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Valduggia: conclusa la mostra di Caterina d’Agostino presso il Museo delle Campane

E’ durata solo due fine settimana la seconda mostra personale delle opere dell’artista di Briga Novarese Caterina D’Agostino: “Emozioni diverse”, allestita all’interno del Museo Antica Fonderia di Campane Achille Mazzola a Valduggia, che ha richiamato un gran numero di visitatori, interessati e affascinati da queste multiformi espressioni d’arte: pittura, olio, acquerello, acrilico, scultura, argilla, terracotta, legno, dal tiglio al pino cembro, al Ginko Biloba, disegno, realizzato con una semplice penna biro su pagine di cruciverba, per richiamare l’attenzione sulle molte domande irrisolte che costellano l’esistenza.

Caterina D’Agostino è una giovane donna che ha cominciato a creare oggetti, plasmare forme, disegnare, quasi per caso: seguendo dei corsi all’Università della Terza Età, proseguendo poi a Cureggio, e oggi a Borgomanero, presso il laboratorio “Stop Solitudine”, con le lezioni tenute dal Professore di pittura Mario Antonetti di Romagnano, e frequentando l’atelier di scultura del Maestro grignaschese Dino Damiani.

Molto curiosi ed interessanti gli abiti, elegantissimi, sensuali, colorati, creati da Caterina e dalle signore dell’Atelier del riciclo di Briga, a partire dal 2010, realizzati interamente utilizzando materiali riciclati: linguette delle lattine, tappi della Coca Cola, capsule del caffè, pezzuole acchiappacolore, stringhe, tondini, reti da giardino o utilizzate per la frutta, sacchi dell’immondizia pazientemente intagliati a zig zag, bicchieri di plastica, tappi dello spumante ritagliati ed incollati: qualsiasi cosa viene trasformata dalla fantasia e dalla manualità dell’artista in modelli unici, completati da accessori coordinati: collane, borsette, cappellini. Questi abiti, indossati da modelle, sono stati protagonisti di sfilate, riscuotendo l’ammirazione del pubblico.

Entrare nel Museo antica Fonderia di Campane Achille Mazzola, è un’emozione e un viaggio nel tempo che conduce molto lontano, fino agli inizi del Quattrocento, quando in questo paese nacque una proto-fonderia, fondata dalla famiglia Mazzola, originaria di Soriso, giunta a Valduggia per sfruttare l’ampia disponibilità di legno e soprattutto di argilla, entrambi elementi fondamentali per costruire gli stampi delle campane. Il primo documento storico riguardante una campana fusa dalla Ditta Mazzola, è del 1475. Fino al 1875 la Fonderia Mazzola si trovava in un edificio posto più a valle rispetto all’attuale: fu allora che i due fratelli, Luigi e Pasquale, si separarono e divisero l’attività.

Luigi iniziò l’attività della fonderia che oggi è stata trasformata in Museo, e passò poi le redini al figlio Achille, che proseguì adeguandosi ai nuovi tempi e, soprattutto, confrontandosi con varie forme di espressione artistica: frequentò lo scultore Casimiro Debiaggi, mentre il fratello Enrico fu un valente pittore. Dalla Fonderia Achille Mazzola, che ottenne numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali, furono realizzate opere importanti, soddisfacendo commesse provenienti da tutto il mondo. La campana più grande realizzata da questa fonderia fu quella per la chiesa della Consolata a Torino.

Nel 2003, dopo seicento anni esatti, i Mazzola chiusero la storica attività di fonditori di campane: dalle parole di Kiria Golia emerge tutta la passione del raccontare una storia unica, che per fortuna, vent’anni fa, ha trovato in Carlo Barlassina e nella moglie Gisella Fantini, persone sensibili, che hanno acquistato l’immobile e ne hanno ricavato un museo interattivo: attraverso le spiegazioni di Carlo oggi è ancora possibile comprendere tutto il lungo e complesso iter che porta alla realizzazione di una campana. L’apertura straordinaria del Museo con una simulazione dell’attività, nel 2013, in occasione delle Giornate di Primavera del FAI, richiamò più di milleduecento visitatori.

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