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Borgosesia: al centro studi Turcotti ospite il Prof. Ermanno Zamboni

Il Centro Studi intitolato al compianto Professor Giovanni Turcotti, gestito dalla moglie Marinella Mazzone, che ne ha fatto un fuclcro delle attività culturali valsesiane, sabato 2 luglio ha ospitato un incontro con il Professor Ermanno Zamboni, il maggior pittore valsesiano vivente, artista che ha iniziato la propria carriera proprio con la prima mostra personale a Borgosesia nel 1966: le critiche lusinghiere propiziarono le successive a Novara, Varese e Como. Nel salone era esposta una temperadi Zamboni, di proprietà privata, proprio di quell’anno, che ha sorpreso il pubblico e lo stesso Maestro, che non la ricordava più: comprensibile se pensiamo alla vastissima produzione di una vita dedicata all’arte, intessuta di quadri, disegni, incisioni, affreschi, bozzetti.

Un’amicizia di mezzo secolo lega Marinella ad Ermanno: con il marito Giovanni frequentò l’accogliente casa Zamboni, dove erano accolti dalla moglie Marisa e dal gigantesco cane scuro con sul dorso un gattino, che era molto a suo agio: “Dopo cena – ricorda Marinella – scendere nello studio era un’esperienza davvero unica. Devo anche ringraziare Ermanno perché, qualche anno fa, accettò generosamente di fare un corso di pittura e disegno per i ragazzi del Centro Diurno di salute mentale: per una decina di pomeriggi si recò a Caneto, instaurando un bellissimo rapporto. Al termine di quell’esperienza, in collaborazione con Donatella Rizzio, fu organizzata una mostra dei lavori realizzati, che fu molto apprezzata”. Ermanno Zamboni lesse il diario della campagna di Russia scritto da Aurelio Mazzone, padre di Marinella, e ne fu colpito al punto da realizzare una serie di quadri aventi come tema l’individuo spersonalizzato dalla guerra, i cui bozzetti erano esposti in sala. La copertina di: “La storia non insegna. Undici mesi della mia vita in Russia”, riproduce proprio un particolare di una di quelle opere.

Tra il pubblico erano presenti l’Assessore alla Cultura dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia, Attilio Ferla, la Presidente del Soroptimist Valsesia e Consigliere del Comune di Quarona, Eugenia Borzone, la Presidente della PABV di Serravalle, Maria Rosa Magni Milanini, e, sia dal Comune di Borgosesia, che da quello di Varallo, sono giunti messaggi di apprezzamento verso questo artista valsesiano, che non ha mai dimenticato le proprie origini.

Nel luglio 2021, nell’Auditorium del Parco Gessi a Vintebbio, era stato presentato: “Ermanno Zamboni.La sostanza dei sogni”, un elegante volume curato della critica d’arte Federica Mingozzi, che a Casa Turcotti ha presentato le tappe principali dell’evoluzione artistica di Ermanno Zamboni, illustrandole con la proiezione dei quadri, accompagnata da commenti sapienti e precisi, che testimoniavano la coerenza di un lungo ed appassionato percorso artistico.

La critica d’arte, commentando i quadri, ha fatto notare l’importanza che ebbero alcuni Maestri nell’evoluzione artistica di Zamboni: Tanzio da Varallo, la luce di Caravaggio, la metafisica di De Chirico, il surrealismo di Dalì, unite ad una passione civile declinata in un’accorata denuncia della guerra e delle sue tragiche conseguenze.

Le figure umane di Zamboni sono soprattutto femminili e recano spesso un’aura di melanconia, quell’umor nero degli antichi, che non è una semplice tristezza. “Incubo notturno”, l’ultima opera, terminata proprio in questi giorni ed esposta a Casa Turcotti, ha al centro una figura femminile dall’incarnato di una straordinaria tonalità biancastra, che la pone al di fuori del tempo e dello spazio, dove le pennellate lasciano il posto alle vibrazioni dell’anima.In questo quadro, come in molti altri, colpisce la presenza di spiritelli che popolano i sogni, o gli incubi dell’uomo moderno, unita a quella di animali “oscuri”, come il gatto nero, o la civetta, che rimandano all’inconoscibile, al mistero che ci circonda, penetrato solo da qualche bagliore di luce. L’influenza della psicanalisi ha lasciato traccia in figure che rappresentano le proiezioni del nostro inconscio:“Queste figure femminili immerse in un contesto di oscurità,che osservano la realtà che le circonda, sono così nuove che io stesso quasi non mi riconosco più” ha chiosato Ermanno Zamboni.

Tra i quadri esposti in occasione dell’incontro di Borgosesia c’erano anche nature morte definite: “Un pretesto per mettere in primo piano qualcosa di luminoso, che portano già dentro il seme del disfacimento, inesorabilmente aggredite dallo scorrere del tempo e dagli attacchi dell’uomo”. Marinella Mazzone ha poi ricordato il periodo in cui le tele di Zamboni si popolarono di case senza finestre e l’artista ha spiegato che i suoipaesaggi non sono mai copie dal vero, ma evocati nella memoria: “Un critico scrisse che i miei dipinti sono finestre che si aprono su altre realtà”.

Il catalogo dell’opera omnia dell’artistareca in copertina un quadro del1986: “La musica” e Marinella Mazzone ha voluto inserire nell’incontro degli “intermezzi” musicali, affidati a Camilla Marone Bianco, che, per parte di padre è quaronese, e infatti ha ricordato che a casa dei nonni paterni c’erano opere di Zamboni e soprattutto il nome dell’artista ricorreva spesso nelle conversazioni familiari. La pianista ha scelto tre brani che si collegavano al pittore: una Fantasia di Mozart, opera giovanile che dall’iniziale cupezza di toni, si apre alla gioia, così come nell’opera di Zamboni la luce c’è comunque, nonostante le inquietudini, e, foscolianamente: “Finché il Sole risplenderà su le sciagure umane” potremo ricordare ed essere ricordati.

Il secondo intermezzo era “Slancio”di Schumann, in cui il compositore romantico esprime il tormento della sua duplice personalità: Florestano, esuberante ed Eusebio, più pacato. L’ultimo brano scelto per suggellare un pomeriggio davvero straordinario, era tratto da “Children Corner”, la stanza dei bambini di Debussy, definito: “simbolista della musica, dai colori sonori”: Doctor Gradus et Parnassus.

Federica Mingozzi, commentando il felice binomio arte e musica, ha ricordato che ama molto le “contaminazioni”, termine che oggi ricorre in un’accezione drammatica, ma da lei è inteso secondo la radice arcaica, come contatto tra elementi di diversa provenienza: “Macchiare qualcosa con qualcos’altro: Zamboni è un maestro di contaminazioni, nate dal territorio e dalle numerose esperienze, rielaborate senza mai tradire il proprio personalissimo cammino artistico”.

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