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Prato Sesia: presentato il libro “Il Monte Antico” di Alessandro Orsi

La presentazione del volume “Il Monte Antico” dello storico Alessandro Orsi è stata fatta sabato 10 aprile nella Sala Consiliare del Comune di Prato Sesia, patrocinata dal Comune, rappresentato dal Vice Sindaco Alfredo Alberti e dall’ANPI, di cui è Presidente Pier Carlo Brugo. I pratesi “sentono” il Fenera e la storia resistenziale molto vicini, quindi l’iniziativa organizzata dal Consigliere Silvia Rovario, che ha dialogato con l’Autore, Sandro Orsi, è stata molto apprezzata.

Questo libro, che racconta le altre storie del Fenera, è nato per contribuire a diffondere cultura in una valle che ne ha molto bisogno per riappropriarsi dell’identità e dei valori valsesiani”, ha spiegato Orsi, riprendendoi concetti espressi da Piercarlo Pera, Direttore di Notizia Oggi, nella Prefazione: “Un testo capace di mostrarci il Fenera sotto una luce nuova, di farci scoprire fatti sorprendenti, personaggi unici, misteri e luoghi di una storia che anche questa volta è la storia di tutti… Un ottimo strumento per promuovere il nostro territorio, per farlo conoscere anche a chi arriva da lontano”. Orsi ha risposto ampiamente alle sollecitazioni proposte, trattando i vari temi racchiusi nel libro, mentre alle sue spalle scorrevano immagini tratte dal ricco ed inedito apparato iconografico.

Il Monte Antico: in copertina, stagliato su uno sfondo color ocra, compare l’inconfondibile sagoma del Monte Fenera, raffigurato in un quadro di Gian Luigi Strobino.  In eserga una frase tratta da “Valsesia e Monte Rosa” di Don Luigi Ravelli: “Il Fenera è assurto a simbolar la valle. Chi vede Fenera vede Valsesia. E’ un po’ come il Superga dei Torinese, le Grigne dei Milanesi, il Grappa dei Veneti”, nel frontespizio compare il sottotitolo che ne illustra i contenuti: “Il Fenera: leggende, ambiente, itinerari della montagna alle porte della Valsesia”.

Il libro si divide in tre parti: la prima arriva alla seconda guerra mondiale e parla di personaggi come Pietro Calderini, PinetTurlo, Don Ravelli, Federico Strobino, Ginevra Vinzio, con descrizioni su Santi e Oratori, da San Bernardo di Chiaravalle a Sant’Agata, a San Giulio, a San Bernardo di Mentone, racconta la complessa storia della Croce, punto trigonometrico, che fu oggetto ad inizio secolo di una polemica furibonda tra Comitato Cattolico e Comitato Socialista e Liberale. Orsi, a proposto del Parco del Fenera, voluto e sostenuto con tanta tenacia a partire dagli anni Settanta, da Ginevra Vinzio, svela una cosa curiosa, conosciuta da pochi: “Il Fascismo negli anni Trenta lanciò l’idea del progetto di un Parco Littoriale del Fenera”.

La seconda parte del volume riguarda la Resistenza, che sulle pendici del monte si organizzò presto, subito dopo l’8 settembre, con un mitico comandante assai poco disciplinato, il Pesgu, Mario Vinzio, un prete, Don Sistocome Commissario politico, e una Brigata, l’Osella, che portava il nome di un imprenditore e podestà, fucilato dai fascisti. Cino Moscatelli amava sottolineare che i partigiani si ispiravano a Dolcino, che, nell’estate del 1304, inventò la guerriglia per fermare l’esercito messo insieme dal vescovo di Vercelli.

L’ultima parte:I sentieri della Libertà, è costituita da cinque itinerari di percorsi per conoscere la storia del Monte e delle genti che l’hanno frequentato nei secoli: “Ogni località offre posti meravigliosi, basti pensare alla chiesa di San Michele a Castagnola, un’opera dell’Antonelli giovane,  ma è anche un invito a scoprire la fascia più bassa, forse meno conosciuta, quella che sale da Fenera Annunziata a Fenera di Mezzo con i resti del castello di Robiallo, appartenuto ai conti di Biandrate, che fu utilizzato da Fra Dolcino”.

Il Fenera è stato definito da Orsi “Un monte di ribelli: celti contro romani, fra Dolcino, il Giordano che con la milizia valsesiana sbarra il passo a chi voleva infeudare la valle, ma anche un monte che viene descritto poeticamente da PinetTurlo, che immaginò la leggenda degli amori del titano Fenera e della ninfa Sesia, e, guardato dalla pianura, dal poeta rovasendese Arnaldo Colombo”.

Il libro è costruito attraverso conoscenze desunte dalle fonti bibliografiche, dai giornali, dalla frequentazione diretta dei luoghi, ma anche e soprattutto attraverso la storia orale, quei racconti che fluiscono quando si diventa Amici e si condividono le stesse esperienze. Lo storico pratese Claudio Sagliaschi ha sottolineato il grande merito di Orsi che nel libroha riunito i tanti episodi della storia partigiana di questa parte di territorio, tratteggiando figure note come Franco Barba, il perfetto combattente in qualunque posto si fosse trovato, ma anche facendo riemergere storie tragiche, come quella della cappella del Trabaldo. Elvio Sagliaschi ha invece ricordato la frase scritta, forse da Rosina Bazzoni, il 25 aprile 1945: “Il Pesgu è fiorito”.

Dopo l’apprezzamento espresso da Pier Carlo Brugo, Presidente dell’ANPI di Prato Sesia, per un lavoro tanto capillare, Orsi, concludendo il suo intervento, ha ringraziato in modo particolare Alberto Negri, un ricercatore che riesce a ricostruire e far rivivere la storia, utilissimo nel rievocare tutti gli episodi della lotta resistenziale che ebbero come teatro il Fenera.

Silvia Rovario ha ringraziato il relatore ricordando che venerdì 29 aprile sarà presentato il libro di poesie, del quale è Autrice: “Dedicato (1985-2021)”.

 

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