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A Vercelli si chiude il ciclo dell’Associazione Italiana di Cultura Classica 2025/26

Maria Pia Saviolo Magrassi lascia la presidenza dopo 41 anni

Lunedì 25 maggio a Vercelli, nell’Aula Magna del Rettorato, non senza emozione, la professoressa Raffaella Tabacco, docente all’UPO, ha aperto l’ultimo incontro del ciclo 2025-2026 organizzato dall’Associazione Italiana di Cultura Classica, Delegazione di Vercelli, annunciando che la professoressa Maria Pia Saviolo Magrassi aveva deciso di lasciare l’incarico di Presidente, ricoperto per quarantuno anni: 🎤“Per me è stato piacevole e proficuo collaborare con lei, donna dal carattere solare, competente, autorevole e a nome di tutti la vorrei ringraziare per il lavoro e la dedizione”.

I ringraziamenti delle autorità e di Maria Pia Magrassi

Il Sindaco di Vercelli, Roberto Scheda, le ha consegnato una targa di ringraziamento, annunciando che l’Amministrazione Comunale sta preparando un evento a lei dedicato, in segno di gratitudine.

Il Prefetto Lucio Parente, assiduo a questi incontri, l’ha salutata esprimendo apprezzamento per il grande lavoro fatto:La cultura classica è alla base della cultura del giorno d’oggi” e annunciando che proporrà al Presidente della Repubblica di conferirle l’onorificenza di Cavaliere.

Maria Pia Magrassi, commossa da queste attestazioni di stima, ha ringraziato tutti i presenti, segnalando l’apporto dei suoi collaboratori e presentando il relatore: Massimiliano Caldera, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Alessandria, Asti e Cuneo, che era stato anche incaricato per le Province di Biella, Vercelli e Novara, lasciando un grande apprezzamento per il lavoro che aveva portato avanti con scrupolo e competenza.

Introducendo l’argomento affidato a Caldera: “Le metamorfosi di un modello architettonico romano: l’arco di trionfo nelle cornici dei polittici rinascimentali tra Piemonte, Lombardia e Liguria”, Magrassi ha citato l’architetto Vitruvio, Virgilio, Ovidio, Tacito e Svetonio che hanno celebrato gli archi di trionfo degli imperatori, concludendo con una frase di Erich Maria Remarque: “L’arco è la consapevolezza che gli uomini passano mentre i monumenti restano”.

La conferenza di Massimiliano Caldera

Caldera ricordando l’arco di trionfo, elemento caratteristico della cultura romana, ha citato l’arco di Costantino con il significato di cristianizzazione della città, l’Arco di Tito, dall’imbotte adornato di lacunari e altri archi celebri, come quello di Rimini, che ebbero un gran peso per gli artisti del Rinascimento, rappresentando: “La riconoscibilità del segno di Roma attraverso i secoli”. Attraverso alcune letture tratte da storici dell’arte, condotte con la consueta espressività da Roberto Sbaratto, è emersa l’importanza e la rielaborazione di questo simbolo, evidenziando anche il legame intercorrente con i cibori eucaristici: “Tra il 1449 e 1450 fu elaborato un nuovo modello di tabernacolo con al centro dell’imbotte il deposito eucaristico, ribadendo il concetto di Cristo che trionfa sulla morte”. Rielaborazioni dell’arco di trionfo furono utilizzate anche nei mausolei, come quello del doge Mocenigo, ha ricordato Caldera, arrivando al tema specifico dell’incontro: l’arco di trionfo nelle cornici dei polittici rinascimentali, osservando che: “Purtroppo pochi polittici hanno conservato la cornice originale”.

Caldera ha fatto notare come Gaudenzio Ferrari fosse stato più restio nell’utilizzare questo modello, preferendo il polittico a doppio loggiato, mentre Giovenone nella Pala Raspa, datata 1516, eseguita per la chiesa domenicana di San Paolo in Vercelli su commissione del nobile giureconsulto Ludovico Raspa, che ora si trova nella parrocchia di San Bartolomeo di Trino, utilizza il polittico a serliana, che unisce la pittura religiosa del polittico con la struttura architettonica della serliana. Perin del Vaga riutilizzò il modello dell’Arco di trionfo per realizzare i Trionfi dell’architettura effimera e celebrativa, come quello realizzato per l’arrivo di Carlo V nel 1533. L’apprezzato intervento si è concluso con la citazione di Bernardino Lanino che nel 1564, per il polittico della chiesa di San Giorgio di Valduggia, guardò il modello gaudenziano del polittico dell’Assunta in Santa Maria in Piazza, a Busto Arsizio.

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