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Varallo: presentato il volume II “Cave spente” di Giorgio Faglia

Sabato 5 novembre a Palazzo Racchetti, sede della Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo, Giorgio Faglia ha presentato il secondo volume di: Cave Spente nelle province di Biella, Novara, Verbania, Vercelli”.

Per la prima volta vengono censite tutte le cave non più utilizzate del territorio di ben quattro province: Vercelli, Novara, Biella, Verbania. Il primo volume uscì nel 2019, poi vennero “scoperte” molte altre cave e quindi l’autore decise di pubblicarne un secondo, corredato da oltre settecentocinquanta fotografie a colori, con inserite due pagine didattiche: una dedicata alla produzione della calce, l’altra invece è una tavola delle ere geologiche, utile per orientarsi nella terminologia adottata nelle schede. Giorgio Faglia, esperto di mineralogia e geologia, ha ringraziato per la preziosa collaborazione gli amici Fabrizio e Walter Bussolino e Flavio Bielli, che lo ha aiutato ad individuare antiche cave delle quali si stava perdendo anche la memoria. La ricerca sul territorio in alcuni casi è stata davvero entusiasmante: “In Val Vigezzo, a Malesco, è presente un museo e un monumento alla laugera,  la pietra ollare, che era impiegata per la fabbricazione dei laveggi, caratteristico pentolame di pietra utilizzato per scaldare le vivande ed il cui uso in epoca celtica e romana è attestato da ritrovamenti archeologici, mentre in Val Brevettola, nell’Ossola, vicino a Montescheno, nella cava esistono ancora le protuberanze di pietra ollare, che per fortuna non sono state staccate, costituendo un magnifico museo a cielo aperto. Le due morsicature nette nella mela del Fenera mi hanno sempre incuriosito: indagando un po’ è uscito il mondo delle cave da calce, che richiedeva una lunga e faticosa lavorazione: la calce viva era molto usata in agricoltura, ma anche durante le epidemie per impedirne la diffusione”.

Aristide Torri, Presidente del Consiglio di Biblioteca, ha ricordato che la nostra vita è stata costruita tutta partendo proprio da quei “buchi”, le cave dalle quali venivano estratti i materiali di costruzione di case, strade, ponti: “Le case della povera gente erano fatte tutte con i sassi che venivano recuperati al fiume, piuttosto che sottratti alla montagna. Gli scalpellini erano professionisti molto importanti, perché preparavano i prodotti per l’edilizia. Sapere da dove proviene un certo sasso che fa parte di un tessuto murario è importante per fare datazioni e per interventi di restauro, quindi un libro come questo può essere d’aiuto per chi debba intervenire su degli edifici antichi: le schede sulle cave potranno dunque essere utili per sviluppare ulteriori studi, sia di carattere geologico, che storico–artistico”.

Faglia ha ricordato che, prima di arrivare a Rima, si incontra la frazione Piè di Fagiolo, in cui le case sono costruite interamente in pietra locale, perché quella è una tipica zona di prelievo.

Per la giornata varallese sono stati esposti in biblioteca gli unici tre marmi rosa presenti nelle quattro province: quello di Locarno:Un blocco di marmo rosa di Locarno lo abbiamo scoperto da un rivenditore di lapicidi a Baveno: nessuno ricorda quando e come sia arrivato fin là”, il Rosa Val Toce – Ornavasso, e il marmo rosa di Candoglia, quello che fu, e continua ad essere utilizzato per il duomo di Milano, con il quale lo scultore Ireneo Passera, nel 1995 ha realizzato la sua primissima opera: Ricordo, mai presentata in pubblico, che rappresenta il legame tra le generazioni, che supera il tempo.

Alla presentazione erano presenti anche Michele Barbaglia, Sindaco di Rassa e Renato Calzino, che ha aiutato lo scultore Ireneo Passera a recuperare il blocco di marmo del Massucco, dal quale è nata: “Grazia traslucida”, anch’essa esposta in biblioteca, scultura donata al Comune di Rassa in occasione delle due Giornate FAI del 23 e 24 Luglio 2022. Barbaglia è un Sindaco giovane che promuove cultura sul territorio, instaurando rapporti con le Associazioni locali, come il Fai ed il Cai, ottenendo il supporto dell’Unione dei Comuni Montani per cercare di combattere lo spopolamento offrendo delle opportunità lavorative. Barbaglia ha in progetto di ristrutturare il punto d’appoggio del CAI all’Alpe Toso, appena sopra la cava del Massucco, creando all’interno un piccolo museo che documenti questo contatto antico con la materia, la natura e l’ambiente antropizzato. Attilio Ferla, Assessore alla Cultura dell’Unione dei Comuni Montani, ha confermato il sostegno offerto alle iniziative che promuovano e valorizzino il territorio valsesiano, come l’esaustivo lavoro di ricerca, censimento e documentazione realizzato da Giorgio Faglia.

Il libro sulle cave spente è presente a Varallo in Biblioteca e alla libreria Centro Libri, alla Valsflor di Isolella, a Borgosesia alla libreria Nuova Idea, e a Serravalle nelle due cartolerie Biglia e Da Stefy.

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