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Varallo: conclusa con successo la mostra di Jacopo De Dominici

Il 29 agosto si è chiusa in Biblioteca a Varallo la mostra di Jacopo De Dominici: “Miscellanea. Disegni e colori”, inaugurata il 24 agosto, poche opere, scelte, che riflettevano il momento particolare e lo stato d’animo di questo giovane e sensibile artista.

Aristide Torri, Presidente del Consiglio di Biblioteca, dopo aver apprezzato l’indubbia qualità artistica, ha posto alcune domande: “Ti ho visto crescere, fare i primi lavori, sperimentare tecniche e materiali, ricordo come il tuo papà fosse un bravissimo disegnatore, e quindi vedendo queste opere che hai scelto per la mostra, ti chiedo: come mai sono tanto neri i tuoi carboncini? Esprimono una sofferenza interna, un arrovellarsi ponendosi domande? Il
carboncino è una tecnica difficile, tu ami il colore, quindi immagino la tua sofferenza nell’utilizzare solo il nero”.

Jacopo ha risposto, in modo chiaro, ma interlocutorio: “I carboncini rispecchiano momenti della mia esistenza, ma è anche vero che ho scelto questo materiale perché è il più semplice ed il più naturale: esistono varietà diverse di carboncino, ricavate da legni differenti, variano quindi le sfumature di colore, da nero intenso a grigiastro, a tendente al verde. Il gatto è iconico, c’è sempre, fa parte della vita mia e della mia famiglia, ma poiché ogni distacco è una grossa perdita, richiede tempo e pensieri per essere rielaborata e trasferita fuori di sé”.

All’inaugurazione della mostra ha partecipato un pubblico numeroso: molti erano i colleghi artisti, lieti di festeggiarlo, ricordiamo Angelo Salomone, Franco Pera, Dino Damiani, Franco Prino, ma altrettante erano le persone che conoscono l’artista, il suo valore e ne apprezzano la mitezza e la riservatezza.

Jacopo ha dato preziose indicazioni di lettura per le sue tele:

“I due volti sono stati ricopiati da vecchie fotografie di mio padre, e sono un invito a ricordare, a restituire valore a quelle persone che sono vissute nei nostri paesi, che hanno avuto ciascuno una storia personale che non deve cadere nel silenzio dell’oblio: uno dei due addirittura non guarda neppure l’obiettivo della macchina fotografica, appare quasi imbarazzato per quell’attenzione.

Priscilla è un cavallo che se ne sta andando, sta per varcare il ponte della vita che conosciamo, per cavalcare verso l’ignoto.

Le Mani sono un contatto uomo e donna, forse racchiudono qualcosa che non è altro che la vita stessa.

Patti Smith era un omaggio alla cantante rock che si è esibita in Collegiata: gliel’avevo donato, ma non sapeva come farlo stare in valigia e l’ha lasciato in albergo.

Il ritratto di Italo Gattoni, di proprietà della Biblioteca, è pieno di colore, si eleva in verticale e vuole essere un omaggio a questo pittore che sta patendo per un grave lutto: è lì per ricordargli che lui ha ancora tanti colori dentro da tirar fuori.

Il busto maschile potrebbe essere un Gesù, la croce si intravede dietro: è emersa mentre con il dito sfumavo il carboncino e premevo la tela che si è appoggiata alla crociera dietro. Mentre lavoravo a questa figura certamente è riaffiorata la memoria di un Cristo flagellato che si trova in Pinacoteca, ma poi l’immagine è venuta da sé, ha assunto vita propria”.

Ascoltare un artista raccontare è cosa rara ed affascinante, perché permette a ciascuno di andare oltre il segno, cercando il senso e l’anima di un’opera d’arte che travalica il puro senso estetico.

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