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Varallo: recuperato il bassorilievo del Canonico Romerio

In Via Umberto I al n. 68, quasi di fronte a Palazzo Racchetti, l’antico Municipio, dove oggi è ospitata la Biblioteca Civica “Farinone-Centa”, abitava il Canonico Giulio Romerio.

In quella casa, in cucina, al pianterreno, dopo aver concluso una delle sue operosissime giornate, sceso dallo studiolo dove si accingeva a scrivere uno dei suoi articoli, ottantotto anni fa, il 12 febbraio 1934,
lunedì di Carnevale, verso le 21.15, morì, prematuramente, d’infarto al miocardio, a soli cinquantanove anni.

Sulle pagine dell’Almanacco Valsesiano del 1935 fu Pietro Strigini a tracciarne un ampio profilo, sottolineando che il Re lo fregiò della Croce di Cavaliere della Corona d’Italia. A tre anni dalla morte, il sacerdote Don Francesco Raspino, Vice Rettore del Collegio D’Adda, raccolse in un volume intitolato: “Canonico Giulio Romerio”, finito di stampare dalla Tipografia Aldina, proprio l’11 febbraio 1937, alcuni contributi di religiosi e di uomini di cultura, che tratteggiarono il multiforme ingegno dello studioso e del sacerdote. Dopo la prefazione del Canonico Don Vincenzo Brunelli, fu affidato alla penna del prevosto Don Gaudenzio Rossari, il profilo del sacerdote scomparso, tratteggiato come persona mite, discreta, quasi sfuggente, con lo sguardo rivolto a terra, indice di un’innata modestia e ritrosia nell’apparire.

L’Avvocato Alberto Durio offrì un contributo: “Sull’opera del Can. Romerio nel patrimonio Artistico e Storico della Valsesia”, sottolineandone le alte doti morali, che alimentavano e sostenevano i suoi studi.

I principali giornali del tempo pubblicarono sentiti necrologi e ampie cronache degli imponenti funerali. L’orazione funebre fu affidata a Monsignor Vito Comoli, Arciprete della cattedrale di Novara, mentre a Mons. Prof. Giovanni Cavigioli fu affidato il compito di tratteggiare la figura fisica e morale del Can. Romerio: “In lui v’erano le scintille dello zelo e della carità del Giacobini, l’esattezza del Lirelli, la versatilità del Sottile, la temperanza di criterii del Bracchi e del Magni, la purezza dei principii del Reale e del Mazzola, l’intuito artistico e il fascino della bontà comunicativa e conquistatrice del suo immediato predecessore, il Calderini”.

Padre Eugenio Manni, francescano come il Romerio, ne evidenziò proprio la “francescanità”: “Il settimo centenario di San Francesco e poi quello di Sant’Antonio l’ebbero cooperatore entusiasta”. In calce al volume venne riportato l’ultimo articolo postumo, apparso sulla Gazzetta della Valsesia, dedicato alla Rivista Arte Cristiana e la Scuola Beato Angelico.

Don Giuseppe Delsignore nel 1961 lo annoverò tra le: “Belle figure del clero valsesiano”, ricordando che ai suoi funerali il Professor Pietro Strigini, assessore, anche a nome del Podestà di Varallo, promise che: “Varallo gli avrebbe innalzato un Ricordo marmoreo, onde perpetuarne la memoria”. Don Delsignore, passato un anno, chiese conto della promessa, ma nulla fu fatto e quindi chiuse il profilo del canonico Romerio appellandosi agli amministratori comunali democristiani, affinché perorassero quella giusta causa, ma anche questo appello rimase inascoltato. Nel 1975, ricorrendo il centenario della nascita, Alberto Bossi il 20 giugno, pubblicò sul Monte Rosa un ampio articolo dedicato al Romerio: rimase solitario. Dieci anni dopo, l’11 febbraio 1984, nel cinquantesimo della morte, suggerì nuovamente che venisse dedicata una lapide al Romerio. Finalmente, il 21 settembre 1985, sul Monte Rosa apparve la cronaca della cerimonia dello scoprimento della lapide, murata sul fronte della casa: “In questa casa visse e morì operando il canonico Giulio Romerio, 25 01 1875/12 2 1934, ardente anima di sacerdote, esemplare figura di studioso che nella ricchezza della sua mente e nella bontà del suo animo trovò stimolo e ragione per illustrare le bellezze della sua valle ed esaltare la virtù e le opere della sua gente. I Valsesiani memori 1984”. In quell’occasione la commemorazione fu naturalmente tenuta da Alberto Bossi e fu pubblicata sul Monte Rosa il 2 novembre 1985.

Don Romerio fu una delle firme più brillanti del Monte Rosa: i suoi articoli riguardavano l’arte sacra, la bibliofilia, l’arte in generale. Il Can. Cav. Giulio Romerio (1875-1934) fu studioso, scrittore, bibliotecario, fondò presso la Collegiata di S. Gaudenzio la Biblioteca Popolare Circolante sotto il titolo di San Vincenzo ed associata alla Federazione delle Biblioteche Circolanti Cattoliche, contrapponendosi al “laicismo anticlericale”, che in quegli anni caratterizzava la Biblioteca Comunale, come si legge nel recente volume di Gabriele Federici: Affresco Valsesiano, nel capitolo dedicato al Romerio, auspicandone la rivalutazione, come figura di spiccò del Novecento varallese e valsesiano.

Si prese cura del Museo Don Calderini e della Pinacoteca, fu Segretario della Società di Conservazione delle Opere d’Arte e dei Monumenti in Valsesia. Fu insegnante di religione presso la Scuola d’Avviamento, mantenne la cura d’anime, alternò le sue ricerche con l’impegno nel campo civile. Con Don Alfonso Chiara, fondò nel 1909 il Bollettino del Sacro Monte. Fu autore di una ventina di pubblicazioni, dedicate alla Vergine, all’Incoronata, alla Madonna delle Grazie, alla Madonna del Sacro Monte. Diffuse il culto del Venerabile Benedetto Ludovico Giacobini, cui Ludovico Antonio Muratori dedicò una biografia. Si batté per la beatificazione di Antonio Rosmini. I suoi scritti di argomenti artistici, storia civile e religiosa, vennero pubblicati su riviste nazionali, alla sua morte si sottolineò che: “Era abbonato a ben quarantacinque riviste”.

Il Romerio entrò nel Terzo Ordine Francescano l’8 marzo 1894. Celebrò la sua prima messa al Sacro Monte nella Pasqua del 1898. Fu subito nominato primo coadiutore della Parrocchia. Esercitò i suoi trentacinque anni di ministero in umiltà, quasi solamente in Varallo e sempre in sottordine. Viene ricordato come il Canonico buono, per la sua carità: tutte le Associazioni lo volevano in collaborazione, o in direzione delle loro iniziative.

Francesca Vanzetti, giovane e talentuosa studiosa valsesiana, nel 2018 ha dedicato la sua tesi di Laurea a: “Giulio Romerio e il Museo Lapidario di Varallo”. Il Romerio fu un attento studioso e cultore di cose valsesiane, acuto indagatore e raccoglitore di notizie, brillante scrittore, finissimo conoscitore di opere d’arte. Partecipò attivamente alla vita di Varallo e in ogni occasione chiosò gli avvenimenti con dotte dissertazioni, come nel caso della venuta a Varallo del principe Umberto nel 1926, per l’inaugurazione del monumento ai Caduti, quando scrisse un ampio articolo sulla Reale Casa di Savoia e la Valsesia. Il monumento era opera dello scultore Clemente Bertolini di Carcoforo, che fu colui che scolpì il bassorilievo del canonico, posto sulla tomba nel cimitero di Varallo.

Recentemente la tomba è stata venduta ad un privato, che, su sollecitazione del Dottor Mario Remogna, ha donato l’opera
alla Pinacoteca di Varallo. Il recupero del bassorilievo con le fattezze del Romerio e la ricollocazione a Palazzo dei Musei è dunque un’azione meritoria, che avvia un circolo virtuoso di riscoperta e valorizzazione dei migliori ingegni valsesiani.

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