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Sulla rivista FMR un articolo di Vittorio Sgarbi sulla parete Gaudenziana

Nei giorni del solstizio d’inverno del 2021 è uscito il numero “Zero” di FMR, la rivista d’arte per bibliofili, creata da Franco Maria Ricci, che la definì: “La più bella rivista d’arte mai esistita”. Il primo numero apparve il 21 marzo 1982: FMR passò poi in altre mani, poi in altre ancora e infine si estinse: “Oggi, tornata a casa, ritrova, oltre a molti amici, l’antico sogno da cui era nata”.

L’attuale Direttrice, Laura Casalis, nell’editoriale di questo numero “fuori serie”, omaggiato solo a coloro che hanno sottoscritto l’abbonamento, chiede di far conoscere “una rivista da collezione dedicata…al mondo asincrono delle emozioni, degli innamoramenti, delle scoperte”. Il numero Uno della Nuova Serie apparirà il 21 marzo 2022, a quarant’anni esatti dal debutto.

Cinque saggi compongono il classico volume nero brillante di colori saturi, Vittorio Sgarbifirma: “Il Vangelo secondo Gaudenzio” dedicato alla Parte Gaudenziana, “l’abbagliante tramezzo” dipinto da Gaudenzio Ferrari, “un enfant de pays che aveva raccontato la vita di Cristo, dall’Annunciazione alla Resurrezione”. Gaudenzio “lavorò per paesani dalle guance arrossate dal freddo con lo stesso impegno con cui si faceva arte per i Papi, ma con emozioni più profonde, vere e condivise”.

Le fotografie di Ghigo Roli esaltano il racconto dipinto sul grande tramezzo: Sgarbi, aprendo il suo saggio, ricorda lo sguardo di Giovanni Testori, che creò la meravigliosa formula di: “Gran Teatro montano” per il Sacro Monte.

Gaudenzio dipinse il tramezzo in Santa Maria delle Grazie nel 1513: “Filma la storia che lassù vorrà far recitare dagli attori trovati nel popolo di Varallo, intensi i contadini e i pastori, belle le donne e i bambini”. Pur segnalando i debiti artistici di Gaudenzio verso Martino Spanzotti che venticinque anni prima aveva dipinto il tramezzo nella chiesa di San Bernardino di Ivrea, il critico d’arte innamorato di Varallo, sottolinea che Gaudenzio usò solo i ritmi compositivi di
Spanzotti, perché era alla ricerca di una sintesi tra pittura e scultura: “Gaudenzio non vuole stupire, vuole convincere”.

Per noi valsesiani, che pure “abbiamo sott’occhio” la Parete, l’abbiamo ammirata da vicino in occasione della grande mostra gaudenziana, l’abbiamo sentita descrivere innumerevoli volte, ne leggiamo in libri e riviste autorevoli, è ancora un autentico fremito d’orgoglio quello che ci pervade, pensando che FMR l’abbia scelta per ri-presentarsi dopo quarant’anni.

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