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Varallo: al via i lavori di restauro nella Cappella Scarognino

Venerdì 4 novembre in Pinacoteca a Varallo le due funzionarie della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, VCO e Vercelli, Benedetta Brison ed Emanuela Ozino Caligaris, hanno presentato l’avvio del cantiere di restauro nella cappella Scarognino, oggi chiamata di Santa Margherita, in Santa Maria delle Grazie.

L’idea dell’incontro pubblico è nata dal momentaneo trasferimento di una porzione dell’affresco in Pinacoteca durante i lavori di restauro. La Pinacoteca dalla fine dell’Ottocento conserva già il polittico Scarognino, completato alla fine degli anni Ottanta del Quattrocento, pala d’altare del sacello di Marco Scarognino.

Dopo i saluti del Direttore Conservatore Paola Angeleri, Donata Minonzio, Presidente della Società Valsesiana di Cultura ha sottolineato l’importanza di lavorare in sinergia, e di fare una seria divulgazione nel rispetto della cultura, concetti che hanno guidato la programmazione degli incontri: Tra Museo e territorio, che si sono conclusi con questo incontro.

Benedetta Brison, dopo aver ricordato che avrebbe dovuto anche essere presente Annalisa Ferrante, funzionario di Soprintendenza, progettista e direttore dei lavori del cantiere, ha illustrato i problemi che afflissero la Cappella, segnalati fin dai primi dell’Ottocento. La Cappella Scarognino già negli anni Venti dell’Ottocento presentava grossi problemi di conservazione degli affreschi di Gaudenzio Ferrari. Gaudenzio Bordiga, che descrisse la parete, non parlò della scena di destra della parete sinistra, perché era già allora poco leggibile e quindi la porzione di destra della parete non venne mai documentata graficamente, né fotografata, e lo stesso Bordiga scrisse che una mano poco valente aveva già cercato di restaurare quei dipinti. Le foto del Pizzetta,  scattate nel 1888, confermarono lo stato di conservazione non felice. Nel 1912 si pensò di intervenire per risolvere il problema: per Pietro Toesca la situazione era drammatica, al punto da prospettare uno stacco, o uno strappo dei dipinti. L’allora Soprintendente, D’Andrade, concordò sulla necessità di un intervento tempestivo, il Comune affidò ad un tecnico l’incarico di individuare le cause del degrado e successivamente si cercò  un restauratore di fiducia, Francesco Annoni, che propose una soluzione curiosa: asciugare la parete per poi procedere allo stacco del dipinto, costruendo una stufa adiacente il muro esterno della cappella. Fortunatamente l’intervento non fu mai realizzato. Nel 1914 si chiese un altro approfondimento scientifico al Politecnico di Torino, che confermò come l’umidità dell’intera cappella fosse fissa: la cappella mancava di un adeguato ricambio d’aria che le consentisse di asciugarsi: si aprirono tre buche di sfiato alla base del dipinto, che ancora oggi sono presenti. Intorno al 1919 la parete sembrò essersi parzialmente asciugata, dopo non si trovano più testimonianze di altri interventi fino al 1960, quando giunse segnalazione che  gli affreschi stavano male e occorreva tempestivamente intervenire. Nel 1961 si arrivò allo stacco di una porzione di dipinti, realizzato dal restauratore Severino Borotti, ma non fu certo la soluzione migliore: oggi si preferisce sempre lasciare i dipinti in sede e preservarli nel loro luogo d’origine. Solo quando si ebbe la certezza dell’asciugatura della parete la Soprintendente Noemi Gabrielli diede disposizione di ricollocare gli affreschi. Nel 2017, in occasione della mostra su Gaudenzio Ferrari,le parti distaccate sono state oggetto di restauro e costruzione di un nuovo supporto: i costi furono sostenuti dalla Soprintendenza e i Lions Club Valsesia, Novara e Vercelli offrirono un finanziamento per le spese di carattere materiale. “Quell’occasione” ha sottolineato Benedetta Brison “fu un restauro pilota per impostare il restauro di tutta la cappella”. Un complesso iter progettuale portò all’ottenimento dal Ministero della Cultura di un finanziamento di €177.000. L’iter di impianto del cantiere vero e proprio, partito a luglio, è stato preceduto da studi che hanno prodotto un rilievo tridimensionale della cappella, navigabile, che ruota e permette ingrandimenti a grande risoluzione per vedere anche i minimi dettagli, realizzato dall’Architetto Alessandro Massa della Esplorativa Architetti. Questo software  di restauro consente anche di caricare tutta la documentazione direttamente in cantiere, registrando e documentando tutte le fasi di lavorazione. Dal Centro di Conservazione e restauro di Venaria è stata realizzata una campagna diagnostica, con indagini funzionali alla progettazione, poi sono state fatte le prime prove di pulitura: per ora  si è lavorato sulle pareti,  mentre la volta sarà affrontata in primavera: “La fine dei lavori è prevista per l’estate”.

Emanuela Ozino Caligaris, funzionaria restauratrice, ha spiegato con passione e competenza come il progetto di restauro dell’intera cappella sia molto articolato, prevedendo interventi su parti dipinte, parti lignee e parti in metallo: “La rimozione dei telai posizionati dal restauratore Borotti, oggi non più idonei per la corretta conservazione dell’opera, era stata un’operazione molto difficile, ma necessaria, perché il legno è un materiale che si muove, mentre la pietra è inerte. I nuovi supporti,realizzati in fibra di carbonio,sono il più leggeri possibile, molto sottili, per adattarsi al muro, e soprattutto garantiscono la reversibilità”. Grazie a Jacopo de Dominici è stato possibile consultare il diario di cantiere di una collaboratrice di Severino Borotti, che ha confermato le scelte fatte dai restauratori. Avviando il cantiere la restauratrice Anna Borzomatti ha proceduto alla rimozione delle malte improprie e delle stuccature e ad una pulitura superficiale per individuare le sostanze sovramesse. La restauratrice della Soprintendenza ha sottolineato l’importanza delle indagini conoscitive fatte prima di toccare l’opera: “Il supporto delle immagini scientifiche: fluorescenza ultravioletta, indagini multispettrali, riflettografia agli infrarossi,ha offerto informazioni sia sulla stratigrafia, che sui materiali originali, che sulle tecniche di esecuzione. Tutte le informazioni sono state incrociate in un approccio metodologico all’intervento che permette di operare in assoluta sicurezza”. Al termine del restauro dovrà essere redatto un piano di manutenzione per seguire l’evolversi dello stato di conservazione del dipinto.

Dopo la conferenza è stato possibile ammirare gli affreschi staccati, passando nella Sala della Pinacoteca che li ospita: Emanuela Ozino Caligaris ha fornito altre interessanti spiegazioni davanti all’opera, e, con Benedetta Brison, ha promesso che quando il restauro sarà concluso, ci sarà un altro incontro, magari proprio in Santa Maria delle Grazie, per poter ammirare il lavoro finito.

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