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Borgosesia: presentato il libro “Reis” di Daniele Conserva

Reis”, radici: una poesia del 2015 dà il titolo al libro, un tesoro di testimonianze, vicende e riflessioni offerte da Daniele Conserva narratoree cantattore dalla inesauribile vena. È un viaggio a ritroso, intrapreso dalla memoria lungo gli anni che sono trascorsi. Un tempo che trova il suo compimento nell’età che ci portiamo addosso, come uno scialle di seta, o un pastrano infeltrito.

Identità è il bagaglio di esperienze che ognuno raccoglie nell’arco di una vita: è importante sapere con chi ho passato l’infanzia, con chi ho condiviso l’adolescenza e la giovinezza, i tanti episodi che modellano il carattere e formano la personalità. Spesso si riflette sulla presenza/assenza di radici: per riuscire a fare tutto quello che ci piacerebbe fare non c’è mai abbastanza tempo. Non ricordo chi abbia detto: “Abbiamo bisogno di altre vite, la nostra non ci basta”, forse si possono trovare leggendo, cercando di “impadronirsi” di quelle storie, che, con grande rispetto ed attenzione, Daniele sfoglia ad una ad una, intessute di parole nuove.

Ci sono parole che danno luce, parole che nutrono, parole che sollevano, parole che portano lontano. Parole che sono sole e terra e acqua e aria. Ci sono parole che sono come abbracci, che scaldano, che fanno sentire meno soli, che aiutano a stare insieme, a camminare insieme, a riprendere il cammino. Ci sono parole che fanno radici: ti ricordano le tue radici, oppure te le tramandano nei racconti e nei ricordi dei tuoi famigliari che ti spiegano da dove vieni, chi ti ha sognato, chi ha fatto la tua storia prima ancora che venissi al mondo; oppure ci sono parole in cui gli stessi suoni sono radici, perché a volte è la lingua ad essere radice, a legarti ad un luogo, ad una cultura, a chi condivide con te un dialetto, una tradizione, o dei modi di dire di lessico familiare. Le radici fanno trama, danno misura al tuo passo, ti tengono ancorato senza legarti, dandoti la possibilità di essere libero di andare. E di ritornare: “J suntruvà j réis ‘d la meia vita”.

Cinquantadue composizioni, due in più del mezzo secolo che raccolgono, la lingua è il dialetto valsesiano, quello che oggi è in bocca ai parlanti e Daniele sceglie di scriverlo nel modo più vicino all’oralità, proprio perché si sente “l’ultimo Conta-Cantastorie”, epigono di quei personaggi itineranti che portavano di piazza in piazza, di cascina in cascina, le notizie raccolte qua e là, cucite con la fantasia. Daniele nella sua vita ha recitato tante parti e interpretato tanti ruoli, spesso si è impegnato per qualcuno: gli emigranti, gli anziani, la gente del Carnevale, ai tempi in cui fu Presidente di “Varallo Informa”, pubblicò “Varallo… più che un ricordo”, un volume di fotografie d’autore, dell’amico Virgilio Carnisio, che ritraevano la Varallo di un passato “già dietro l’angolo”, una sorta di invito a ripercorrere strade e piazze alla ricerca dello spirito di coloro che diedero un cuore alla città, (alcune di queste foto sono qui ripubblicate, con altre che segnano il tempo della vita di Daniele). “Lasmiturnée ‘ndrè…”, è un desiderio impossibile che coglie con l’avanzare dell’età, ma che è concesso realizzare solo ai poeti e ai sognatori: l’orologio del tempo marcia a ritroso, riportando quella gioventù del cuore che si era solo impolverata di quotidianità, aspettando un soffio per risvegliarsi.

Il viaggio della memoria viene descritto con parole sommesse, notturne, che evocano un silenzio atemporale: “Che bell la nocc” con la sua magia: “’ntalsilensiu di seugn / chjquarcievu la nocc…”:lasciamoci trasportare dai versi e dalla musica, che per molte di queste composizioni è complemento prezioso, ritroveremo gli Amici e dalle radici risalirà quella linfa vitale che fa germogliare l’albero della Vita.

La prossima presentazione di “Reis” si terrà Venerdì 15 Luglio alle ore 19,00 nelle Contrade Storiche in occasione dell’Alpàa!

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