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Varallo: presentato il libro di Piero Ambrosio “Sebben che siamo donne”..

“Sebben che siamo donne”. Storie di “sovversive” vercellesi, biellesi, valsesiane (1898 – 1945)

Giorgio Gaietta, Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea, ha accolto il pubblico in occasione della presentazione del volume curato da Piero Ambrosio, che tratta un tema originale: “Storie di “sovversive” vercellesi, biellesi e valsesiane (1898 – 1945)” che si presta a successivi ampliamenti e sviluppi.

Il virgolettato iniziale del titolo: “Sebben che siamo donne” è talmente evocativo da far persino dimenticare all’autore di spiegare da dove sia stato tratto. Questo verso di una canzone delle mondine del primo Novecento, negli anni Settanta si cantava durante le manifestazioni, dava forza, orgoglio all’essere donne e coraggio nel chiedere voce, spazio come persone. Elisabetta Dellavalle, che fa parte del Consiglio Direttivo dell’Istituto, ha dialogato con l’autore, complimentandosi anche per la scelta del titolo: “Incrociando le parole della canzone si legge la storia di tutte queste donne presenti nel volume, alle quali, quando è stato possibile, è stato dato anche un volto, pubblicando le foto segnaletiche, dei passaporti, o quelle reperite da altre fonti, facendo emergere un universo femminile variegato per età, condizione sociale e lavorativa”. Caterina Bruno, scelta per la copertina, è una donna non più giovane, tessitrice, che nell’espressione dimostra tutto il dispiacere di essere stata arrestata ed equiparata a criminali comuni: “Sembra quasi che stia per piangere”, ha osservato Piero Ambrosio, che ha raccolto le  quasi centotrenta biografie, tratte dal Casellario Politico Centrale, redatte da funzionari che riportavano le loro riflessioni, spesso misogine, sulle donne che si trovavano di fronte: “Di intelligenza limitata, ha poca cultura, vive modestamente” erano osservazioni spesso ripetute e anche la descrizione dei tratti somatici, risentiva della lezione lombrosiana. I rapporti, spesso basati sulla vox populi, spesso erano frutto anche di semplici diffamazioni.

Questo libro ha avuto una gestazione lunghissima: fa parte di una ricerca molto più ampia, avviata da Piero Ambrosio all’inizio degli anni Ottanta con la consultazione presso l’Archivio Centrale dello Stato del Casellario Politico Centrale. Il Casellario, nato come Schedario dei sovversivi nel 1894, perfezionato nel 1896 e riorganizzato in epoca fascista, rimase attivo ed aggiornato fino al 1986 e quindi ora sarebbe interessante che qualche giovane ricercatore consultasse i fascicoli dal 1946 versati dalla Questura all’Archivio di Stato di Vercelli, in cui sono presenti i rapporti dei Carabinieri.

Tra le figure più significative presenti nel libro è stata citata Emma Quazza, zia di Guido Quazza, che fu Presidente dell’Istituto Nazionale,: “Queste erano donne eccezionali, sempre con la valigia in mano in tempi in cui gli spostamenti non erano così semplici: ne è testimonianza l’emigrazione negli Stati Uniti, come nel caso di Emma che conobbe l’anarchico Gaetano Bresci e come tale fu ricevuta trionfalmente da alcuni anarchici a New York”, commenta Dellavalle, “Ernestina Cravello – ricorda Piero Ambrosio – era una ragazzina partita da Vallemosso, che a Patterson nel New Jersey, fu acclamata con un ossimoro: “Regina degli anarchici”, in quella città  studiò, ebbe contatti con altri sovversivi, oltre ai suoi due fratelli e ancora oggi viene citata tra le persone importanti”.

E’ stata ricordata anche la vercellese Mimma Bonardo, mancata il 9 marzo 2020, ma si sarebbe potuto continuare ripercorrendo l’intero volume,  perché emergono davvero  “esistenze da romanzo o da film”, in cui i dati delle schede sono completati ed approfonditi dalle note dell’Autore, che fa emergere sempre altri legami e nuove vicende: “Si aprono dei mondi”, ha spiegato Dellavalle, come nel caso di Antonio, fratello di Ernestina Cravello, che dava il comando per l’inizio degli scioperi con la parola d’ordine: “La buj”.

“E’ un libro interessante da leggere partendo dal fondo, dai ricchi apparati, dalla postfazione di Elisa Malvestito, arrivando alla presentazione di Enrico Pagano, Direttore dell’Istituto: la testimonianza di queste donne fu importante non tanto, o non soltanto, per i risultati ottenuti, ma perché lasciò un segno notevole e duraturo, nelle coscienze dei lavoratori”. Elisabetta Dellavalle ha chiuso il cerchio di queste storie di donne coraggiose, leggendo alcuni versi di una canzone in farsi su donne, libertà e pace.

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