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Borgosesia: una serata con Luca Mercalli per parlare di riscaldamento globale e scenari futuri

Luca Mercalli, Presidente Società Metereologica Italiana e giornalista scientifico, dopo quindici anni è tornato in Valsesia, invitato dal CAI, Sottosezione di Borgosesia “Tullio Vidoni”.

Nel 2007 fu il Formont a Varallo ad accoglierlo, nell’ambito degli incontri del Corso per Soccorritori sulle piste.

Raffaella Paganotti, reggente della Sottosezione CAI di Borgosesia, ha aperto l’incontro ringraziando per la preziosa collaborazione ed il sostegno offerti: Laura Cerra, Vice Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, Susanna Zaninetti, Presidente della Sezione CAI di Varallo, Gianna Poletti, Assessore alla Cultura del Comune di Borgosesia: “Questa conferenza molto attesa avrebbe dovuto tenersi nel 2020 per festeggiare i settantacinque anni della Sottosezione, ma la pandemia ci ha bloccati”.

La serata è stata organizzata con la collaborazione del Parroco, che ha messo a disposizione il cinema Lux e con l’aiuto, dal punto di vista tecnologico, di Valentina Preite e Anna Urban, moglie di Roberto Marchi, recentemente scomparso, che è stato affettuosamente ricordato da Raffaella Paganotti: “Roberto era impegnato nel CAI, sempre pronto a dare una mano per risolvere i problemi tecnologici, ma anche per la cura dei sentieri, per la loro mappatura, per accompagnare i ragazzi dell’ESCAI nelle gite in montagna: una persona speciale che faceva tanto, sempre con il sorriso e senza mai voler apparire”. L’impianto strumentistico è stato messo a disposizione dalla Compagnia Il Veliero, Danilo Saettone e Tito Princisvalle hanno realizzato il video iniziale con foto dei ghiacciai, che mostrano la costante regressione.

Mercalli ha lavorato sui ghiacciai del Monte Rosa, dal versante di Gressoney: “E’ evidente come in questi trent’anni le cose siano molto cambiate, nell’ultimo secolo si è perso il 60% di superficie: dal 1985, quando cominciai a misurar ghiacciai, me li sono visti letteralmente scomparire sotto i piedi”.

Citando Kate Raworth – un’economista nota per il suo lavoro sulla cosiddetta “economia della ciambella“, un’immagine geniale, che rimane impressa, modello economico in equilibrio tra bisogni umani essenziali e limiti planetari, da seguire per la sopravvivenza dell’umanità: ha una base (il cerchio piccolo) per il benessere sociale, al di sotto della quale nessuno può vivere dignitosamente e un tetto (il cerchio grande) da non superare, oltre il quale si raggiunge il degrado ambientale – Mercalli ha segnalato la necessità, ormai improrogabile, di un cambiamento di mentalità per ripensare profondamente la nostra economia, al fine di dirigerci verso un futuro più equo e sostenibile, un’alternativa forte, completa e praticabile, al pensiero economico dominante neoliberista, che ci sta portando alla catastrofe ecologica.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ricordato che gli ultimi rapporti sul clima prevedono un disastroso aumento di 2,7 gradi e ha lanciato una serie di moniti: “Basta brutalizzare la biodiversità. Basta ucciderci con il carbonio. Basta trattare la natura come fosse una discarica. Basta bruciare, perforare e scavare più a fondo. Stiamo scavando le nostre stesse tombe“.

Riscaldamento globale, incendi, riduzione dei ghiacciai, carenza idrica, alluvioni, uragani: avremmo potuto rispondere agli avvertimenti della scienza cinquant’anni fa, ma si è preferito minimizzare, nascondere il conflitto tra scienza ed economia, e anche oggi si stentano a mettere in atto terapie per arginare quei danni irreversibili. I mari ad esempio sono infestati dalla microplastica, che viene mangiata dai pesci e poi passa all’uomo: in Olanda hanno già riscontrato microfibre di plastica nel sangue umano” Mercalli ha poi evidenziato i tre rischi globali: “Cambiamenti climatici, eventi metereologici estremi, perdita di biodiversità: possiamo ancora evitare di peggiorarli, ma dobbiamo farlo subito. L’Agenda 2030 pone diciassette obiettivi di sostenibilità: ci sono otto anni per attivarsi, ma occorre fare in fretta per sperare in qualche risultato”.

Partendo dal suo libro pubblicato nel 2020: Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale, frutto della ricerca di una vita più «contemplativa e meno competitiva», il meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico, ha raccontato le motivazioni che lo hanno spinto a diventare parte di una comunità montana. Mercalli vive in Val di Susa, a 1650 metri di quota, dove cinque anni fa ha acquistato e ristrutturato una baita settecentesca, che in parte ha adibito ad abitazione, mentre il resto viene utilizzato per ospitalità. La vecchia stalla è diventata un luogo per incontri e conferenze, con costi di gestione ridottissimi: “E’ una casa comoda, che non costa niente e non inquina niente”. Possiede ed utilizza da dieci anni un’auto elettrica, che ricarica con energie rinnovabili: “Ci sono cose che possiamo fare tutti, senza aspettare che ce lo impongano: meno macchine ed usarle di più come servizio, che non come possesso, mangiare meno carne, perché i bovini emettono CO2, utilizzare cibi stagionali e a chilometro zero, arrestare la cementificazione del suolo”.

Rispondendo alle molte domande del pubblico ha lanciato una provocazione: “Fatemi diventare Ministro della transizione ecologica e proverò a cambiare le cose!”. E’ stato toccato anche l’argomento del nucleare: “Attualmente ci sono quattrocento centrali nucleari nel mondo, di cui cinquantotto in Francia, ma occorre ricordare che l’uranio non è una energia rinnovabile, l’Italia non l’ha, mentre la Francia lo prende dal Mali”. La fissione, cioè “fare quello che succede sul sole”, non dà problemi di scorie, ma costa molto e occorrono molti anni per avviarla.

Al termine Raffaella Paganotti ha ringraziato il relatore ed il pubblico, ricordando che la Sottosezione “Tullio Vidoni”, oltre a questa serata, ha effettuato una camminata alla scoperta delle frazioni di Borgosesia fino a Monte San Grato per promuovere la conoscenza del territorio e l’abitudine a muoversi nella natura, ha programmato una escursione a settembre nella zona di Indren, oltre che per vedere direttamente il cambiamento dei ghiacciai, anche per raccogliere i rifiuti che spesso vengono abbandonati in montagna e soprattutto vorrebbe realizzare il progetto di piantare settantacinque alberi in una zona di Borgosesia o dintorni, per ricordare i settantacinque anni della Sottosezione.

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