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Sacro Monte di Varallo: grande successo per “Sapori Divini”

Imago Verbi si è presentata pubblicamente con un primo evento dedicato al cibo, ospitato al Sacro Monte, davanti alla Cappella XX, che propone al visitatore la rappresentazione tridimensionale dell’Ultima Cena. Le vicende che hanno portato all’attuale cappella sono note: essa è scaturita da uno spostamento rispetto alla collocazione iniziale, nell’Oratorio degli Esercizi, poi trasferita nel 1776 nell’attuale Cappella XX, affrescata dagli Orgiazzi, dove l’originale gruppo statuario, realizzato alla fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, è stato disposto intorno ad un tavolo di rinascimentale eleganza.

Nel 1973–74 la cappella fu interamente restaurata a spese dell’Ing. Giuseppe Ronco, mentre
l’attuale vetrata è stata finanziata dall’Istituto Bancario San Paolo di Torino. Fare memoria dei gesti generosi è importante non solo per i risultati conseguiti, ma perché questi rappresentano la concreta volontà di conservare e tramandare qualcosa di significativo per la Comunità.

Un pubblico numeroso ed attento, ha premiato gli organizzatori, incoraggiandoli a continuare nell’approfondimento di un tema come quello del cibo, che si presta ad essere letto da molteplici prospettive.

Dopo il saluto del Rettore, Don Angelo Porzio, la Segretaria dell’Associazione Claudia Manzoni, ha presentato l’Associazione e l’evento: “Anteprima di una manifestazione più ampia che ci sarà il prossimo anno”, ricordando che: “La prossima settimana a New York si terrà il summit dei Sistemi Alimentari durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite, con lo scopo di costruire le basi per la trasformazione dei sistemi alimentari globali per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030”.

Un’immagine dell’Ultima Cena, che potrebbe racchiudere le molteplicità di significati che Imago tenterà di confrontare, è quella dipinta nell’oratorio romanico di Cadesino, frazione di Oggebbio, sul Lago Maggiore, in cui la scena principale è circondata da riquadri dedicati alle sette Opere di Misericordia: oggi si avverte fortemente il bisogno di ricordarle, attualizzandole. Il messaggio di Fede e di arte trasmesso con grande immediatezza dai personaggi che animano la Cappella, seduti al tavolo apparecchiato con un’ampia varietà di vivande, è stato amplificato dai raffinati intermezzi musicali proposti dal Maestro Dario Colombo al pianoforte, Ornella Marello Colombo al flauto traverso, Federica Colombo, soprano e Giorgio Colombo percussioni.

La relatrice, Monica Prandi, biblista – che ha insegnato per alcuni anni alle Scuole Medie di Varallo, prima di andare a Roma a formarsi e ad approfondire la conoscenza delle Sacre Scritture, che oggi è docente di Sacra Scrittura presso il Pontifical Beda Institute a Roma e sta ultimando un Dottorato in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico – ha intitolato il suo intervento: Una cena decisiva. Il cibo e la salvezza.

L’Ultima cena fu un momento importante per la vicenda di Gesù e per il suo destino, che si sarebbe compiuto di lì a poco. Il tema è stato sviluppato come un appassionante “romanzo”, la “storia delle storie”, accompagnando gli ascoltatori in un percorso che partiva dalle prime testimonianze dell’Ultima Cena: la lettera di Paolo ai Corinzi e i quattro Vangeli, messi a confronto per cercare di capire a chi si fossero ispirati gli esecutori materiali, che, in tempi diversi, realizzarono questa Ultima cena varallese. I “testimoni” raccontano l’Ultima Cena, privilegiando maggiormente alcuni momenti rispetto ad altri. Paolo scrisse ai Corinzi per rimproverarli di aver smarrito il vero senso di quanto era stato loro predicato e quindi li richiamò al senso profondo del riunirsi per celebrare la Cena del Signore. L’evangelista Giovanni non raccontò nulla sul pane e sul vino, descrisse invece quello che fece Gesù mentre era in corso la Cena: la lavanda dei piedi, che, non a caso, è dipinta sulle pareti della cappella. Marco, autore del Vangelo considerato più antico, sottolinea l’elemento dell’attesa del banchetto escatologico. Matteo e Luca, pressoché contemporanei, offrirono un testo più esteso, aggiungendo alcuni elementi, dei dettagli diversi, legati alle loro personalità.

Agli artisti fu assegnato il tema che dovevano rappresentare in una sorta di “fermo-immagine”, che parlasse a molti e continuasse a farlo attraverso i secoli: scelsero di rendere i visitatori protagonisti e partecipi, attualizzando la Cena, ma quale dei cinque racconti ispirò direttamente la Cappella XX? “Gesù non sta spezzando il pane, ma sta porgendo un boccone a colui che lo ha tradito: è l’annuncio del traditore quello su cui ci si focalizza e la stessa abbondanza di cibo può significare che, nonostante tutto, Gesù continua ad amarci ed a nutrirci. E’ dunque il Vangelo di Giovanni il più vicino a questa cappella, il testo più lungo e ricco di particolari: l’iniziativa è sempre di Gesù, che non subisce il tradimento, ma Egli stesso lo rende noto ai discepoli, è e resta il protagonista. Il cibo diventa un segno della fragilità dei rapporti, della difficoltà dell’Amicizia: Gesù anche a chi tradisce offre il boccone della fraternità.

L’abbondanza di cibo è come l’amore di Gesù che supera qualsiasi debolezza o tradimento. Il cibo sulla tavola è abbondante, meraviglioso, ce n’è per tutti e per tutti i gusti, come l’Amore di Dio che non ha fine”.

Monica Prandi ha accennato anche al significato delle grate, che proteggono l’interno delle cappelle, ma che sono anche metafore del fatto che al Mistero di Dio ci si può avvicinare solo con sguardi, sempre necessariamente parziali.
L’intervento è stato lungamente applaudito per i contenuti profondi, la linearità di esposizione e soprattutto per la capacità di Monica Prandi di creare empatia, procedendo di pari passo con il pubblico.
Alessandra Peveraro, valduggese, ha letto una sua poesia: “L’Ultimo giorno”, composta per questa particolare occasione.

Al termine la Presidente di Imago Verbi, Rosa Angela Canuto, ha ringraziato tutti i collaboratori ed il pubblico, invitando al rinfresco, in cui i cibi cercavano di ispirarsi all’Antico Testamento: erbe amare, pane azzimo, charozette, sorta di composta di mele e prugne. Emanuela Cerutti, che fa parte del Consiglio di Imago, ha preparato ogni cosa, inserendo la trota, un cibo che fa parte della tradizione valsesiana, smorzando l’amarezza della cicoria con pistacchi ed olive.

Per partecipare e sostenere l’Associazione Imago Verbi, chi fosse interessato può iscriversi ed avere ulteriori informazioni, presso il Centro Libri di Varallo.

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