Non riesco a partecipare all’inaugurazione della mostra “Il Mandala della Vita”, alla quale ero stata invitata. Qualche giorno dopo, però, decido comunque di raggiungere Casa Serena per visitare l’esposizione.
Penso di trovare una mostra fatta di colori, forme e disegni. Invece trovo molto di più.
La visita diventa anche l’occasione per scambiare qualche parola con il direttore della struttura, Nicolò Gherzi, con Tiziana Tosi, vice presidente di AVAS Varallo, e con Simonetta Pellizzari, animatrice di Casa Serena. Più ascolto i loro racconti, più capisco che il vero protagonista non è la mostra, ma le persone che l’hanno resa possibile e quelle che l’hanno vissuta.
Il Mandala della Vita
L’idea del Mandala della Vita prende forma dal confronto tra Simonetta e la dottoressa Laura Pochetti, psicologa che da molti anni collabora con Casa Serena e con AVAS Valsesia, in progetti come questo. L’obiettivo è semplice quanto profondo: offrire agli ospiti uno spazio in cui raccontarsi attraverso colori e forme, dando voce ai ricordi, alle emozioni e alle esperienze di una vita.
Il progetto è stato reso possibile grazie al bando “Fatto Bene 2025” della Fondazione Valsesia. Insieme al Mandala della Vita ha preso forma anche “Ravviva la Mente”, un percorso dedicato in particolare alle persone con disturbi cognitivi degenerativi.
Ogni persona ha realizzato così il proprio mandala. Perché, come emerge durante l’intervista, ognuno ha una storia diversa da raccontare.
Ma il risultato va ben oltre le aspettative.
Sono circa venti gli ospiti di Casa Serena coinvolti e, settimana dopo settimana, il laboratorio diventa un appuntamento atteso. Non è soltanto il momento in cui si colora un disegno. È un’occasione per stare insieme, confrontarsi, ridere, aiutarsi e sentirsi parte di un gruppo.
Simonetta racconta tutto questo con un entusiasmo contagioso. Mentre parla, i suoi occhi brillano. Si percepisce chiaramente quanto questo progetto le abbia lasciato qualcosa.
È lei a raccontare alcuni degli episodi più significativi.
Per esempio: una signora, dopo aver terminato il proprio mandala, le chiede se può continuare a partecipare agli incontri, anche se non ha più un progetto da completare. Vuole semplicemente esserci. Vuole continuare a condividere quel tempo con gli altri.
Poi c’è un ospite non vedente che riesce a partecipare grazie all’aiuto di un’altra ospite che disegna e colora seguendo le sue indicazioni. Oppure chi si siede spontaneamente accanto a un compagno per aiutarlo a tracciare un disegno o scegliere un colore.
«La cosa che mi ha sorpreso di più», racconta Simonetta, «è che gli ospiti hanno fatto moltissimo da soli. Si sono aiutati tra loro in modo naturale.»
Ed è forse proprio questa la parte più bella del progetto.
Perché il Mandala della Vita non crea soltanto delle opere da esporre. Crea relazioni, fa nascere collaborazione e fa sentire ogni persona parte di qualcosa.
Anche Tiziana racconta questa esperienza con un’emozione che non ha bisogno di essere spiegata. Si legge nei suoi occhi, si sente nella voce mentre ripercorre le tappe del progetto e racconta quanto questo percorso sia riuscito a far emergere emozioni profonde negli ospiti.
«Ha tirato fuori davvero tante emozioni», racconta. Ed è facile crederle osservando i mandala esposti. Dietro ogni colore non c’è soltanto un disegno, c’è la vita di ognuno di loro.
Tiziana tiene a ricordare anche “Ravviva la Mente”, il secondo progetto realizzato grazie al bando della Fondazione Valsesia e portato avanti, da gennaio a giugno, parallelamente al Mandala della Vita.
Il percorso, svolto all’interno del reparto Genziana, il NDC (Nucleo Declino Cognitivo) di Casa Serena, è rivolto agli ospiti con disturbi cognitivi degenerativi. L’obiettivo è mantenere attive le capacità residue attraverso attività di stimolazione cognitiva pensate per coinvolgere memoria, linguaggio, attenzione e ragionamento.
Durante gli incontri vengono proposti esercizi verbali, come scioglilingua, filastrocche e indovinelli, ma anche attività grafiche e logiche, con schemi, disegni da completare e semplici esercizi di associazione. Tutto viene adattato alle capacità e ai tempi di ciascun ospite, affinché ogni persona possa partecipare in modo attivo.
Anche in questo caso il valore aggiunto è rappresentato dal lavoro di squadra. Il progetto viene seguito dalla dottoressa Laura Pochetti insieme a un volontario. Il progetto si è concluso anch’esso a giugno e ha potuto contare sulla preziosa collaborazione delle OSS del reparto Genziana, creando un clima di fiducia e benessere per gli ospiti.
Il direttore guarda anche al futuro.

Il nuovo direttore di Casa Serena, arrivato proprio pochi giorni prima dell’iniziativa, dice di aver accolto con entusiasmo entrambi i progetti e di aver molto apprezzato il lavoro svolto da tutti coloro che vi hanno partecipato. Anche lui sottolinea l’aspetto molto positivo legato alla buona collaborazione nata all’interno della struttura tra OSS, animatrice, psicologa e volontarie di AVAS. Tutte hanno lavorato in un clima di piena collaborazione e questo trova che sia un punto di forza.
Un suo grande desiderio è che le RSA tornino a essere luoghi aperti alla comunità, come accadeva prima della pandemia.
«Riaprire Casa Serena a eventi come questo è fondamentale», sottolinea il direttore. «Tanti operatori che hanno iniziato a lavorare qui durante il Covid non sanno com’era una RSA prima della pandemia. Tornare gradualmente a quella normalità, fatta di persone che entrano, di eventi, di incontri e di momenti condivisi, è estremamente importante. Aver chiuso le porte al mondo esterno e quindi ai visitatori ha significato un forte declino dell’umore degli ospiti. Ecco perché è fondamentale tornare ad aprirsi al territorio, non soltanto per far visita a un familiare, ma anche per partecipare alle varie iniziative.»
Le sue parole trovano subito conferma nel racconto di Simonetta, che mi ricorda come Casa Serena sia stata la prima RSA del territorio a realizzare la “Stanza degli Abbracci”, proprio per permettere agli ospiti e ai loro familiari di mantenere quel contatto umano che il Covid aveva improvvisamente interrotto.
Oggi, con progetti come Il Mandala della Vita, quella volontà di aprirsi al territorio continua e guarda al futuro.
Una riflessione profonda
Durante la visita mi rendo conto che qui esiste davvero un mondo parallelo rispetto alla frenesia che accompagna le nostre giornate.
Un mondo fatto di persone che hanno lavorato, costruito famiglie, affrontato difficoltà, coltivato passioni e che hanno ancora moltissimo da raccontare. Persone che aspettano qualcuno disposto ad ascoltarle. A volte basta davvero poco:
Un sorriso.
Una parola.
Una carezza.
Qualche minuto trascorso insieme.
Sono gesti semplici, ma possono rendere più bella la giornata di chi vive qui.
Tre parole per descrivere il progetto
Prima di salutarci rivolgo a tutti la stessa domanda.
“Se doveste descrivere questo progetto con una sola parola?”
Tiziana sorride e risponde: «Emozionante.»
Simonetta non ha dubbi: «Fantastica.»
Il direttore sceglie invece: «Stimolante.»
Tre parole diverse, tre modi di guardare la stessa esperienza.
E forse tutte e tre raccontano perfettamente ciò che il Mandala della Vita è riuscito a fare: mettere al centro la persona, creare relazioni, far emergere emozioni e ricordarci che una RSA non è soltanto un luogo di cura, ma una comunità che continua a vivere ogni giorno.
Perché si dovrebbe venire a vedere questa mostra?
Tiziana dice: «Capisco che non sia facile entrare in una RSA se non si ha un familiare ospite della struttura ma qui si vede tanta umanità, sensibilità, amore e si provano grandi emozioni.»
Simonetta aggiunge una riflessione che colpisce: «Perchè qui ci sono persone che hanno ancora tanto da dare alla comunità. Vivono emozioni nelle quali ognuno di noi può ritrovarsi.»
Anche il direttore invita a superare le distanze. «Esiste ancora una sorta di tabù quando si parla di RSA. Invece è importante entrare, vedere cosa succede ogni giorno, conoscere il lavoro che viene svolto, osservare come vivono gli ospiti e le attività che li accompagnano durante la loro permanenza.»
Ascoltando le loro parole penso che, in fondo, sia proprio questo il messaggio che mi porto a casa dopo la visita a Casa Serena.
Il Mandala della Vita è una mostra da vedere, certo. Ma è soprattutto un’occasione per varcare la soglia di un luogo che troppo spesso immaginiamo senza conoscerlo davvero. Un luogo dove, dietro ogni mandala, c’è una persona con la propria storia, le proprie emozioni e ancora tanta voglia di condividerle.
Il viaggio del Mandala della Vita, però, non si conclude tra le mura di Casa Serena. A settembre la mostra sarà ospitata dalla Biblioteca Civica di Varallo, in occasione di un nuovo evento aperto a tutta la cittadinanza.
Simonetta e Tiziana sottolineano con soddisfazione come iniziative di questo tipo trovino disponibilità e sostegno anche da parte di altre realtà del territorio. La Biblioteca Civica e il Comune di Varallo infatti sono tra questi, permettendo di fatto di creare un ponte tra la struttura e il territorio, favorendo quell’apertura verso l’esterno che tutti concordano nel ritenere fondamentale per il benessere degli ospiti ma anche della stessa comunità.
Devo dirvi una cosa.
L’entusiasmo di Simonetta e Tiziana è davvero contagioso!
Durante la mia visita ho avuto anche l’occasione di scambiare qualche parola con un’ospite che ha partecipato al laboratorio. In pochi minuti mi ha raccontato alcuni dei ricordi più belli della sua vita. Mi ha colpita la naturalezza con cui si è aperta, la sua umanità, il desiderio di condividere un pezzo della sua storia con una persona che fino a poco prima era una sconosciuta.
Tornando a casa ho pensato che, in fondo, tutti noi speriamo di invecchiare conservando la nostra dignità, i nostri ricordi e qualcuno disposto ad ascoltarli.
Forse è questo il pensiero più bello che porto con me dopo questa visita. Prima o poi la vecchiaia riguarderà tutti noi o qualcuno che amiamo. Sapere che esistono persone come Simonetta, Tiziana e tutti coloro che ogni giorno lavorano o dedicano il proprio tempo a realtà come Casa Serena, con passione, sensibilità e umanità, fa guardare al futuro con un po’ più di fiducia.
E forse dovremmo entrare più spesso in luoghi come questo. Non solo quando ne abbiamo bisogno, ma anche per scoprire quanta vita, quante storie e quanta bellezza custodiscono ancora.
GRAZIE 💗

























