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Quarona: grande partecipazione alla serata con gli Alpini della Valsesiana

Gli eventi organizzati per il centenario della Sezione Valsesiana dell’Associazione Nazionale Alpini si susseguono in un crescendo di impegno e partecipazione. Venerdì 23 settembre a Quarona, al Salone Sterna è stata organizzata una serata di memoria e di canzoni dedicate alla “ritirata di Russia”. Alcuni Alpini della Sezione di Bassano del Grappa, con altri delle Sezioni di Bergamo e di Brescia, nel gennaio 2020 hanno ripercorso la tragica odissea del ripiegamento, sulle orme della Tridentina nella steppa russa, compiendo quello che hanno definito “pellegrinaggio”. Il Coro Alpin dal Rosa, diretto da Ivan Cantarutti, ha contrappuntato con i canti il racconto di “Orma su Orma…dal Don a Nikolajevka”, aprendo con l’Inno di Mameli.

Come introduzione alla serata sono state fornite le coordinate storiche per capire il senso del ritorno, dopo ottant’anni, in quei luoghi che oggi sono tornati ad essere teatro di guerra, e zona critica per le sorti dell’Europa. Nella storiografia italiana la seconda battaglia difensiva del Don fu l’insieme dei combattimenti sostenuti dall’8ª Armata sul fronte orientale della seconda guerra mondiale, dall’11 dicembre 1942 al 31 gennaio 1943.L’11 dicembre 1942 il generale russo Vatutin sferrò l’attacco con una superiorità di uomini e di mezzi tale che in una sola settimana si contarono tra gli Italiani migliaia di morti. Furono costretti ad abbandonare gli autocarri e le artiglierie pesanti per ripiegare verso sud-ovest.Le unità alpine, frammischiate a reparti sbandati ungheresi e ad alcuni reparti tedeschi, si aprirono la strada verso ovest con continui combattimenti che costarono pesanti perdite. I resti della 2ª Divisione alpina “Tridentina, condotti dal generale Luigi Reverberi, sfondarono l’ultimo sbarramento sovietico a Nikolaevka il 26 gennaio e giunsero in salvo, mentre le altre due divisioni alpine e la 156ª Divisione fanteria “Vicenza” furono accerchiate a Valujki il 27 gennaio e costrette alla resa.Tragica fu la sorte dei soldati italiani caduti prigionieri dei sovietici durante la battaglia sul Don. Dei circa 68.000 prigionieri, circa 20.000 perirono già durante le durissime marce a piedi verso i campi di detenzione.Altri 27.000 morirono nei campi a causa di malattie e delle scadenti condizioni di detenzione.A causa della gravità della sconfitta il comando tedesco fu costretto a ritirare i superstiti contigenti italiani che furono rimpatriati nel marzo 1943, in condizioni difficili e dopo aver perso gran parte dell’equipaggiamento e la quasi totalità degli armamenti.Dei duecento treni che avevano portato gli italiani in Russia, ne furono sufficienti trentaquattro per il ritorno.La ritirata del Corpo d’Armata Alpino fu al centro di libri memorabili: “Centomila gavette di ghiaccio e “Nikolajewka: c’ero anch’io“, di Giulio Bedeschi, “Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, “La guerra dei poveri” e “La strada del Davai” di Nuto Revelli.Paradossalmente le tragiche vicende delle battaglie sul Don trasformarono, nella memoria di molti sopravvissuti, i tedeschi nei veri nemici, mentre venne ricordata l’amicizia delle popolazioni civili locali e il coraggio e la dura combattività degli avversari russi, difensori della loro terra. In particolare tra i reparti di Alpini, fortemente colpiti dalle dolorose perdite, si diffuse un sentimento di rancore per i tedeschi e di umiliazione per la ritirata.

Ciascuno dei protagonisti del pellegrinaggio della memoria: “Orma su Orma”, dopo aver ascoltato, o letto, i racconti dei reduci, si era creato le sue personali motivazioni, che talvolta non erano neppure state esplicitate ai compagni di viaggio: “Dovevo camminare lì per capire  e dare un senso a quanto era successo, a quel combattere e morire in Russia, tra la neve, il ghiaccio, ma anche la rasputiza, quel fango spesso, scuro, che si attacca agli scarponi e rende difficile il procedere”. Quello che è emerso dal racconto è stata un’esperienza diretta con i luoghi e con la gente: “Ci si muoveva a piedi, con sulle spalle uno zaino di venti chilogrammi, camminando tutto il giorno e cercando ospitalità, la sera, in case, villaggi, chiese”. Con il passare dei giorni si è assistito ad un progressivo identificarsi con quei soldati italiani che combatterono con coraggio, per l’onore di una Patria sempre più lontana. Oggi i nostri connazionali sul cammino hanno trovato solidarietà, calore umano, ma soprattutto rispetto. Sono stati accolti dalle autorità locali, ma anche dalle persone semplici, che hanno condiviso ricordi e talvolta restituito poveri oggetti, carichi di memoria, appartenuti agli Alpini caduti: “I Caduti muoiono solo quando vengono dimenticati: grazie anche a Voi Valsesiani che ci avete aiutati a fare memoria per non dimenticare”.

Al termine della serata il Presidente della Sezione, Gianni Mora, il Capogruppo degli Alpini di Quarona, Bruno Rege, il Consigliere Nazionale, Paolo Saviolo,hanno ringraziato gli Alpini di Bassano, Brescia e Bergamo per aver portato la loro testimonianza.

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