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Varallo: presentati i libri sui “Preti resistenti”

Domenica 24 luglio nel Cortile d’Onore della Biblioteca Civica Farinone-Centa, Ezio Meroni e Alessandro Orsi, attraverso la presentazione dei loro libri, dedicati a due Preti resistenti: Il prete partigiano. Don Battista Testa e Storia di Don Edmondo Paolo Gianoli, prete valsesiano, dall’alta valle alla Grande Guerra, da cappellano militare a penitenziere a Cellio, hanno fatto emergere come la Resistenza sia stata combattuta da persone di estrazione politica ed ideologica molto diverse fra di loro, in cui la componente cattolica  non era certo secondaria, ma unite da un obiettivo comune: far cadere una dittatura.

Ezio Meroni, studioso brianzolo, da anni si interessa di storia della Resistenza ed ha già pubblicato volumi dedicati a episodi e personaggi come Angela, alla quale il cantautore Zucchero dedicò: Don’t cry Angelina, brano ispirato all’eroina del libro del professore e scrittore cinisellese. “Dietro a questi studi c’è la voglia di capire cosa fu davvero la Resistenza e chi erano gli uomini che misero in gioco la loro vita per la libertà del nostro paese, poiché la libertà è il dono più grande che Dio ha fatto all’uomo, bisogna farne uso, ma senza abusarne. Su trecento medaglie d’oro al VM, settantacinque furono conferite a comunisti e centodiciannove a cattolici, tra le Lettere dei condannati a morte durante la Resistenza in ben duecentotrentatrè si evidenzia la fede cattolica”: nel marzo 2022 Ezio Meroni ha pubblicato il volume dedicato a Don Battista Testa, coadiutore a Cinisello nel 1942, che collaborò con Pietro Vergani, futuro Comandante delle Brigate Garibaldi della Lombardia, per combattere insieme i nazifascisti, mettendo da parte le differenze. Meroni ha parlato del ruolo della Chiesa Cattolica, spesso accusata di connivenza con il fascismo: “Non si può negare che ci furono momenti di accordo tra Chiesa e fascismo: nel 1929, con i Patti Lateranensi, nel 1936, durante la guerra civile spagnola, ma già nel 1931 Mussolini soppresse l’Azione Cattolica e nel 1938 furono promulgate le leggi razziali, inaccettabili per i cattolici”. Alla fine della guerra, come era inevitabile, vennero a galla le differenze e Don Battista si oppose con fermezza alle violenze, fece troppe domande e fu mandato parroco in un piccolo paese, dove rimase sino alla morte. Di lui non si trovò alcuno scritto: “Quello che ho fatto l’ho fatto da prete e non c’è nulla da aggiungere”, quindi la ricerca fu oltremodo difficoltosa, basata su testimonianze, documentazione d’archivio ed un prezioso album fotografico conservato da una nipote di Don Battista.

Alessandro Orsi, Presidente dell’ANPI Valsesia, uomo di scuola, storico, autore del fondamentale volume sulla Prima Guerra Mondiale in Valsesia:  “Affonda la verde gioventù”, grazie ai diari del sacerdote Don Gianoli, ne ha raccontato il ruolo, prima di cappellano militare, poi di penitenziere, animatore della gioventù a Cellio, fondatore dell’Associazione cattolica Estote Fortis, che neppure il fascismo riuscì a chiudere, e il coraggio con il quale affrontò coraggiosamente i fascisti della Tagliamento per difendere i suoi parrocchiani, offrendo la sua vita in cambio della liberazione degli ostaggi. Le scelte antifasciste di Don Paolo maturarono alla luce di fatti tragici: l’uccisione di un giovane partigiano, la vicenda del parroco di Campertogno Don Cortelletti, che fu ridotto in fin di vita dai fascisti perché aveva nascosto un partigiano ferito, fucilato ad Alagna, il fatto che i “suoi” ragazzi si fossero tutti arruolati nelle fila partigiane, ma il 25 aprile Don Paolo “chiese il conto”: ordinò che a Cellio non ci fosse alcuna rappresaglia e non scorresse altro sangue. Di fronte alle aperture del Concilio Vaticano II fu perplesso, ma ancora una volta obbedì: “Papa Roncalli era stato suo collega come cappellano militare”. Don Paolo morì nel 1973, amato e rimpianto da tutta la cittadinanza.

Nel dibattito che ha fatto seguito alle due presentazioni sono emerse posizioni ideologiche differenti, ma caratterizzate da grande onestà intellettuale. Orsi, dopo aver ricordato che nel suo Consiglio Direttivo ANPI ci sono quattro cattolici e alle riunioni spesso viene invitato il parroco Don Cerutti, ha citato un fatto singolare: “La Brigata Osella, comandata da Mario Vinzio, il Pesgu, ebbe come commissario politico Don Sisto Bighiani: è il solo caso che si conosca nella Resistenza italiana di un ministro di Dio divenuto Commissario politico di una brigata combattente”.

Francesco Sargentini, ha sottolineato come lo scrittore Paolo Pansa – citato da Rosangela Canuto, Presidente del Centro Libri Punto d’Incontro, che con la Biblioteca ha organizzato questa duplice presentazione –  raccontò apertamente episodi di violenze partigiane che si conoscevano, ma si tenevano celate, però, come ha ricordato Orsi, ogni episodio va sempre contestualizzato. Ezio Meroni ha spiegato che sta lavorando sul diario di una staffetta partigiana cheha pagato duramente le sue scelte, ricordando che tutti i proventi del volume dedicato a Don Battista saranno devoluti al Professor Stripoli, dell’Università Alma Mater di Bologna per il Progetto Genoma 21, che riguarda la Sindrome di Down.

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