GhemmeNotizie dal territorio

Ghemme: inaugurata la mostra di Damiana Degaudenzi

Venerdì 23 settembre, nelle sale di Spazio E a Ghemme, è stata inaugurata: “Resilienza è restare, una nuova, prestigiosa mostra personale, dell’artista Damiana Degaudenzi, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, esperta di restauro e docente d’arte, che ha partecipato a simposi e mostre in vari paesi d’Europa, vive e lavora a Cellio in Valsesia. L’allestimento è stato curato da Enrica Pedretti, mentre la critica d’arte novarese Federica Mingozzi ha fatto la presentazione, inquadrando l’artista nell’arte contemporanea e delinendo le tappe principali della sua evoluzione.

Resilienza oggi è un termine spesso abusato, che originariamente definiva la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, mentre in psicologia è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico, o un periodo di difficoltà. Damiana con: “Resilienza è restare” ha dimostrato di saper riorganizzare positivamente la propria vita restando nel suo mondo, individuando le opportunità positive che la vita le offre, senza perdere la propria identità. La mostra ghemmese, che sarà visitabile fino al 20 novembre 2022: il giovedì dalle 16 alle 22, da venerdì a domenica dalle 11 alle 22,  si articola in spazi espositivi distinti, raggiungibili attraverso un’ascesa, anche fisica.

All’entrata si parte dalla resilienza genealogica, passando attraverso opere caratterizzate dal riuso di materiali diversificati. La madre di Damiana, novantenne, era presente all’inaugurazione, fiera di quella figlia che tanto le assomiglia e che le ha attribuito l’importante ruolo di legame forte con la realtà quotidiana e con le radici profonde della valsesianità.

Nella sala centrale sono state collocate due grandi installazioni. Gli ònfali, dal greco, parola che significa ombelico e che nell’antichità indicava una pietra, o un oggetto dal valore religioso. L’onfalo della terra, secondo la leggenda era situato a Delfi, quelli di Damiana: “embrioni di natura”, si ricreano con materiali naturali, come legno, paglia pressata, restituendo unità al molteplice. Dal soffitto scendono in un fragile equilibrio delle grandi nasse, costruite con dei rami, una sorta di albero della vita con le radici in cielo, che accoglie ed abbraccia. Nell’ultima parte della mostra affiora dall’interiorità più profonda il “Mana”, termine di origini polinesiane, risalente alle culture animiste, che può essere tradotto con “forza vitale”, “potere spirituale”, “efficacia simbolica”: una serie di radiografie, “visualizzazione della nostra interiorità spirituale”, diventa un’installazione, appesa sopra dei pezzi scagliati di carbone, pezzi fossili dai barbagli metallici, mentre nella saletta attigua materiali tormentati paiono riemergere da un incendio che li ha incartocciati e resi aridi, pronti ad accogliere nuova rugiada di pensieri.

Damiana Degaudenzi non si esaurisce nell’arte informale intesa come modo di creare immagini senza il ricorso alle forme riconoscibili, precedentemente usate, ma pare voler amplificare il visionario messaggio di Alberto Burri con i suoi “cretti”, superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiungeva il suo apice. A garantire la stabilità delle superfici Burri interveniva, dopo l’essiccatura, con più mani di vinavil, congelandone per sempre non solo la forma, ma anche la memoria, mentre le creazioni tridimensionali di Damiana Degaudenzi evolvono continuamente in una materialità cangiante, che racconta sempre nuove storie di un’anima avvolta: “Wrapped soul”.

Guarda tutto

Lascia il tuo commento

Back to top button