietro Chiodo, tutta giocata sui toni dell’azzurro, che evoca la montagna e il mistero che avvolse la fine di Giacomo Chiara.

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