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Varallo: inaugurata in biblioteca la mostra d’arte “Due come noi”

Il mondo della pittura è dell’uomo, almeno in generale, ma la vostra presenza oggi in biblioteca con la mostra dal titolo intrigante: “Due come noi”, mi induce a ripensare questa convinzione”: così Aristide Torri, Presidente del Consiglio di Biblioteca, ha introdotto la presentazione della mostra allestita in Biblioteca a Varallo dalle artiste Carla Dorz e Sara Salvoldi. Entrambe sono alla terza esperienza espositiva in biblioteca: questo ritorno abbinato segue la recente nascita di un’amicizia, basata sulla stima reciproca e sulla consonanza del sentire, che si è concretizzata in una duplice mostra.

Sara Salvoldi dopo Anime svelate e Naturalmente, ha realizzato un allestimento che richiama l’autunno, ricreando un percorso espositivo multisensoriale: “Un tappeto di foglie aride e crocchianti, che calpestate sprigionano il caratteristico profumo di bosco, rami secchi, ma resi colorati con intrecci di nastri di seta, perché l’autunno regala il foliage. Nelle tre strutture espositive, fasciate di candore, ho appeso quadri di epoche diverse della mia vita, dall’ultimo, che ha come soggetto la Capanna Margherita, alla facciata di Palazzo Racchetti, che ospita la Biblioteca, dipinta a memoria sulla scorta di una lunga esperienza risalente a trent’anni fa quando per la mia professione di architetto completai tutti i rilievi del palazzo prima del restauro, ai tanti quadri con la neve, che mi ispira sempre un senso di pace e di calma. L’altro elemento naturale che ritorna in più situazioni è l’acqua, stagno, lago, mare della Bretagna, pioggia, acqua trasparente e quindi in grado di accogliere ogni sfumatura di colore, diventando cangiante”.

Per la prima volta Sara Salvoldi espone una serie di sculture, plasmate con la terra, statuine miniaturizzate per non occupare troppo spazio materiale, riservandosi un posto nell’anima: figure femminili, capricci di bambini, gatti colti nelle mille posizioni che assumono nei momenti di veglia, di caccia, o di riposo. Aristide Torri, ricordando che Ligabue cominciò la sua attività artistica prima come disegnatore e scultore, e solo dopo come pittore, ha accostato le figurine  modellate dall’artista di Gualtieri, con la creta ammorbidita in bocca, talvolta neanche cotte, alle opere di Sara Salvoldi molto fresche e dinamiche.

Carla Dorz, artista il cui segno iconico erano le “uova”, alle quali dava una personalità, un nome e un destino, questa volta espone una serie di quadri omogenei per dimensione, cm 70 x 70, per tecnica, oli, per tematica, sono tutti degli astratti che hanno dato voce ad un periodo difficile, superato anche grazie alla pittura, ai colori, alle forme che accendevano l’immaginazione: “Ogni quadro ha la sua storia, nata nel momento in cui l’ho dipinto, affidandomi ai colori puri. Per la Biblioteca però ho deciso di donare ancora un uovo, intitolato: Homme de terre, perché è stato dipinto con tutte le terre d’Italia, su uno sfondo ruvido, creato con la polvere di marmo di Carrara, sul quale scivolano l’ocra, il giallo, colore del cambiamento, il verde veronese, che simboleggia la rinascita a nuova vita, l’abbandono del rigore invernale e l’apprestarsi della primavera interiore”.

La mostra sarà visitabile fino a sabato 22 ottobre, negli orari di apertura della Biblioteca: da lunedì a venerdì dalle 14.30 alle 18.30, martedì anche al mattino: 9 – 12 e sabato al mattino 9-12. Nelle giornate di sabato 15 e sabato 22 ottobre apertura anche dalle ore 15 alle ore 18.

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