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Carnevale di Varallo: tradizionale serata culturale al teatro Civico

Sabato 19 marzo il Teatro Civico di Varallo, dopo l’interruzione dovuta alla pandemia, ha ospitato nuovamente la tradizionale Serata Culturale del Carnevale, che si è aperta con l’assegnazione della Borsa di Studio istituita in memoria di tutti i cuochi della Paniccia, al miglior allievo del terzo anno del corso di cucina: Giulia Delgrosso.

Giovanna Cannas, in rappresentanza del Dirigente Scolastico Carmelo Profetto, ha ringraziato il Comitato Carnevale per la ormai decennale collaborazione, affidando al Professor Paolo Vivonello il compito di presentare la studentessa: “Giulia ha ottenuto ottimi risultati a scuola, ma soprattutto si è dimostrata altruista, affidabile, competente, sapendo
risolvere anche gli imprevisti, che nel campo della ristorazione non mancano, propositiva di soluzioni per ottimizzare i risultati, e davvero ha reso orgoglioso il suo insegnante”.

Lo spettacolo si aperto con una canzone dei Cabarettanti Paolo Rastelli (chitarra), Massimo Fugazzotto (basso elettrico), Pasqualino Sisca (tastiere), Enrico Maron Pot (voce/ percussioni) Piero Facciotti (flauto traverso/sax), Umberto Cassani (fisarmonica) – che hanno “costruito” la colonna sonora dell’intera serata, sottolineando i temi dell’emigrazione e della nostalgia per il proprio paese: “La porta lasala verta”.

La sceneggiatura è stata firmata da Simone Mancini, che si è basato sulla ricerca storica svolta dall’Associazione Interculturale “I Cireseui”, della quale è Presidente Elena Orsolano, che si è prestata ad alcune letture, con Luca Perrone, Simone Berardi e Agnese Murè. La ricerca iconografica e la regia video sono stati curati da Peppo Schiavone con la collaborazione di Giulio Pedretti, la regia audio di Roberto Brogliato e la regia luci di Graziano Giacometti.

Nello spettacolo sono stati inserite delle “scenette” interpretate con molta bravura da Johnny Morello, Arianna Sommacal, Giuseppe Petruzzi, Andrea Guidi, Laura Manca e Simone Mancini, che hanno interpretato personaggi di quel piccolo mondo valsesiano: dal capotreno che, a due anni dall’inaugurazione della ferrovia Novara-Varallo, vedeva partire gli emigranti ed arrivare i viaggiatori: “Oggi li chiamano turisti”, all’insediarsi delle prime industrie, che finalmente offrivano lavoro, e poi la Bell’Epoque “in cui la Valsesia si aprì al mondo”, le ragazze del Convitto con la loro divisa grigia e la testa piena di sogni, come quelli del “picasas” di Alagna che, dalla Baviera, ricorda la toma, il vino di Gattinara e soprattutto lapaniccia, ma anche la corrispondente torinese de La Stampa che dialoga al telefono con il direttore, spiegandogli quello strano mondo montano, con soprannomi icastici. Dopo l’8 settembre 1943 gli abitanti di Varallo salirono a 10.300, dei quali il 20% erano sfollati e davvero in città non c’era più posto e persino l’acqua scarseggiava, mentre gli affitti salivano alle stelle.

Marcantonio (Gianni Nettis) e Cecca (Serena Ratti), con la loro corte hanno partecipato attivamente alla serata, portando una nota di leggerezza ed un soffio di tradizione.

Tutte le offerte raccolte saranno devolute a favore del progetto “SOS Ucraina”, portato avanti dal Comune, Parrocchia di Varallo, Croce Rossa, Caritas, AVAS, Eufemia, Amici di Lourdes, Dufour Varallo e Associazione Vecchie Contrade.

Al termine è intervenuta Daniela Denicola, Presidente del Comitato Croce Rossa di Borgosesia, che si sta occupando del coordinamento dell’accoglienza ai numerosi profughi ucraini, che fuggono dalla guerra e cercano la normalità, vivere lontano dalle bombe convivendo con i ricordi di quello che hanno dovuto lasciare: “Per queste persone, donne e bambini, servono cose mirate, risorse per acquistare prontamente quello che è necessario, dagli occhiali all’astuccio”.

All’uscita a tutti i presenti è stata offerta la “mica ‘nsucrà”, preparata dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Varallo e la stampa artistica, tirata in 150 copie che quest’anno è stata disegnata da Lorenzo Crippa.

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