Sabato 11 aprile, a Grignasco, nella Chiesa Parrocchiale di M.V. Assunta, l’Associazione Triacamusicale, nell’ambito del festival Gaudete! 2026, e la Parrocchia di Grignasco, con il patrocinio del Comune di Grignasco, hanno organizzato la serata: “Una voce che resta” come omaggio a Paolo Sitzia – raffigurato nella locandina da un ritratto a penna originale dell’artista varallese Jacopo De Dominici – per la presentazione del suo libro inedito di racconti: “Istorico inventario”, edizione curata e illustrata con linoleografie realizzate da Maria Chiara Demagistri, con la partecipazione del Coro Polifonico Cantores Mundi, diretto da Mara Colombo, con Valentina Ponzoni, violoncello e Federico Demarchi all’organo.
I Cantores Mundi
Nel centro della navata della chiesa, immersa nel buio, i Cantores hanno cantato la deploration Mors tu as navré – Miserere di J. Ockeghem (1400) poi sono saliti all’altare con il canto processionale Vexilla Regis – Passio Domini di Pierre de la Rue (1500).
Gli interventi delle istituzioni
La serata è stata aperta da tre interventi istituzionali: Don Marco Borghi, Parroco di Grignasco, che non ebbe la fortuna di conoscere Paolo, ma ne celebrò la Messa funebre, che ha sottolineato la bellezza della chiesa cui Paolo e Pinuccio Sitzia dedicarono tanti studi e ricerche, confluiti in pubblicazioni di pregio, lette e apprezzate. Per il Sindaco Roberto Beatrice: “Paolo ce l’abbiamo nel cuore: si è fatto amare anche nella quotidianità”, mentre per il Sindaco di Campertogno, Miriam Giubertoni, ha ricordato che grazie a Paolo fu “riconosciuto” e restaurato un prezioso stendardo processionale di proprietà della Parrocchia di Campertogno, “entrato in dialogo” con l’importante tela del pittore Pier Francesco Gianoli: Due angeli in adorazione dell’Eucarestia, presente in Collegiata a Varallo e con una tela conservata nell’Oratorio di San Graziano a Grignasco.
Le testimonianze
Dopo il canto Adoramus Te di Claudio Monteverdi, ci sono state tre testimonianze di persone vicine a Paolo Sitzia: il Dottor Mario Remogna, legato a Paolo da “fiducia, stima e interesse” che ha unito nel ricordo, così come furono uniti in vita, i due fratelli Paolo e Pinuccio: “Nutrirono lo stesso interesse per le cose artistiche e condivisero la stessa profonda umanità, che li portò a salvaguardare le memorie storico artistiche”. Paolo studiò per cinquant’anni il pittore Gianoli: l’ultimo suo lavoro era ormai a buon punto e verrà portato avanti da un giovane studioso grignaschese.
L’ex Parroco di Grignasco, Don Enrico Marcioni, ha ricordato gli incoraggiamenti di Paolo quando si accinse a restaurare i tetti della Chiesa dell’Assunta: “Non si preoccupò mai delle difficoltà economiche, seppe andare avanti con coraggio e determinazione”, l’edizione del libro sulla chiesa che è: “Base per riflettere sull’architetto Bernardo Vittone, ancora tutto da studiare e da conoscere”. Don Enrico ha sottolineato anche l’amore per le persone, che sempre animò Paolo: “Con pazienza ha saputo far emergere storie sepolte, uomini con le loro grandezze e miserie. A lui si deve anche la valorizzazione della chiesa di San Gaudenzio a Isella, che ha portato al recente restauro”.
E’ stato poi letto un breve ricordo di Carla Falcone, già Direttore della Pinacoteca di Varallo, mentre su un grande schermo, posto sull’altare, scorrevano immagini in bianco e nero della vita di Paolo Sitzia, dei suoi incontri con l’architetto Portoghesi, con Giovanni Romano, con il Cardinal Lajolo, con Gianfranco Astori, con l’ex Sindaco Mario Zanaroli, momenti di studio, presentazioni, ma anche fotografie che ne raccontavano la vita e i suoi interessi molteplici: Paolo era anche cantore tra le fila dei Cantores Mundi fin dagli anni ‘60 e fu presidente del Festival internazionale di musica antica Gaudete! per alcuni anni.
Istorico Inventario
Dopo un ricco intermezzo musicale, è stato presentato il volume Istorico Inventario, composto di undici racconti, scritti da Paolo Sitzia: “Il senso di questo lavoro è l’affermazione di una volontà di recupero e di reinserimento di questo patrimonio nel tessuto quotidiano delle nostre relazioni, della cultura, dei valori, della vita di tutti”. Nel 2004 la silloge vinse il Premio Novara – Sezione Narrativa promosso dalla Fondazione BPN. Paolo scelse di raccontare coinvolgendo direttamente il lettore: sua grande dote, e talento messo a frutto, è stata quella di saper individuare e valorizzare la bellezza, oltre che studiarla, ma soprattutto la generosità d’animo che dispone sempre all’ascolto e mai al giudizio, valori che Maria Chiara Demagistri ha amplificato corredando i testi di undici immagini linoleografiche originali, e curando con estrema attenzione e perizia l’edizione per i tipi Labor Limae, letteralmente “lavoro di lima“, un’espressione latina che indica la paziente, minuziosa e raffinata opera di revisione e perfezionamento formale di un testo letterario dopo la prima stesura. Maria Chiara ha prestato una cura estrema per i dettagli, la scelta precisa delle parole e la levigatura stilistica, pubblicando un elegante volume corredato del codice ISBN, la “carta d’identità del libro” che lo rende accessibile in tutto il mondo e prevede il deposito di copie nelle due Biblioteche Nazionali di Torino e di Roma.
I racconti sono nati dalla lettura dei due volumi settecenteschi contenenti le memorie di un parroco di Ara, Don Antonio Piana, trascritti nel 1934 dal sacerdote serravallese Don Florindo Piolo. Ai dieci racconti Paolo ne aggiunse un undicesimo, intitolato La Luce, che rievoca l’arrivo di Don Antonio Piana (l’autore del manoscritto dal quale sono nati i racconti) a Grignasco e la sosta nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, alla fine del 1769, in una serata di neve che avvolgeva tutto in un silenzio irreale. Curioso il racconto dedicato a un misterioso ex voto, che “conservò ai posteri, meglio di un atto notarile”, l’esorcismo su Giovanni Vignolo, liberato dal demonio raffigurato con le sembianze di un gatto nero.
Quel piccolo quadro fu casualmente ritrovato inchiodato tra le assi del soffitto del campanile della chiesa di Santa Maria di Bovagliano e restaurato nei Laboratori di Venaria. Il racconto più “intrigante” è dedicato ad una grande pala d’altare, raffigurante L’estasi di San Francesco, che reca in basso, a sinistra, il ritratto del committente, il parroco Don Pettito che l’aveva commissionato, ma i parrocchiani lo tacciarono di vanagloria e di sacrilegio, invitando addirittura il vescovo di Novara a riprendere il sacerdote. Il povero parroco ricorse al pittore e gli chiese di trasformare il ritratto dell’offerente in Sant’Ivo, terziario francescano. Gli aresi furono quindi condannati a pagare le spese del viaggio del vescovo. Il quadro, constatarono i fratelli Sitzia, esisteva veramente ed era stato appoggiato con la parte dipinta rivolta verso il muro del campanile. La tela era in pessime condizioni, ma un sapiente lavoro di restauro lo restituì alla venerazione dei fedeli. Valerio Pancera, cantore tra le fila dei Cantores Mundi, che già nel 2004 aveva prestato la sua voce registrata in un CD che accompagnava i racconti presentati al concorso novarese, ha offerto la lettura magistralmente interpretata de L’estasi di San Francesco con inserti musicali del Coro che ha concluso la serata.
I ringraziamenti della figlia Ilaria
Ilaria Sitzia, una delle quattro figlie di Paolo e Anna, a nome della famiglia ha ringraziato gli organizzatori: “Questa sera si è avverato un sogno di Papà, si è concretizzato un progetto rimasto troppo a lungo in un cassetto: è un momento intenso, forte, coinvolgente, che dimostra la stima e l’affetto dai quali era circondato” e la curatrice del volume, Maria Chiara Demagistri, considerata da Paolo: “Quinta figlia dell’anima, divenuta la custode del suo lavoro”.
Il libro è disponibile richiedendolo a labor.limae@macchiagrafica.it.
Il festival Gaudete!
La serata ha aperto la XVII edizione del Festival Internazionale di musica antica Gaudete! Il prossimo appuntamento sarà venerdì 17 aprile, alle ore 21, a Borgosesia, al Centro Studi Giovanni Turcotti: il Professor Don Damiano Pomi parlerà di “Bernardino Caimi: degno figlio di frate Francesco”.
















