ARONA GIORNATA NAZIONALE DEL DIALETTO E DELLE LINGUE LOCALI.
Convegno al Palagreen organizzato dall’IIS Fermi:
“Il Dialetto – Ieri , oggi e domani”
Al PalaGreen di Arona nella Giornata Nazionale del dialetto e delle lingue locali, istituita nel 2013 dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (Unpli) per sensibilizzare istituzioni e comunità locali al fine di valorizzare i dialetti, veri e propri patrimoni culturali, l’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Enrico Fermi” ha organizzato un convegno intitolato:“Il Dialetto – Ieri, oggi e domani”.
Convegno IIS Fermi sui dialetti: preservare la lingua locale.
Il Professor Giuseppe Amato, Dirigente Scolastico IIS “Fermi”, ha introdotto il convegno presentando il Premio Letterario Nazionale: “Modello Camilleri”, concorso nazionale per giovani scrittori frequentanti la Scuola secondaria di secondo grado, che invita gli studenti a scrivere un racconto breve, di genere vario, a tema libero, in prosa e in lingua italiana con parti in dialetto. Tra i numerosi studenti presenti solo una decina ha alzato la mano confermando di saper parlare dialetto: “Il concorso, con la riscoperta del dialetto, è un momento importante del percorso scolastico: offre l’esperienza di riscoprire il dialetto e di scriverlo, anche chiedendo la collaborazione dei genitori e dei nonni”. Amato ricordando la propria esperienza personale di padre che in famiglia ai figli si rivolge in dialetto, rendendo attivo il bilinguismo, ha ringraziato tutti i collaboratori del progetto sul dialetto e, in particolare le Professoresse Anna Calzolari e Gabriella Colla, moderatrice del convegno.
Il Valsesiano: un dialetto in pericolo di estinzione.
A Piera Mazzone, Presidente della Rassegna Biennale di Poesia Valsesiana “PinetTurlo”, organizzata a Grignasco dal 1972 e Direttore della Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo, è stato chiesto di parlare de: “Il Valore del Dialetto nel Tempo: Segno di Appartenenza e Cultura”. La prima riflessione è stata: “Il Piemontese sta scomparendo”, secondo i dati Istat in Italia solo il 14% delle persone usa il dialetto come lingua principale in famiglia. Per tutte le fasce d’età diminuisce l’uso esclusivo del dialetto, anche tra i più anziani, tra i quali rimane comunque una consuetudine molto diffusa: il 32% degli over 75 parla in modo esclusivo o prevalente il dialetto in famiglia (erano il 37,1% nel 2006). Le nuove generazioni parlano quasi solo italiano: non è una questione solo linguistica, il Piemontese porta con sé da secoli anche la tradizione e la memoria culturale del nostro territorio. L’industrializzazione, l’emigrazione di massa e la globalizzazione hanno accelerato questo processo. Recentemente, con la diffusione della tecnologia, dei social network e l’introduzione di un lessico in parte dominato dalla lingua inglese, i giovani hanno sempre più abbracciato lingue lontane dal dialetto di origine. La maggiore mobilità sociale, per ragioni di lavoro, e anche per la diffusione del turismo di massa, moltiplica i contatti con persone estranee alle comunità locali, introducendo nuove lingue e nuovi dialetti: “Il Valsesiano oggi è relegato ai margini del sistema di comunicazione, si cerca in recuperarlo in alcune zone insegnandolo a scuola: i destinatari sono anche persone che vengono da “fuori”. Un tempo era l’inverso, nelle Comunità degli emigranti si manteneva il dialetto storico, che diventava un profondo legame per chi era costretto a vivere lontano dalla patria”. La relatrice ha sottolineato come siano sempre più diffusi gli incontri ed i concorsi di poesia dialettale, ricordando come il Pinet Turlo sia stato l’antesignano e il più longevo sul territorio, pubblicando nei venticinque Quaderni una preziosa antologia di mezzo secolo di poesia dialettale contemporanea, ma: “Occorre emanciparsi dai ristretti circoli di appassionati, coinvolgendo strati sempre più ampi della collettività”. “Il contadino che parla il mio dialetto è padrone di tutta la mia realtà”, scriveva Pier Paolo Pasolini: tramandare questa lingua, con tutte le memorie a essa connesse, vuol dire non dimenticare la cultura delle nostre zone, la nostra identità. Concludendo la disamina del caso Valsesia, Piera Mazzone ha citato due pubblicazioni significative: Giovanni Giordani in: La colonia tedesca di Alagna Valsesia il suo dialetto, pubblicato nel 1891, scriveva: “Il nostro dialetto di Alagna va continuamente perdendo terreno per venir soppiantato dal dialetto valsesiano”. Nel 1894 Federico Tonetti nel presentare il suo Dizionario del dialetto valsesiano esordiva: “Il vero ed antico nostro dialetto scompare”, ma in exergo citava i versi virgiliani: “Insere Daphnipyros, carpent tua poma nepotes”(Innesta, o Dafne, i peri; infatti i nipoti raccoglieranno i frutti), da intendere nel significato che altri mieteranno dove noi abbiamo seminato, e, nel senso meno egoistico, che l’uomo non deve lavorare solo per sé stesso, ma anche per le generazioni future.
👩🏽🤝🧑🏻Performances dialettali degli Studenti IIS Fermi.
A seguire gli studenti dell’IIS “Fermi” sono stati protagonisti di alcune interessanti ed innovative:“Performances” dialettali, dalla lettura di alcune poesie alla rappresentazione di una riduzione teatrale della novella pirandelliana: “La giara”, in cui l’autore ricorre all’uso del dialetto agrigentino per i dialoghi tra i vari personaggi, inserita nel progetto “Teatro a scuola”, con la regia dello studente Giuseppe Mari, che interpretava il protagonista don Lolò Zirafa, un uomo ricco e ossessionato dalla brama del possesso, che vive nella perenne e logorante diffidenza nei confronti del prossimo. Mari ha premesso: “Parlo messinese, ma non per merito dei miei genitori ma dei miei nonni, originari di Barcellona Pozzo di Gotto. A mio parere il dialetto non scompare per il tempo, ma per il razzismo, parlare dialetto, per le generazioni che mi hanno preceduto, rischiava di essere discriminante”. Una studentessa della classe quinta di Amministrazione, Finanze, Marketing, ha recitato una interessante riflessione sulla vita: “Vituzza”, paragonata ad una partita a Scala Quaranta.
Il Territorio e il dialetto nell’era Digitale.
Ha concluso i lavori dell’intensa mattinata la giornalista aronese Alessandra Marchesi, parlando di: “Il Territorio nell’Era Digitale : il caso Arona”. In un mondo sempre più interconnesso, del quale la pandemia ha fornito l’esempio più eclatante: “Nella comunicazione si corre il rischio di perdere il controllo delle peculiarità che rendono unico il nostro territorio, ma in realtà il dialetto è tutt’altro che superato, ma è una sorta di carta d’identità che collega al territorio, rendendo custodi dell’antica saggezza popolare”. L’opuscolo dedicato a: “La storia del Tredicino. Le origini della più antica tradizione aronese”, distribuito in tutte le scuole del territorio aronese, non solo ha permesso di riscoprire le identità dei quattro patroni: i Santi Martiri Graziano e Felino, Carpoforo e Fedele, ma è stato al centro di una rappresentazione teatrale con gli Utenti del Centro Anziani di Arona. Marchesi ha spiegato come in pubblicità il dialetto oggi sia diventato una chiave per incuriosire i destinatari dei messaggi, selezionando i potenziali clienti: “E’ stata data una sferzata alla tecnica comunicativa inserendo il dialetto, basti pensare alle pubblicità dell’Ikea a Catania o a Milano, ma anche a quella della Pepsi Cola o dei marchi Diesel, Ipercoop, Mars”. Il dialetto viene utilizzato anche su piattaforme digitali Facebook, come: “Sei di Arona se” in cui si condividono immagini, frasi, nomi, storie legate a personaggi aronesi, sviluppando un senso di identità e di appartenenza tra i membri: “Nell’era digitale il dialetto è una risorsa dinamica e vitale per arricchire il nostro territorio, quindi affidarlo ai giovani è un gesto di fiducia nel futuro”.


















