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Borgosesia: un folto pubblico alla conferenza di Barbara Calaba presso Casa Turcotti

Proseguono gli incontri del ciclo: Le parole che curano, la cura delle parole. Un itinerario di pensiero, organizzato dal Centro Studi Turcotti in collaborazione con la Società Milanese di Psicoanalisi e Jonas Italia, Centro di Clinica Psicoanalitica: Barbara Calaba, pedagogista, esperta in materie autobiografiche, ha intitolato il suo intervento: Scrivere di sé: le parole per dirsi”.

Barbara Calaba, per caso, nel 2009, incontrò Duccio Demetrio, che è stato professore di Filosofia dell’Educazione e di Teoria e pratiche autobiografiche all’Università di Milano Bicocca e oggi è Presidente della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, fondata con Saverio Tutino in un borgo nelle campagne dell’aretino:fu un incontro “fatale”, ne scaturì un rapporto forte, intenso, tanto che dal 2016 Barbara è docente ai corsi di autobiografia del primo anno: “Sono frequentati per il 95% da donne, ma anche questo ha la sua spiegazione, deriva da una educazione che chiede ai maschi di non mostrare le loro emozioni, mentre la memoria tramite l’autobiografia ci restituisce il senso di aver vissuto e di poter insegnare quel poco di vita che siamo riusciti a capire”.

A Borgosesia, in un salone affollato, in cui l’attenzione era tangibile, Barbara Calaba ha parlato dell’importanza terapeutica della narrazione di sé attraverso la parola scritta:Lasciamo fluire liberamente la scrittura come balsamo, lenimento per quelle stagioni della vita  in cui emergono inciampi, come delusioni, lutti: con la scrittura si tenta una sorta di ricucitura”. La scrittura è uno strumento democratico, alla portata di tutti, iniziare a scrivere di sé è compiere un viaggio nella propria interiorità: le parole sono strumenti che accendono gli oggetti di significati, vanno scelte tra quelle più fresche, non logorate o banalizzate, e soprattutto: “Non tutte le parole ci rappresentano: le parole incarnate racchiudono la nostra materia vitale”.

La parola scritta richiede il tempo del pensiero e il gesto dello scrivere, può essere riletta. Barbara Calaba, citando Etty Hillesum, ha spiegato: “La scrittura ci offre un tetto sotto cui ripararci: ed è proprio per questo che spesso gli adolescenti tengono un diario”.

La pratica della scrittura autobiografica, è molto esigente, chiede il silenzio, che non è la semplice assenza di rumore, ma una diversa qualità dell’ascolto di noi stessi e degli altri, ma si rivela poimolto generosa e ricca di doni. Citando: “Gli anni” di Annie Ernaux, Premio Nobel per la letteratura, Barbara ha parlato della scrittura come di un aratro che dissoda, porta alla luce quello che era profondo, aiutandoci a conoscerci un po’ di più: “La scrittura autobiografica insegna l’umiltà etica”: Paulo Freire, filosofo che influenzò la “Teologia della liberazione”, parlava di: “Parole generatrici che sono la base per la costruzione che non avrà mai fine di una casa grande come il mondo, nella quale si insegna tutto a tutti e di tutti è ogni cosa”.

Scrivere di sé non vuol dire solo fare i conti con il proprio passato, ma capire chi vogliamo essere da questo momento in poi: “Il coraggio dell’autobiografia è l’occasione per poter tornare a stagioni della vita per costruire nuovi significati”.

In occasione della conferenza nel Salone di Casa Turcotti è stata allestita la mostra: Accorgersi. Immagini e parole sulla natura più minuta essenziale alla vita”che propone le poesie di Maria Rosa Pantè, abbinate a fotografie naturalistiche di Silvana Mazza, progetto legato alla scuola primaria, per sensibilizzare i bambini ad osservare le piccole cose che ci circondano: “La natura stupisce, sempre: lo sguardo è la fotografia, la riflessione è la poesia”. Maria Rosa Pantè ha declamato alcune sue poesie, ricollegandosi al tema del pomeriggio con: “Autobiografia di specie”. La mostra era stata già esposta con successo a Montrigone, al torchio e lavatoio di Sant’Anna e in Biblioteca a Borgosesia, dove è stata visitata da numerose classi e anche in questa occasione, pur breve, ha dispiegato il suo fascino discreto.

Gli incontri del ciclo proseguiranno venerdì 18 novembre, alle ore 17, con Bruno Rinaldi, filosofo e terapeuta: “Le parole del corpo”.

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