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Varallo: la storia di “Egeria” al Sacro Monte. Appuntamento con GAUDETE Festival

XIII Edizione del Festival GAUDETE

APPUNTAMENTO AL SACRO MONTE PER ASCOLTARE LA STORIA DI EGERIA, ANTICHISSIMA PELLEGRINA, RACCONTATA DA ELENA GIANNARELLI

Estate, tempo di vacanze e di viaggi, ma chi oggi potrebbe permettersi un viaggio di tre anni in Terrasanta, Mesopotamia, Turchia?

Egeria, donna vissuta nel IV sec d.C,nobile, vedova, proveniente dall’estrema propaggine occidentale dell’Europa, la Galizia, viaggiatrice mossa dalla Fede e dalla “curiositas”, si mise in cammino avendo come guida la Bibbia, il Vecchio ed il Nuovo Testamento, con il proposito di visitare i luoghi santi dove si svolse la vita di Gesù, degli Apostoli e dei Profeti.

E’ una donna colta: scrive in latino e si rivolge in greco a chi l’accompagna lungo il viaggio, tiene un Diario in cui annota ciò che vede, arricchendo il racconto di impressioni personali e di paragoni con la realtà dalla quale proviene. Questo straordinario diario di viaggio, racchiuso in un Codex, emerge sul finire del XIX secolo, nell’Archivio della sede della Fratèrnita dei Laici, scoperto nel 1884 da uno studioso fiorentino, Gianfrancesco Gavurrini, giurista, archeologo, studioso, che si rese subito conto di aver davanti qualcosa di unico e che, per di più, era stato scritto da una donna.

Francobollo Egeria

Venerdì 29 luglio, nella Basilica dell’Annunciazione, al Sacro Monte di Varallo, la studiosa fiorentina Elena Giannarelli – filologa classica e docente universitaria in pensione, che ha viaggiato molto per lavoro, in Europa, negli Stati Uniti, in Australia, finendo per tornare in Italia e a Firenze, ha pubblicato volumi e saggi di storia delle donne nel mondo antico, tradotto e commentato testi greci e latini, soprattutto biografie, scritto libri di storia di Firenze, si è occupata di lingue e dialetti, di musica popolare e di folklore, ha composto poesie e testi teatrali, recitato e cantato – ha raccontato e commentato il diario di Egeria: Quel fantastico viaggio, da lei recentemente tradotto, commentato e pubblicato.

GIANNARELLI e COLOMBO

Mara Colombo, Direttore Artistico di “Gaudete”, ha salutato il pubblico e ringraziato il Rettore del Sacro Monte, Don Angelo Porzio, per aver dato ospitalità all’incontro. La relatrice, Elena Giannarelli, ha ricordato come a pochi chilometri da Firenze, sorga il Sacro Monte di San Vivaldo, che originariamente aveva venticinque cappelle delle quali ne sono rimaste diciannove, progettato e costruito da Fra Cherubino e Fra Tommaso da Firenze, che in Terrasanta conobbe Padre Bernardino Caimi, al quale chiese consigli sul futuro progetto: “La Gerusalemme toscana fu creata sul modello del Sacro Monte di Varallo”.

Il Diario di Egeria è articolato in sezioni: si narra la salita al Sinai ed il ritorno a Gerusalemme, l’ascesa al monte Nebo, il viaggio in Idumea, la patria di Giobbe, il viaggio da Gerusalemme in Mesopotamia e il ritorno a Costantinopoli passando per Tarso, la Seleucia e la Calcedonia. Nella seconda parte del Diario Egeria narra un anno liturgico a Gerusalemme, con tutti i riti e le processioni, messe inraffronto con le medesime cerimonie in Occidente.

Lo scritto è in forma di lettera inviata a: “Dominae Sorores”,Signore Sorelle.Quel manoscritto in scrittura Beneventana era stato a lungo nel monastero benedettino di Montecassino, dove il bibliotecario Pietro Diacono lo usò come fonte per un trattato sui luoghi santi. L’identità di Egeria divenne meno evanescente attraverso la scoperta di alcune  lettere, scritte nel VII secolo da un monaco spagnolo, Valerio del Bierzo, che lodava quella donna curiosa e intraprendente, precisando che era spagnola. Egeria nel suo viaggio venne accolta e omaggiata dalle autorità civili e religiose, ricevette le “Eulogiae”, doni, non solo materiali, ma benedizioni, fu scortata da soldatiquando attraversava territori pericolosi. La datazione del viaggio, tra il 381 ed il 384, riesce ad essere precisa perchè in tre città sono nominati i nomi dei vescovi. Egeria si era mossa da ovest ad est, in una sorta di nostoi, ritorno, cosa singolare, perché nei primi tre secoli dopo Cristo i viaggi erano da est verso Occidente. Probabilmente al suo ritorno Egeria prese i voti. Il viaggio fu intrapreso e vissuto nella dimensione del pellegrino, tipica del credente sulla terra, esule dalla sua vera patria che è il cielo, e assunse un valore simbolico, diventando uno specchio delle difficoltà e dei dolori della vita. Egeria quando giunge nei luoghi li “riconosce”, anche se li vede per la prima volta: è una donna credente, ma non credulona, che ritrova nella realtà quello che ha letto nei testi biblici.

L’affascinante e coinvolgente racconto di questo viaggio così lontano nel tempo, ma così attuale, si è concluso con l’immagine di un francobolo che la Spagna ha coniato nel 1984 in ricordo del viaggio di Egeria, poichè in quel paese la sua figura è ancora assai popolare e viene considerata un’eroina.

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