BorgosesiaNotizie dal territorio

Borgosesia: presentato il libro “Il caso Lea Schiavi” di Massimo Novelli

La vigilia della Festa della Donna a Borgosesia, in sala Consiliare, alla presenza di un pubblico numeroso, è stato presentato il nuovo
libro-inchiesta dello scrittore e giornalista Massimo Novelli: Il caso Lea Schiavi, che ha un sottotitolo esplicito: Indagine
sull’omicidio di una giornalista antifascista, biografia completa sulla figura di questa donna valsesiana, nata a Borgosesia nel 1907, battezzata da Don Tessitori, che fece delle scelte di vita estremamente moderne e coraggiose, non solo per gli anni in cui visse.

Lea fu uccisa a Tabriz il 24 aprile 1942 e su di lei, in Italia e a Borgosesia, calò l’oblio: come antifascista non se ne parla in alcuna storia della Resistenza, ma non è neppure ricordata nelle pubblicazioni: “Italiane”, curata dal Dipartimento per le Pari Opportunità, né in “Le grandi donne del Piemonte”. Fu dimenticata anche dall’Ordine dei Giornalisti, mentre nel memoriale di Arlington, in Virginia, il suo è il primo nome femminile tra i reporter morti in guerra. Chi riportò alla memoria la figura di Lea Schiavi fu lo storico Mimmo Franzinelli in: “Guerra di spie – I servizi segreti fascisti, nazisti e alleati 1939-1943” e Massimo Novelli nel 2006
pubblicò: “Lea Schiavi. La donna che sapeva troppo”.

Il 25 aprile 2021 il Sindaco di Borgosesia, Paolo Tiramani, volle dedicarle i giardini pubblici della città: in quell’occasione in Massimo Novelli scattò la voglia di approfondire ulteriormente le ricerche.

La giornalista Lorella Morino ha introdotto la presentazione, lasciando poi la parola a Carlo Brambilla, inviato di Repubblica e a Remo Bassini, scrittore e giornalista vercellese, già direttore de La Sesia.
Brambilla ha fatto notare come il Sindaco Tiramani abbia “riportato a galla” personaggi di una Borgosesia dimenticata, restituendo loro una giusta collocazione nella storia: Lea Schiavi, ma anche Emanuela Setti Carraro, moglie del generale Dalla Chiesa. Bassini ha sottolineato come Novelli, cui lo lega una lunga amicizia, sia un personaggio scomodo, uno scrittore che ha il coraggio di andare contro corrente, e che non abbandona nessuna pista per arrivare il più vicino possibile alla verità e che questa non era la prima volta che si occupava di Borgosesia.  Trattando di storia risorgimentale pubblicò: La cambiale dei Mille e altre storie del Risorgimento, fu proprio quella cambiale di 500.000 lire, firmata dai fratelli Antongini a finanziare il Piemonte e il Lombardo che da Quarto salparono per l’impresa dei Mille, ma anche loro scivolarono nell’oblio: la tomba, nel cimitero di Borgosesia, versa ora in condizioni di totale abbandono.

La Schiavi, giornalista regolarmente iscritta al Partito Nazionale Fascista, scriveva sulle pagine de l’Ambrosiano di Milano, un giornale “fascistissimo”, ma molto moderno come impostazione, inizialmente si occupò di cinema e di moda, scrivendo contemporaneamente manuali di comportamento dedicati “alle donne e alle spose”. La sua curiosità, la passione per i viaggi, ma soprattutto la nuova visione della vita che andava maturando, la condussero a intraprendere la carriera di reporter, un lavoro che ben poche donne a quell’epoca potevano fare: si recò nei Balcani, dove da Sarajevo inviò servizi molto interessanti, cogliendo anche la difficile situazione degli ebrei, ma che chiaramente non furono graditi al fascismo, che cercò di impedirle di scrivere.

Nel frattempo Lea aveva sposato il giornalista americano Winston Burdett e iniziò la collaborazione con alcuni giornali statunitensi, tra i quali Pm, quotidiano del pomeriggio di New York. In Iran Lea Schiavi cercò di realizzare un’associazione antifascista tra gli italiani residenti
in quel paese. Nella primavera del 1942, mentre era in viaggio verso Tabriz, nell’Azerbaigian iraniano, l’auto sulla quale viaggiava fu intercettata da alcuni curdi e il 24 aprile venne uccisa. Il suo omicidio rimase un mistero: venne arrestato l’esecutore materiale, ma rimasero sempre ignoti i mandanti. Dapprima il marito attribuì il delitto a uomini assoldati dai nazi-fascisti, e nel 1944 denunciò il colonnello dei Carabinieri Luca, capo stazione del SIM ad Ankara, ma nel 1955 alla commissione investigativa del Senato americano, che lo indagava essendo stato accusato di comunismo, denunciò venti colleghi, e confessò di essere stato una spia, attribuendo proprio ai sovietici la responsabilità dell’assassinio di sua moglie. Fu allora che la vicenda di Lea tornò sui giornali e si pose un sigillo sulla ricerca della verità.

Dopo la presentazione del libro su Lea Schiavi, che “pagò la voglia di fare il suo mestiere con la morte”, Massimo Novelli incontrò il nipote Enrico, figlio del fratello di Lea, Giovanni, che a sedici anni era fuggito di casa per partecipare all’impresa di Fiume, battezzato l’anno prima che Lea fosse uccisa, che aveva conservato della zia molte delle fotografie che lei inviava alla famiglia da varie parti del mondo, costruendo una sorta di diario per immagini. Ora i familiari, Gabriella vedova di Enrico e Alessandro, che hanno partecipato alla presentazione, hanno manifestato l’intenzione di donare al Comune di Borgosesia, il materiale riguardante Lea e, come ha annunciato l’Assessore alla Cultura, Gianna Poletti, in Biblioteca sarà predisposto uno spazio dedicato a questa donna borgosesiana, affinché i giovani e gli studenti la conoscano e ne traggano esempio.

Massimo Novelli ha insistito molto sul progressivo maturare di sentimenti antifascisti in Lea Schiavi, che per le sue opinioni, divenne
invisa al regime, che cercò di isolarla e di impedirle di scrivere: “Lea aveva capito ben prima di altri intellettuali quello che sarebbe successo, perché aveva la sensibilità di una grande inviata, come dimostrano anche i suoi articoli, che comparvero non firmati, ma solo siglati, perché era una donna. Scriveva bene, non c’era retorica, ma la narrazione dei fatti”.

Al termine è intervenuta Marinella Mazzone ricordando che il padre di Lea, Natale, fu il portatore degli alpinisti Gugliermina e quindi magari nel loro archivio potrebbe esserci qualche notizia interessante. I libri si muovono e dialogano, così come le biblioteche: a Varallo la mostra bibliografica sulle donne ha aggiunto una sezione dedicata proprio a Lea Schiavi.

Guarda tutto

Lascia il tuo commento

Back to top button