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Cavallirio: “Don Camillo e Peppone a Cavallirio”, il nuovo libro di Gianni Martinetti

A Cavallirio, presso l’Oratorio parrocchiale, sabato 7 maggio è stato presentato l’ultimo libro di Gianni Martinetti: “Don Camillo e Peppone a Cavallirio”: il ricavato della vendita del volume sarà devoluto interamente in beneficenza.

Paolo Usellini, Dirigente Scolastico, giornalista, che abita a Cavallirio, ha aperto l’incontro con alcuni suoi ricordi relativi alle “scaramucce” tra il parroco e il Comune, sottolineando come un libro locale, che si occupa dei contenziosi tra Chiesa e Comune dall’Unità d’Italia a oggi, sia davvero un contributo prezioso per la memoria storica del paese.

Lorenzo Del Boca, Direttore dei settimanali diocesani, dopo aver tracciato un breve profilo dell’autore, ricordando che per qualche anno scrisse sulle pagine del Monte Rosa, lo ha annoverato tra gli storici del territorio: da Claudio Sagliaschi, ad Alessandro Orsi, arrivando al capostipite, Enzo Barbano. Guelfi e ghibellini, rivoluzione francese, Risorgimento, segnano tappe di questa contrapposizione tra Stato e Chiesa che attraversa la storia con esiti alterni. Il titolo scelto da Martinetti:“Don Camillo e Peppone a Cavallirio” – riferito ai romanzi di Guareschi dai quali furono tratti film indimenticabili, anche per la bravura dei due interpreti, Fernandel e Gino Cervi –  riporta all’immediato dopoguerra, in cui fu particolarmente vivace lo scontro dei due poteri: Stato e Chiesa. “Spulciare” gli archivi di enti, o familiari, è un’impresa che richiede competenza e pazienza, Gianni Martinetti, persona curiosa ed intelligente, qualche anno fa chiese al compianto Don Modesto Platini informazioni sui cimiteri di Cavallirio e ne nacque il libro: “Dove riposa la memoria”.

Le ricerche proseguirono con Don Paolo Bosio e con Don Fulvio Trombetta, indagando sui contenziosi tra Chiesa e Comune. Incoraggiato dalla moglie Francesca e dall’amico e collaboratore Gianpiero Martinetti,Gianni scrisse un libro, che, attraverso alcune vicende emblematiche, dimostra come quando si tratti di pagare, tutti si tirino indietro: è il caso dello stipendio del sacrestano, che sarebbe un salariato del Comune, ma il Comune non intende accollarsi quella spesa. La diatriba si trascinò per un secolo, risolvendosi definitivamente nel 1984 con l’accordo tra il Sindaco, Pompilio Gallina, e Don Modesto Platini, siglato dal Segretario Comunale, Giorgio Fornara.

L’Autore, dopo aver commentato una serie di immagini, riprodotte nel volume, ripercorrendo le varie vertenze, ha ringraziato tutti coloro che lo hanno aiutato, fornendogli immagini e indicazioni preziose, come Claudio Sagliaschi e i discendenti dei personaggi citati, che hanno messo a disposizione gli archivi famigliari: “La lettura di questo mio libro forse non è troppo agevole, ma racchiude un pezzo di storia del mio paese, che altrimenti sarebbe andata perduta: ho riportato alla memoria figure di sacerdoti come don Bartolomeo Savoini, il sacrestano Basilio Calderini, omonimo dell’avvocato Basilio Calderini, che fu tra i fondatori del Touring Club Italiano, ebbe importanti ruoli nell’ospedale di Novara, e fu chiamato in causa dal Sindaco di Prato per dirimere la questione con il Parroco, il podestà Dionigi Calderini, che reggeva il Comune quando furono requisite le campane”.

La poetessa romagnanese Maria Rita Nobile ha ringraziato Martinetti per questo studio che può essere condotto parallelamente anche nelle Comunità limitrofe, perché rispecchia la vita nei paesi fino agli anni Settanta: “A Romagnano il Sindaco Giacomo Grai e il Parroco, Don Pietro Tosi, certo non si amavano, ma si rispettavano e nei momenti importanti si univano per ottenere un risultato per la Comunità, come nel caso della Cartiera Burgo”.

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