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Varallo: presentato il volume “Siamo tutti complottisti” di Danilo Sacco

L’Associazione Culturale Fiorile e Messidoro, in collaborazione con la Biblioteca Civica “Farinone-Centa” e la Libreria “La Nuova Idea”, con il patrocinio della Città di Varallo, sabato 20 novembre ha organizzato la presentazione, coordinata da Maria Cuscela giornalista de “La Stampa” del volume: “Siamo tutti complottisti” di Danilo Sacco.

Il fatto che a Varallo, a poche decine di metri, alla stessa ora ci fosse un’altra presentazione libraria, non era un “complotto”, come si sarebbe potuto credere, ma soltanto una delle ordinarie sovrapposizioni di eventi.

Danilo Sacco, giornalista, è stato curatore di rubriche di economia e finanza su Italia Oggi e Stampa Sera, ha lavorato per un ventennio con IPSOA e poi si è concentrato sul settore bancario. Nel luglio 2021 con I libri di Emil, una casa editrice indipendente, ha pubblicato: “Siamo tutti complottisti”, che riporta anche un contributo storico di Dario Corradino, giornalista vercellese che fu capo redattore centrale del quotidiano La Stampa e che oggi insegna al Master di Giornalismo dell’Università degli Studi di Torino, ed un contributo scientifico della psicologa Manuela Pavon.

Lo scienziato israeliano Daniel Kahneman, che con Vernon Smith nel 2002 ebbe il Nobel per gli studi di psicologia cognitiva applicata alla comprensione delle decisioni economiche, dimostrò che il 95% delle nostre decisioni viene dalle emozioni e il 5% dalla ragione. Fu una rivoluzione copernicana nel mondo della pubblicità: la Barilla fu la prima industria italiana che colse il significato delle nuove scoperte delle neuroscienze, fiutò subito l’affare e cambiò radicalmente il modo di presentare i prodotti, facendo debuttare la famigliola felice e il mitico “mulino bianco”, al posto di vantare le qualità organolettiche dei prodotti reclamizzati.

Di questa nostra “vulnerabilità” di consumatori, “abusano” il marketing, la politica, i media, ed è nato il “marketing emozionale”, che è bene conoscere, perché cambiò il modo di presentarsi anche dei nostri politici i quali, per acquistare consenso, da casta intangibile e un po’ misteriosa, cercarono di “scendere tra il popolo” “confondersi”, assimilandosi al tanto abusato “uomo qualunque”. I media abusano della nostra vulnerabilità schierando emozioni per non farci cambiare canale, ma l’affare maggiore lo ha fatto Internet, che è conformato in modo da darci sempre ragione, ma lo fa solo ed esclusivamente per interesse.

Noi siamo convinti di ragionare con le nostre teste, invece le neuroscienze hanno dimostrato che non è vero. La scienza sa di non sapere: per questo funziona. Goethe scriveva che il dubbio cresce con la conoscenza.

Il mantra: “Ci sono cose che non sai e che ti vengono tenute nascoste: io le so e te le racconto” fa sempre molta presa, diecimila persone in Italia vivono cavalcando il complotto, intortando il prossimo per vanità, o per vil denaro, collegati a Google AdSense, software che canalizza le inserzioni pubblicitarie, abbinando gli annunci pubblicitari al sito web in base ai contenuti pubblicati e ai visitatori.

Il venir meno della fiducia è l’età d’oro del complotto e di coloro che cavalcano le teorie complottiste guadagnando ingenti capitali. Quando si interrompe il meccanismo della fiducia, si entra in un meccanismo di psicosi, dubitando di tutto. La dissonanza cognitiva,
teoria della psicologia sociale introdotta da Leon Festinger nel 1957, emerge quando capiamo di aver preso un granchio, ma non riusciamo ad ammetterlo: al nostro cervello costa moltissima fatica cambiare idea (riduzione dell’autostima) e quindi cerchiamo di confermare il punto di vista che ci eravamo costruiti cercando conferme, e tanto più i convincimenti sono fragili tanto più debbono essere presidiati.

Sacco, dopo aver ricordato che negli Stati Uniti cinquanta milioni di americani credono nella teoria del complotto e le quattromila persone che hanno invaso Capitol Hill lo hanno dimostrato, ha poi parlato dell’argomento vaccini: “Uno può scegliere di non immunizzarsi, ma affermare che non si vaccina per non arricchire le industrie farmaceutiche è una idiozia”, dimostrando con i dati che Pfizer ha un indice di redditività già molto elevato: 8,9%, ma Microsoft ha il 105,6%, Apple il 65,3%: “Inoltre, fatto 100 il fatturato, si vede che solo il 3,9% deriva dai vaccini, perché il vero business per le case farmaceutiche è rappresentato dai farmaci per curare patologie croniche: ben il 17% del fatturato viene dai farmaci oncologici”.
A coloro che sono dubbiosi sui tempi veloci in cui è arrivato il vaccino, Sacco ha ricordato la prima Sars del 2002-2003, in cui le industrie farmaceutiche investirono molto per trovare un vaccino, ma poi la Sars scomparve da sola. Con questa seconda Sars, molto più subdola, perché infetta già nei quattro o cinque giorni precedenti il manifestarsi dei sintomi, si sfruttarono anche quelle ricerche e si arrivò in tempi brevi ad un vaccino.

L’augurio finale dell’autore del libro è stato: “Diventiamo giocatori per non essere giocati, ma per farlo occorre conoscere le regole del gioco, sapendo che decidiamo con la pancia, e sono le emozioni a pescare le informazioni sensibili, dimenticando la presunzione che ci faceva affermare orgogliosamente: io non mi faccio manipolare”.

Il volume molto intrigante, la cui lettura svela cose che forse avremmo preferito non sapere, è disponibile in libreria e in Biblioteca a Varallo.

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