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Notizie dal territorio

Un libro per riscoprire Riva Valdobbia e la Val Vogna: presentato il volume dedicato alla memoria della montagna

Dietro ogni baita, ogni sentiero e ogni alpeggio della Val Vogna si nasconde una storia. Alcune sono ancora vive nei ricordi di chi ha abitato queste montagne, altre rischiavano ormai di andare perdute. Proprio per conservarle nasce “Riva Valdobbia e la Val Vogna – Architetture e memorie agro-pastorali di una montagna vissuta”, il volume curato da Pietro Ferraris e Vincenzo Pensotti, presentato sabato 1° agosto nello storico teatro di Riva Valdobbia davanti a un pubblico numeroso.

Il libro è il risultato di anni di ricerche, esplorazioni, sopralluoghi, interviste e verifiche documentarie. Un lavoro che va ben oltre il censimento degli alpeggi e che restituisce il volto di un territorio attraverso le persone che lo hanno abitato, lavorato e custodito nel tempo.

Un’opera di oltre 450 pagine dedicata alla montagna vissuta

Pubblicato da Alpigiana Edizioni, il volume conta 450 pagine di grande formato, corredate da fotografie storiche e contemporanee. In copertina compare una rara immagine di Riva Valdobbia realizzata dal bisnonno di Pietro Ferraris, fotografo della Real Casa scomparso nel 1898.

L’opera è articolata in nove sezioni e raccoglie un patrimonio di informazioni dedicate agli alpeggi, alle architetture rurali, alla cultura walser, alla toponomastica, agli attrezzi tradizionali, alla flora e alla memoria delle comunità alpine.

Si apre con il saluto del Sindaco Roberto Veggi, le Prefazioni dei due autori, corredate dai ritratti a matita dell’artista varallese Jacopo De Dominici e la Presentazione di Attilio Ferla, Assessore alla Cultura dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia, concludendosi con le Bibliografie redatte dai due autori, i ringraziamenti ai numerosi collaboratori e testimoni, ed alcune considerazioni finali.

Un lavoro nato camminando sul territorio

Durante la presentazione è stato ricordato come il volume sia frutto di un lungo lavoro sul campo. Pietro Ferraris, già autore del censimento degli alpeggi di Alagna pubblicato nel 2012, ha spiegato che il territorio di Riva Valdobbia comprende ben 107 alpeggi, un numero che rende l’idea dell’impegno necessario per individuarli, visitarli e documentarli.

Molti di questi luoghi oggi sono completamente abbandonati e difficili perfino da localizzare.

«Grazie alla collaborazione degli abitanti della Val Vogna e in particolare delle donne, siamo riusciti a reperire informazioni preziose, che hanno trovato riscontro nella documentazione d’archivio conservata nel Comune di Alagna», ha raccontato Ferraris, sottolineando quanto sia stato importante il contributo della comunità locale.

La presentazione nel teatro storico di Riva Valdobbia

Lo storico teatro di Riva Valdobbia ha accolto un pubblico numeroso che ha seguito con attenzione gli interventi dell’editrice Miriam Giubertoni, degli autori, dello storico Enrico Rizzi e di Attilio Ferla, intervenuto in rappresentanza del sindaco Roberto Veggi.

Ferla ha evidenziato come il volume non rappresenti un semplice censimento, ma uno strumento capace di far conoscere il territorio attraverso il lavoro delle persone che nei secoli lo hanno abitato e coltivato.

Miriam Giubertoni ha raccontato il lavoro svolto per trasformare una grande quantità di appunti manoscritti e dattiloscritti in un’opera organica.

«Il libro censisce il patrimonio della civiltà alpina, materiale e immateriale», ha spiegato l’editrice, ricordando anche il forte legame personale con Riva Valdobbia, paese d’origine della sua famiglia.

Molto più di un inventario degli alpeggi

Uno dei momenti più significativi dell’incontro è stato l’intervento dello storico Enrico Rizzi, amico di lunga data degli autori.

Rizzi ha definito la presentazione «una giornata di festa», spiegando come il volume sia cresciuto ben oltre il progetto iniziale.

«Questo libro, che era nato come un semplice inventario degli alpeggi, in realtà ha abbracciato un contesto molto più ampio: la cultura materiale della montagna vissuta e percorsa, la civiltà dell’alpe declinata in tutti i suoi aspetti, dalla lingua alla toponomastica, dagli attrezzi utilizzati al clima e alla flora. Tra le sue pagine si respirano la fatica quotidiana, la tenacia e l’impegno che hanno caratterizzato la vita dei montanari.»

Come omaggio agli autori, Rizzi ha inoltre mostrato una pergamena del 1223, appartenente all’archivio dello storico Enrico Bianchetti, nella quale compare per la prima volta il toponimo Pietre Zumelle.

Un patrimonio destinato a rimanere

Anche Vincenzo Pensotti ha ripercorso la nascita del progetto, ricordando come tutto sia iniziato dall’osservazione delle baite costruite in pietra e coperte con piode, studiate fin dai tempi della sua tesi di laurea dedicata alla civiltà walser.

Particolarmente emozionato è apparso invece Pietro Ferraris, che ha ricordato il lavoro e i sacrifici degli antenati che hanno costruito e vissuto queste montagne, ringraziando i tanti collaboratori che hanno contribuito alla raccolta delle informazioni.

Miriam Giubertoni ha infine richiamato l’attenzione sulla sezione dedicata ai “Luoghi, episodi e memorie del territorio”, nella quale sono stati raccolti racconti e testimonianze che, senza questo lavoro, sarebbero probabilmente andati perduti.

Un punto di riferimento per conoscere Riva Valdobbia e la Val Vogna

Più che il racconto di un territorio, questo volume rappresenta uno strumento di studio e di memoria.

Come è stato sottolineato durante la presentazione, “Riva Valdobbia e la Val Vogna” costituisce un punto di partenza imprescindibile per chi desidera conoscere questa parte della Valsesia. Un’opera costruita con la ricerca, ma soprattutto con il tempo trascorso sui sentieri, tra gli alpeggi e accanto alle persone che ancora custodiscono la memoria di queste montagne.

foto evento

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