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Rassa: un successo i “Due giorni dai tremendi”

Sabato 23 e domenica 24 luglio la Delegazione FAI della Valsesia, il Comune di Rassa, e le Associazioni del territorio, hanno organizzato “Due giorni dai Tremendi”: è stato un successo. Le numerose aperture, le visite accompagnate, l’eccellente organizzazione logistica, con pullman di collegamento tra Quare a Rassa, navette per la Val Sorba e la Val Gronda, con visita alla Frazione Piana, dove era stato messo in funzione il forno comunitario per cuocere squisite pizze, la collaborazione di tutto il paese, l’artista Sara Salvoldi che ha esposto le sue creazioni e quelle di Carla Dorz a Casa Tocchio, hanno contribuito alla riuscita di questo appuntamento estivo. Il Sindaco di Rassa, Michele Barbaglia, ha ringraziato l’Unione Montana, rappresentata dall’Assessore alla Cultura, Attilio Ferla, per l’aiuto offerto nel far ripartire l’antica segheria dei Brasei,di origine secentesca, riattivando il canale di abduzione dell’acqua, danneggiato dall’alluvione del 2020.

Nel Salone Conferenze, al piano superiore della segheria, Gianluigi Avondo, Responsabile della Commissione Foto Cine del CAI di Varallo, ha presentato alcuni percorsi escursionistici, mentre il botanico e naturalista Mario Soster ha illustrato la flora spontanea, soffermandosi sul “macereto dell’Artorto”, dove scoprì l’unica colonia valsesiana di Peonia Officinalis, oggi dichiarata Zona di Interesse Comunitario.
Giorgio Faglia, autore di due volumi sulle “Cave spente delle province di Vercelli, Novara, Biella e Verbano Cusio e Ossola”, ha parlato della Cava del Massucco dalla quale si estraeva un marmo molto pregiato, ricordato anche da Don Luigi Ravelli nella sua storica Guida,e dei forni da calce del territorio di Rassa, in cui si ricavava la “calce viva” e la “calce spenta”, utilizzate in edilizia. Cesare Locca, partendo dalla Geologia, scienza affascinante, che ci permette di risalire nel tempo, si è soffermato sul marmo dell’Artorto, una montagna generosa che offriva un marmo pregiatissimo: “Purissimo, zuccherino, di qualità eccelsa, con venature tendenti al rosaceo e al giallino che lo scaldano”, che purtroppo, non fu sfruttato perché la cava è molto difficile da raggiungere e gravoso il trasporto del materiale. Lo storico di Guardabosone ha poi raccontato il suo  “incantamento” per il Maestro HW, un lapicida del Cinquecento che firmava le sue opere con le iniziali e con un curioso simbolo antropomorfo: un omino conuna sfera e una specie di falce, al quale si devono molte opere scolpite utilizzando proprio il marmo del Massucco, presenti nelle chiese valsesiane e biellesi. A Rassa è “sua” la croce che sovrasta l’ingresso della chiesa parrocchiale e la formella raffigurante Sant’Elena, posta su una porticina laterale. Cesare ha mostrato una serie di immagini delle opere conosciute attualmente di HW, disposte cronologicamente per coglierne l’evoluzione e ha provato ad ipotizzare che fosse un esponente della famiglia Heinz, ossia un D’Enrico in lingua walser, gli antenati dell’attuale famiglia Enzio di Alagna. Nella chiesa parrocchiale di Guardabosone c’è un’acquasantiera del Maestro HW e nell’archivio parrocchiale il Parroco Don Rigazio nella scheda aveva fatto un’annotazione manoscritta: “Heinz Willer”, purtroppo nulla di più, ma la ricerca è avviata.

Il Maestro scultore Ireneo Passera, che aveva già scolpito un’opera direttamente all’Artorto: “La natura risveglia i sensi”, utilizzando un blocco di marmo trasportato a Rassa e poi portato nel suo laboratorio, ha realizzato una testina femminile, con il capo protetto dal caratteristico “fasulèt”, che è stata esposta nel Salone, intitolata: “Grazia traslucida” utilizzando l’aggettivoscelto, non a caso, da Don Ravelli, essendo un termine molto comune in letteratura geologica per indicare che la luce non viene riflessa, ma assorbita dai cristalli.Passera ha mostrato gli attrezzi antichi dello scultoree quelli moderni, che si discostano solo per la diversa tecnologia dei materiali, e, attraverso un filmato, ha spiegato il lavoro dello scultore che trasforma un blocco di marmo in un’opera d’arte: “Questo marmo è stato molto difficile da lavorare, ma mi ha dato grandi soddisfazioni, perché ha qualità straordinarie. Volutamente ho lasciato il copricapo grezzo per ricordare la canapa”.

L’opera “Grazia traslucida” è stata donata al Comune di Rassa in occasione delle due Giornate FAI del 23 e 24 Luglio 2022: “Ad entrambi gli Enti vanno i ringraziamenti dei relatori per la passione, tenacia e perseveranza con cui hanno organizzato le due magiche giornate di mezza estate”. Un particolare ringraziamento e la dedica della scultura, scolpita alla base,sono stati rivolti a: “Renato Calzino, Sergio Ferraris, Paolo Antonini, custodi del territorio di Rassa e delle sue vallate”

Il Sindaco Michele Barbaglia ha ringraziato il Maestro Passera per la generosità, gli organizzatori delle giornate e le persone che sono intervenute alla tavola rotonda, preannunciando che il Comune di Rassa ha avuto un finanziamento per ripristinare il rifugio CAI all’Alpe Toso, che sarà in parte utilizzato per alloggiare un pastore con le bestie e in parte per collocarvi della cartellonistica che illustri sia la cava del Massucco, che la colonia di Peonie.

La Delegazione Fai della Valsesia, guidata dal Capo Delegazione, Mario Manfredi, nelle due Giornate ha impegnato dodici volontari, registrando oltre quattrocento passaggi alla segheria, e trecentocinquanta alla chiesa parrocchiale di Santa Croce, nella quale il Maestro Mario Duella ha presentato lo storico organo settecentesco, offrendo degli intermezzi musicali.

Per i Luoghi del Cuore, l’antica fabbrica di campane di Valduggia, ricca di storia e di fascino, sono state raccolte ben cinquecentoventi firme.

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