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Prato Sesia: un bellissimo concerto Jazz in Chiesa Parrocchiale

L’Associazione Internazionale Regina Elena, creata in Francia nel 1985, è presente, con propri volontari, iscritti e delegati, in cinquantasei Stati, riunisce persone di ogni estrazione sociale per attività di carattere spirituale, caritatevole e culturale. Si ispira all’esempio di Elena del Montenegro, che ricevette la Rosa d’oro della Cristianità da Papa Pio XI e passò alla storia anche come “Regina della Carità” e il cui motto era: “Servire”.L’AIRH, fedele a Santa Romana Chiesa, è d’ispirazione cristiana, ma dialoga con le altre confessioni religiose.

Nel 1989 fu creata la Delegazione Italiana con sede  a Torino: divenne onlus nel 2000 e odv nel 2020, dal marzo 1998 la sede nazionale è a Modena.L’Associazione si prefigge il compito di operare per la preservazione di patrimoni storici, morali e culturali, raccoglie aiuti umanitari che, oltre ad essere distribuiti direttamente a realtà disagiate su tutto il territorio nazionale, dal 1997, grazie alla collaborazione che si è instaurata con le Forze Armate Italiane, invia aiuti in: Afghanistan, Albania, Bosnia, Iraq, Kosovo, Libano. Tutte le attività che l’Associazione svolge sono possibili solo grazie al lavoro dei propri volontari e alla generosità di tante persone. Presieduta a livello internazionale da S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, dal 2014 la delegazione italiana è affidata al Presidente Ilario Bortolan, che era presente a Prato Sesia per il concerto organizzato nella chiesa parrocchiale di San Bernardo da Rocco Guastella, oggi responsabile della Delegazione novarese dell’Associazione,nata nel 2007, a Palazzo Rossini, a Novara,che dal 2015 ha sede a Prato Sesia.

Lassù qualcuno ama il jazz: l’idea del concerto è nata per sensibilizzare la popolazione sull’operato dell’Associazione. Il Parroco di Prato Sesia, Don Fulvio Trombetta, nomen omen,  l’ha accolta con entusiasmo e, non potendo essere presente al concerto, ha scritto un messaggio, letto da Rocco Guastella:Il jazz in chiesa non è inopportuno: è una musica nata all’inizio del Novecento, che si evoluta esprimendo i sentimenti profondi dei suoi maggiori interpreti. Attraverso la carica ritmica e l’improvvisazione è stata momento di coesione e di unione. Il concerto di questa sera ha un valore aggiunto: la giovanissima età dei quattro interpreti, che trasmetteranno la loro freschezza interpretativa”.

Tanta “divina” attenzione per un concerto? I quattro giovanissimi musicisti dell’Enseble Four Jam l’hanno meritata: per l’entusiasmo che hanno messo nel suonare, per l’indubbia bravura di ognuno di loro, per la capacità di coinvolgere il pubblico, per la coesione che hanno dimostrato, nonostante il jazz spinga all’individualismo più acceso. Sono stati rispettati i tempi e i modi di un quartetto, senza che nessuno dovesse rinunciare a quel tanto di anarchia, di personale improvvisazione, spesso geniale, che fanno di un musicista un jazzista.

Sono state proposte rielaborazioni strumentali e vocali che non sconvolgevano il pezzo, ma allo stesso tempo lo variavano, arricchivano, modernizzavano, a secondo dell’umore di quella tromba o di quel dirompente contrabbasso.La cosa più importante è lo spirito del jazz, che ha a che fare con la libertà, l’improvvisazione, il coraggio. Il coraggio di suonare qualcosa che prima non c’era, di creare sul momento. Ha anche a che fare con la condivisione, perché sul palco non c’è competizione”: ha detto Herbie Hancock in un recente concerto a Milano e a Prato i brani si sono allungati e “aperti” per fare in modo che ognuno avesse uno spazio per inventare, provare strade diverse, come se quelle composizioni fossero “case” da abitare, da ristrutturare ogni sera. Nonostante i brani in scaletta fossero poco più che una manciata, il concerto è durato circa due ore ed è stato premiato con molti applausi.

Il Sindaco di Prato, Alberto Boraso, nel suo intervento ha ringraziato gli organizzatori e gli interpreti: “Quando devo prendere decisioni importanti solitamente ascolto jazz e questa sera mi sono molto divertito, perché era palese e contagiosa la vostra gioia di suonare”.

Ilario Bortolan ha concluso la serata sottolineando il valore dell’Amicizia che unisce questi quattro musicisti sedicenni, che frequentano il Liceo Musicale di Vercelli: Samuel Perinotto, tromba, Alessio Pagliero, pianoforte, Alessandro Rosin, contrabbasso, Samuele Cavallone, batteria.

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