Notizie dal territorioVarallo

Lions Club Valsesia: presentato il restauro di un’opera del Gianoli

Martedì 6 dicembre il Lions Club Valsesia, presieduto  dal Dottor Vito Arlunno, ha accolto Sara e Jacopo De Dominici, titolari dell’omonimo Laboratorio di Restauro, ereditato dal padre Fermo, per informare i soci sul completamento del restauro finanziato dal Lions Club Valsesia dell’importante tela del pittore Pier Francesco Gianoli: Due angeli in adorazione dell’Eucarestia, presente in Collegiata a Varallo.

L’importanza di questo intervento è legata anche alla presenza di altre due opere “entrate in dialogo” con la tela della Collegiata, essendo stati usati gli stessi disegni e, forse, gli stessi spolveri: una tela conservata nell’Oratorio di San Graziano a Grignasco ed un preziosostendardo processionale di proprietà della Parrocchia di Campertogno, che attualmente è in restauro presso le Suore Benedettine dell’Abbazia Mater Ecclesiae, sull’isola di San Giulio a Orta.

L’opera presente in Collegiata, oggetto del restauro da parte dei fratelli De Dominici, è un olio su tela delle dimensioni di cm 107 x 140. Tra il 1671 e il 1672 Pier Francesco Gianoli fu priore della confraternita del Santissimo Sacramento eretta nella cappella dell’Incoronata della collegiata di Varallo; una decina di anni dopo il pittore donò alla confraternita un dipinto detto “del Santissimo Sacramento” che è stato identificato con quello ancor oggi conservato nella cappella. Il dipinto è perfettamente sovrapponibile al disegno dello stendardo di Campertogno, salvo qualche differenza nell’angioletto in alto a sinistra e per una generale minor ricchezza di ornato e dettagli, soprattutto negli abiti degli angeli. Casimiro Debiaggi, nel 1960, nel saggio monografico dedicato al pittore, pubblicato sul Bollettino Storico per la Provincia di Novara, menzionando per primo quest’opera del Gianoli scrisse: “Opera inedita, nella sacrestia della Cappella della B. Vergine Incoronata…Stato di conservazione ottimo”, mentre oggi le sue condizioni sono nettamente peggiorate, richiedendo l’urgente intervento di restauro.

Lo stendardo di Campertogno conserva attualmente una sola faccia, mentre forse in origine doveva essere figurato da entrambi i lati. Il lato conservato rappresenta due angeli che adorano l’eucarestia onorandola con il turibolo e la navicella, mentre altri angioletti partecipano alla scena dall’alto. Lo stendardo è quasi certamente di manifattura milanese, non solo perché da Milano la Valsesia dipendeva politicamente e liturgicamente, ma anche perché a Milano avveniva l’approvvigionamento di sete per il confezionamento di paramenti liturgici adeguati ai dettami tridentini. La famiglia del pittore Pier Francesco Gianoli era originaria della Piana di Campertogno e,sia il nonno, che il padre del pittore, erano proprietari a Milano di una bottega che commerciava tessuti preziosi. Non si sa se il dipinto sia stato realizzato in funzione della derivazione dello stendardo o se questa operazione sia stata eseguita per soddisfare il desiderio della confraternita di Campertogno di dotarsi di uno stendardo, magari proprio con lo stesso soggetto del dipinto della consorella confraternita di Varallo, dove Gianoli abitò in età adulta e ebbe la propria bottega, certo è che la relazione tra le due opere è indiscutibile e merita approfondimenti. L’opera presente nella chiesa di San Graziano a Grignasco è la “gemella” di quella della Collegiata, ma è un lavoro di bottega.

L’intervento sulla tela varallese era stato finanziato dal Lions Club Valsesia nel 2020, durante la Presidenza dell’architetto Vanni Boggio: questi “services trasversali” che si prolungano da un Presidente all’altro, dimostrano l’unità d’intenti all’interno del Club, che può essere descritto metaforicamente come una cordata virtuosa.

Sara De Dominici ha presentato la figura del pittore Pier Francesco Gianoli nato alla Piana di Campertogno nel 1624 e morto nel 1692, ricordando come già il nonno,Giovanni Francesco, fosse iscritto nel ruolo dei mercanti d’oro, d’argento e di sete in Milano: “Dato importante per comprendere la tavolozza di colori del pittore valsesiano, che si contraddistingue proprio per la raffinatezza e la delicatezza delle tinte”. Gianoli visse a Milano, si sposò ed ebbe cinque figli, si trasferì poi a Varallo, elavorò moltissimo: “Troviamo sue opere ovunque”, come è testimoniato anche nel volume: “Il pittore Pier Francesco Gianoli a Grignasco e in diocesi di Novara” di Paolo e Giuseppe Sitzia e Paolo Venturoli, pubblicato nel 2001.

Jacopo De Dominici, nella seconda parte della serata, ha presentato gli interventi sulla tela: “Il restauro è quasi ultimato, manca solo il ritocco pittorico, che sarà concordato con la competente Soprintendenza: quando il dipinto ci fu consegnato si presentava in condizioni precarie,la tela si era indebolita a causa dell’inaridimento e si erano verificate diffuse cadute della materia pittorica”, spiegando che la serata è stata intitolata: “Gianoli, un pittore sottile” proprio perché “Gianoli dipingeva in modo sottilissimo, leggero, imitando i tessuti preziosi, utilizzando anche la lacca di garanza, un pigmento di origine organica e vegetale, il quale deriva dalla rubia (Rubia Tinctorum), ma purtroppo tirava male le sue tele, come appare chiaro dalle fotografie a luce radente. I restauri sono delle occasioni importanti per fare della diagnostica non invasiva, che serve a raccogliere il maggior numero possibile di informazioni, che saranno poi interpretate dagli storici dell’arte. E’ stata utilizzata la fotografia, sia a luce radente, che a raggi infrarossi, uno sguardo nel mondo invisibile, che ci restituisce indicazioni preziose sul modo di lavorare del pittore, evidenziando anche i pentimenti, cioè le stesure poi modificate. Attraverso la fotografia a raggi ultravioletti possiamo invece vedere chi ha lavorato sulla tela dopo il pittore”.

Proiettando alcune immagini Jacopo De Dominici ha mostrato interessanti esempi di ritocco, evidenziando in particolare una crocifissione, che si nota solo con un esame molto approfondito, e si è chiesto perché il pittore l’abbia dipinta nell’ostensorio raffigurato nella tela. Questo particolare è presente anche nell’opera di Grignasco, nella quale sono state aggiunte altre due figure: Sant’Anna e la Madonna.

Don Roberto Collarini, parroco di Varallo, ha concluso la presentazione spiegando l’iconografia, premettendo come nelle opere di soggetto religioso l’arte sia al servizio della teologia, ribadisca quello che la Chiesa sostiene: “Nel 1664 da Papa Urbano IV era stata definita la festa del Corpus Domini, che sanciva la presenza reale di Cristo nell’ostia, in contrapposizione con la riforma protestante”.

In primavera ci si augura che le tre opere gianoliane vengano esposte l’una accanto all’altra, e magari che si trovino i disegni e gli spolveri utilizzati per realizzarle.

Durante la serata sono stati premiati i soci Lorenzo Bosatra per i quarantacinque anni e Fabrizio Zamboni per i dieci anni di presenza nel Club ed è stata ricordata la conclusione di un altro importante service del Club: la donazione di un’auto al Comitato CRI di Borgosesia, che festeggiava i quarant’anni di operatività sul territorio, consegnata alla presidente Daniela Denicola, durante la Festa di Natale dei volontari della Croce Rossa Italiana, dal presidente, Vito Arlunno e dal past-president, Fausto Luotti, che avevano condiviso il service. In quell’occasione sono stati anche ritirati gli occhiali usati raccolti dal Comitato Locale Croce Rossa per il progetto internazionale, Programma Lions di Raccolta e Riciclaggio di Occhiali, che prevede la raccolta di occhiali correttivi, da lettura e da sole. Gli occhiali usati verranno portati al Centro Italiano Lions Raccolta Occhiali Usati, a Torino, dove esiste un laboratorio per l’attività di rigenerazione e riciclaggio, gestito grazie a volontari, alternanza scuola-lavoro e lavoratori socialmente utili, e ridistribuiti contribuendo a migliorare la vista, o a proteggere gli occhi di moltissime persone.

Guarda tutto

Guarda altre notizie

Lascia il tuo commento

Back to top button