IL GOTHA DEI MEDIEVALISTI A VERCELLI PER LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME:
«Castrum paene in mundo singulare»
Un castello singolare in quasi tutto il mondo
Scritti per Aldo A. Settia in occasione del novantesimo compleanno.
IDEALE PASSAGGIO DI TESTIMONE DA UNA GENERAZIONE DI STORICI A QUELLI PIU’ GIOVANI
Sara Minelli Conservatore del Museo del Duomo, il 23 febbraio, a nome del Presidente Avv. Piero Bellardone, ha dato il benvenuto al Gotha dei medievalisti ed al numeroso pubblico presente per festeggiare il novantesimo compleanno del Professor Aldo A. Settia, offrendogli un volume che raccoglie quarantuno saggi di amici, ex allievi, colleghi: «Castrum paene in mundo singulare». Scritti per Aldo Settia in occasione del novantesimo compleanno, a cura di Simone Caldano, Gianmarco De Angelis, Cristina La Rocca.
Simone Caldano, Presidente Piemonte Medievale e ideatore del libro, ha ringraziato il Professor Settia che ha stimolato amici, storici e colleghi a produrre questo volume: “Il Professore nella sua carriera accademica ha già ricevuto molti omaggi, ma credo che la nuova generazione di medievisti abbia un grande debito di gratitudine nei suoi confronti, soprattutto riguardo alla metodologia di ricerca”.
Giovanni Grado Merlo, collega e amico di Settia, ha illustrato i contenuti del volume – finanziato dal Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, dal Dipartimento di Studi Umanistici dall’Università Cà Foscari di Venezia, dal Ministro dell’Università e della Ricerca e dall’Associazione Piemonte Medievale – e la sua ricaduta in rapporto all’enorme produzione storiografica del festeggiato: “Il volume, riccamente illustrato, si conclude con la bibliografia degli scritti di Settia, che occupa ben sedici pagine”. Il primo contributo è firmato da un docente dell’Università di Pavia, Michele Ansani, che offre un’accurata disamina di: “La collina magra”, “docu-romanzo”, esposto come se fosse un memoriale, mentre in realtà si regge su una base di ricerche archivistiche impressionanti. Nella prima sezione: “Aldo Settia e la medievistica” sono compresi contributi “puntuali ed intelligenti” su alcuni degli argomenti che Settia ha affrontato nelle sue ricerche: “Allievo di Tabacco pubblicava già su riviste scientifiche, pur non essendo ancora laureato”. Importanti e duraturi furono i suoi rapporti con la Società Storica Chivassese, quelle di Cuneo, di Vercelli e di Casale e anche con la Deputazione Subalpina di Storia Patria: “Della quale purtroppo nel volume celebrativo manca il contributo!”. Settia non si è occupato di raccontare battaglie, ma di esaminare gli uomini nelle battaglie, con un’azione di scavo simile a quella attivata in forme diverse da Nuto Revelli. Beatrice Del Bo, chiude il suo saggio elencando le caratteristiche degli studi di Settia: “Sfatare miti, distinguere la Fantasia dalla Storia, distinguere la verità storica dalla mentalità popolare, scrostare la patina leggendaria, precisare, ritoccare, eliminare il presunto in favore del documentato, superare l’erudizione pur muovendo da essa”. Sintetizzabili nell’espressione: “Né compassione, né superiorità”. Nella seconda sezione: “Storia medievale”, i contributi coprono tutta la penisola, mentre nella terza: “Cultura materiale”, gli autori sono quasi tutti architetti. Da questo esame quantitativo e qualitativo emerge come oggi storia, arte, architettura e archeologia conoscano molti intrecci: “Argomenti diversi denotano orientamenti rinnovati degli studi delle discipline di riferimento: Aldo Settia, sempre con garbo, mai con aggressività, sollecitò archeologi e architetti cercando direttive di lavoro comuni, intrecciando le conoscenze acquisite, con risultati alterni”. Merlo ha concluso dicendo che: “Il volume è vario, di gradevole lettura, si imparano molte cose, ed è un modo per dire ad Aldo il nostro grazie”.
Emozioni e parole del festeggiato Prof. Aldo Settia.
Il festeggiato, un po’imbarazzato, è intervenuto al termine della presentazione: “Mi sono laureato a Padova e ho concluso la mia carriera insegnando a Pavia: per i miei sessant’anni chiesi che fossero pubblicate le novellette ciclistico-sportive: “Bici e baci”, scritte mentre ero sotto le armi, avevo vent’anni, ed ero innamorato della bicicletta. Oggi questo corposo omaggio, ideato da Simone Caldano che è stato mio allievo a Pavia, cui si è unita Cristina La Rocca, che si è laureata con me ed ora è Ordinaria a Padova, tenuto rigorosamente segreto, è stato una gradita sorpresa”. Settia ha parlato della sua famiglia e della sua formazione, iniziata in tempo di guerra, quando frequentò la Scuola dei Gesuiti, a Muzzano Biellese: “A quindici anni concepii il mio romanzo storico, stendendo la trama per esteso, che inviai al Vittorioso, che me la rimandò corretta, osservando che c’era troppa violenza. La cosa finì lì, però il Medioevo che c’era dentro è continuato. Fui dattilografo per quattordici anni presso il Comando della III Armata a Padova, frequentai un ambiente molto elevato culturalmente, mi diplomai e finalmente ripresi quel Medioevo che mi stava tanto a cuore. Nel 1964, stanco di battere a macchina cose segretissime – si era negli anni in cui si facevano piani per sventare un’invasione da parte dei paesi del Patto di Varsavia – passai nel mondo della scuola: insegnai alle elementari e alle medie. Quel periodo l’ho sentito come profondamente utile: facevo qualcosa che serviva agli altri. In Università ho fatto ricerca e didattica e non so quanto sia stato utile. Queste riflessioni derivano dal fatto che sono nato in un ambiente dove importavano le cose materiali. Mio padre avrebbe certamente pensato che chi studia non fa niente di utile, ma anche se lo avesse fatto, il mondo sarebbe andato avanti lo stesso. A novant’anni però mi fa piacere che qualcuno apprezzi ciò che cercato di fare al meglio, anche se non sono affatto sicuro che le cose che ho scritto vengano lette da coloro alle quali erano destinate”. Grado Merlo ha ricordato che Tomaso d’Aquino a un certo punto della sua vita cessò di scrivere: “Perché tutto quello che ho scritto finora e ho insegnato, è soltanto paglia”, ricordando a Settia che un metro di valutazione dell’impatto dei suoi scritti potrebbero essere le citazioni in lavori di altri studiosi e queste sono state davvero moltissime. Al termine è intervenuto il Presidente della Società Storica Vercellese, Giovanni Ferraris: “I tuoi novant’anni sono stati molto fruttuosi per lo studio del Medioevo, che quando eravamo giovani ci vendevano come oscuro e pieno di streghe: la tua generazione ha rivalutato il Medioevo. Da storico imprestato, nato nella risaia magra, posso affermare che è stato un bene che la storia sia uscita dalle aule universitarie per coinvolgere un numero sempre maggiore di persone, pensando che oggi il nostro sodalizio accoglie circa cinquecento soci e che il Bollettino arriva anche nelle Università ed in Istituzioni di alto livello culturale”.
Questa presentazione ha rappresentato un ideale passaggio di testimone da una generazione di storici a quelli più giovani.












