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Perché i boschi stanno cambiando? Il silenzio delle foreste e il caso del Monte Fenera

Negli ultimi anni chi frequenta anche i boschi della Valsesia ha iniziato a notare piccoli cambiamenti. Non sempre facili da spiegare, ma sempre più evidenti.

Questo contributo, firmato da Angelo Giovinazzo, nasce proprio da osservazioni dirette sul campo e invita a fermarsi un attimo a guardare ciò che sta succedendo intorno a noi.

Perché foreste, funghi, vegetali e animali stanno morendo per legge?

Quello che stai per leggere non è uno studio scientifico e non ha la pretesa di dimostrare nulla.
È la semplice presa d’atto di ciò che chiunque frequenti un bosco può osservare con i propri occhi, stagione dopo stagione.

È il racconto di un cambiamento evidente, concreto, sotto gli occhi di tutti, ma spesso ignorato o sottovalutato, fatto da Angelo Giovinazzo, proprietario di Funghimagazine.it, il sito web sui funghi più letto d’Italia e autore del libro ⇒ l’Arte di Cercare Funghi, edito da Newton Compton Editori.

Gli ecosistemi forestali, in particolare all’interno di parchi e oasi protette, stanno mostrando segnali sempre più chiari di squilibrio. Luoghi nati per proteggere la biodiversità si stanno trasformando, lentamente ma inesorabilmente, in ambienti che favoriscono la diffusione di specie invasive e la perdita di quelle autoctone.

Dal blog di eventivalsesia articolo boschi e cambiamenti climatici

🔇Il silenzio delle foreste protette è il primo segnale

Dove un tempo si udivano uccelli, insetti e piccoli animali, oggi domina un silenzio innaturale. Il vento tra le chiome e, a tratti, il battere ossessivo del picchio, impegnato a estrarre larve da alberi ormai morti.

Non è il suono della vita, ma quello della decomposizione.

Il sottobosco è spesso privo di flora, il suolo appare smosso, arato, spoglio.
Radici esposte, lettiere distrutte, terra nuda.

E poi i segni più evidenti: feci, odori, zolle divelte, intere porzioni di bosco trasformate in superfici irriconoscibili.

Verso le zone più alte, il quadro è ancora più chiaro: alberi morti in piedi, altri schiantati, radici scoperte.
Frassini ridotti a scheletri, castagni indeboliti, querce e carpini sempre più fragili.

Piante che hanno resistito a gelo, alluvioni e disboscamenti storici, oggi stanno cedendo.

Non per eventi naturali straordinari, ma per una combinazione di fattori che stanno agendo contemporaneamente e senza controllo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una somma di pressioni sempre più pesanti:

insetti invasivi, cambiamenti climatici, eventi estremi, diffusione di specie vegetali alloctone.

Ma a completare il quadro si è aggiunto un elemento spesso sottovalutato: il cinghiale.

Non più semplice animale selvatico, ma popolazione alterata e fuori controllo.
Introdotto, selezionato, incrociato per aumentarne la prolificità, si è trasformato in un potente agente di disturbo.

Grufolando incessantemente, smuove il suolo, distrugge la lettiera, espone le radici, interrompe le reti miceliari.

Non si limita a consumare ciò che trova in superficie, ma scava in profondità alla ricerca di radici micorrizate, rizomorfe e strutture di riserva dei funghi.

 

🍃Questo comportamento ha conseguenze enormi

 

Le micorrize, fondamentali per lo scambio di acqua e nutrienti tra suolo e piante, vengono distrutte.
Le radici superficiali si seccano.
Le piante si indeboliscono.

In questo stato di stress, patogeni e parassiti trovano terreno ideale.

È il caso del disseccamento del frassino, causato dal fungo Hymenoscyphus fraxineus, che sta colpendo alberi già compromessi.

Il problema non è un singolo fattore, ma l’effetto combinato di più pressioni che si amplificano a vicenda.

Un esempio concreto di questo processo è rappresentato dal Parco Naturale del Monte Fenera uno dei luoghi più conosciuti della Valsesia.cinghiale

Un’area unica dal punto di vista geologico, caratterizzata da suoli calcarei immersi in un contesto prevalentemente acido, e da una biodiversità un tempo straordinaria.

Negli ultimi anni, però, questo equilibrio si è progressivamente deteriorato.

La presenza massiccia di cinghiali ha alterato profondamente il suolo e la vegetazione.
Specie vegetali tipiche del sottobosco sono scomparse o si sono rifugiate in zone inaccessibili.
Alcune non sono più state osservate.

Anche molte specie fungine, legate a equilibri delicati tra suolo, piante e micelio, sono oggi rare o assenti.

Quello che si osserva al Monte Fenera non è un caso isolato, ma un esempio emblematico di ciò che sta accadendo in molte aree protette italiane.

💦Quando il suolo perde struttura, tutto il sistema collassa.+

Non trattiene più acqua.
Non assorbe CO₂.
Non permette lo sviluppo delle reti miceliari.

Diventa impermeabile, soggetto a erosione, incapace di sostenere la vita.

Il dissesto idrogeologico non dipende solo dalle piogge intense, ma anche dalla perdita di funzionalità del suolo.

A questo si aggiungono interventi umani spesso invasivi: mezzi pesanti, lavorazioni, gestione poco attenta delle aree boschive.

Il risultato è un ecosistema sempre più fragile.

🌳🍄‍🟫Le conseguenze non riguardano solo piante e funghi

Dal blog di eventivalsesia articolo sui boschi e cambiamenti climatici

Scompaiono gli insetti, diminuiscono gli uccelli, si riducono gli anfibi.
Le pozze diventano fanghi stagnanti, i siti di riproduzione vengono compromessi.

Intere catene ecologiche si interrompono.

Di fronte a tutto questo, il ruolo delle istituzioni dovrebbe essere centrale.

Monitorare la salute del suolo, delle specie vegetali e fungine, non solo quella della fauna più visibile.

Introdurre protocolli di controllo sulla compattazione dei suoli e sulla qualità della lettiera.

Intervenire in modo efficace dove gli equilibri risultano compromessi.

Il caso del Monte Fenera dimostra che questo non sta avvenendo in modo sufficiente.

E che le aree protette rischiano di trasformarsi, paradossalmente, in incubatori di squilibri.

La domanda, a questo punto, è inevitabile:

cosa sta accadendo ai nostri boschi?

Perché stanno diventando silenziosi?

Perché scompaiono fiori, funghi, specie un tempo comuni?

E soprattutto: chi se ne sta realmente occupando?

Non si tratta più di proteggere la natura in modo teorico.

Si tratta di capire se siamo ancora in grado di intervenire prima che questi processi diventino irreversibili.

Quello che hai appena letto è il risultato di anni di osservazioni sul campo

Dal blog di eventivalsesia articolo di angelo giovinazzo sui boschi e cambiamenti climatici sentiero nei boschi della valsesia

Un percorso raccontato in modo più ampio nel libro L’Arte di Cercare Funghi, dove questi cambiamenti vengono descritti attraverso esperienze dirette, stagione dopo stagione.

Il bosco non muore all’improvviso.

Muore lentamente, nel silenzio.

E il rischio più grande è che ce ne accorgiamo quando è ormai troppo tardi.

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