Chi arrivando a Romagnano non si è mai chiesto cosa ci faccia un ponte in un prato, mentre la Sesia scorre poco distante?
Gianni Brugo ingegnere, scrittore, già autore di numerose pubblicazioni, ha risposto scrivendo un romanzo storico che attraversa sei secoli: dal 1160 alla fine del Seicento, incrociando micro e macro storia, cogliendo della struttura ponte tutte le valenze: mezzo di comunicazione, ma anche strumento di potere per imporre dazi, per ostacolare o favorire il passaggio di eserciti. Quel ponte, del quale oggi sono ancora visibili tre arcate, ma si suppone siano state molte di più, perché in quel tratto la Sesia si allargava alla pianura, collegando la sponda novarese a quella vercellese.
Della primitiva struttura medievale non sono rimaste tracce, ma lo storico Enrico Scribante, brillante indagatore d’archivi, scoprì un documento del 1588 in cui compariva la posa della prima pietra del nuovo ponte ricostruito. Gianni, incuriosito si chiese perché proprio in quell’anno, che si accorse coincideva con la venuta dei frati cappuccini a Romagnano, giunti nel 1570, abitando il primo convento posto dove adesso sorge Villa Eugenia, ma, essendo posto paludoso e malsano, nel 1640 si trasferirono sull’altura, dove fu poi costruita Villa Caccia, luogo che con ogni probabilità divenne tappa dei pellegrini diretti al Sacro Monte.
Restava ancora un enigma da svelare: dov’era finito il fiume? Nella seconda metà del Seicento si fecero lavori per spostare l’alveo del fiume verso ovest, poiché le acque lambivano pericolosamente le abitazioni del borgo e l’abbazia: essendo la Sesia soggetta a piene disastrose, avrebbe potuto fare gravi danni. Proprio in quegli anni una piena spostò il fiume nel nuovo alveo, quello attuale, dove continua a scorrere, più o meno tranquillamente.
La presentazione del romanzo è stata preceduta dalla proiezione dell’intervista di lancio del romanzo, fatta da Alex Pettinaroli.
Marisa Brugo, amica di Gianni, conoscitrice della storia romagnanese, essendo stata anche Presidente della Fondazione “La Nosta Gent”, ha condotto l’incontro ponendo domande alle quali l’autore ha risposto in maniera esauriente, citando i vari personaggi, alcuni storici, altri inventati (ma in un Indice dei personaggi, posto in fondo al romanzo, si distinguono quelli storici da quelli di fantasia e una nutrita Bibliografia è un aiuto per chi voglia approfondire le vicende storiche di quei secoli), svelando alcuni episodi e la funzione della “pietra” (inventata) raccolta da Martinus, che fa da fil rouge all’intera vicenda, condendola con un pizzico di esoterismo.
Costruire un ponte nel medioevo non era impresa facile e Gianni ingegnere, progettista anche della innovativa Biblioteca di Romagnano, ha saputo descriverlo in modo credibile, così come ha fatto della Sesia un vero e proprio personaggio per raccontare il rapporto uomo-territorio-fiume, raccontandone l’importante ruolo di confine tra la parte sabauda di lingua francese e la parte milanese di lingua spagnola. Marisa Brugo ha sottolineato che su quel ponte s’intreccia la storia dei rapporti complicati tra Novara e Vercelli, e l’autore immagina che sul ponte sia passato Dolcino in fuga dal vescovo di Vercelli, il cavalier Bayardo, oltre ad una folla di persone i cui nomi sono stati trascinati via dalla corrente del fiume.
L’acqua è sempre stata una risorsa importante: possesso e utilizzo erano contesi. Nel Quattrocento Bianca di Monferrato, rimasta vedova di Carlo I, assunse il ruolo di reggente dei due figli piccoli e si dimostrò donna capace di governare e di scegliersi i consiglieri giusti, come fece con il giovane Mercurino Arborio Gattinara, giurista brillante, che a fine Quattrocento governò il mondo per trent’anni come primo ministro dell’imperatore Carlo V. Fu lei a dirimere con le arti della diplomazia la “guerra dell’acqua”.
La conversazione si è conclusa sulle “attese” dell’autore dai suoi lettori: “Vorrei essere riuscito a instillare curiosità sul nostro passato e far comprendere come la diplomazia sia uno strumento migliore della guerra”.
Paolo Feccia, consigliere romagnanese con delega alla Cultura, ha ringraziato l’Autore, Marisa Brugo e il numeroso pubblico, dando appuntamento al 24 ottobre per la presentazione de “I diari di Giacomo Walser” del romagnanese Gaudenzio Cometti.








