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Varallo: restaurato e ricollocato lo storico “Orologio” di Via Umberto

In questi giorni, dopo un’attenta opera di restauro è stato ricollocato lo storico orologio di Via Umberto I. L’intervento è stato reso possibile grazie all’abilità e alle ricerche storiche di Giacomo Cora, perito ed esperto in orologeria e Presidente di AISOR – Associazione Italiana Studiosi di Orologeria.

Grazie alle sue ricerche è stata ricostruita la storia dell’orologio, che di seguito abbiamo il piacere di portare a conoscenza della Città. Con una deliberazione del 1884 il Comune di Varallo decise di sostituire il vecchio orologio della Parrocchia di San Gaudenzio, molto usurato e vetusto e nel contempo di istallare un nuovo orologio di pubblico servizio affidando l’incarico per la fornitura e la posa alla Ditta Granaglia di Torino.

L’orologio con la struttura in fusione di ghisa dipinta in grigio come gli orologi ferroviari dell’epoca, possiede una grande cimasa in fusione di bronzo anticamente dorata e patinata, il quadrante in acciaio dipinto con sfondo bianco, ha numeri arabi in nero per le ore e porta la firma Granaglia Torino.  In origine possedeva un meccanismo meccanico a carica manuale. Nel corso degli anni sono state sostituite le lancette e il meccanismo originali.

Con il comodato sottoscritto nel 2020, tra l’ Amministrazione Civile del Sacro Monte di Varallo e l’Associazione AISOR per la messa a disposizione dell’immobile di Via Durio, destinato alla creazione di un Museo di Orologeria, venne affidato l’incarico per la cura e la manutenzione dell’orologio (nell’ottocento l’incaricato della manutenzione prendeva il nome di Temperatore) alla citata Associazione.

Giacomo Cora al riguardo sottolinea “sinceramente la vidi come una grande responsabilità perché l’orologio è un bene prezioso, ma è anche un simbolo per un paese, soprattutto questo orologio per Varallo. Ero un po’ preoccupato dell’incarico, visto che il meccanismo originale era andato perso e montava un meccanismo a pile inadatto. Un grande problema era proprio dato dal meccanismo: il quadrante era troppo grande e serviva un meccanismo importante, affidabile e ovviamente con delle lancette consone all’estetica dell’orologio, ma non sapendo come erano in origine dovetti fare delle ricerche che furono molto impegnative, ma le ricerche in campo orologiero sono una delle mie passioni, soprattutto quando riguardano orologi valsesiani. Le prime ricerche furono dedicate a ritrovare l’antico meccanismo originale con le sue lancette, dopo vari tentativi nei vari magazzini e archivi purtroppo non saltò fuori nulla. Iniziai così a fare ricerche di archivio e riuscii a individuare
la data di acquisto e installazione mediante la delibera del Comune di Varallo del 1884: fu la
conferma che cercavo, l’orologio era effettivamente stato costruito dalla ditta Granaglia, che è stata una importantissima azienda produttrice di orologi da campanile e orologi pubblici.

Nel corso degli anni, durante le varie manutenzioni, quando un quadrante si deteriorava, era prassi che il manutentore durante l’operazione di sostituzione del quadrante imprimesse il proprio nome sul nuovo a testimonianza del proprio lavoro e anche come pubblicità, e non sempre il nome che è presente oggi sui quadranti è il nome del produttore, poteva essere anche di un orologiaio manutentore o di una ditta rivenditrice. Nel nostro caso era proprio del produttore. Il secondo passo fu il riuscire a trovare qualche immagine d’epoca che ritraesse l’antico orologio. Le poche che riuscii a trovare erano illeggibili, purtroppo la forma delle lancette non si poteva vedere, quindi passai alla ricerca di orologi identici per poterli confrontare, per poter ritrovare l’antica forma delle lancette andate perdute e scoprii, con molta sorpresa, che gli orologi superstiti posti in varie città del nord Italia avevano avuto nel corso del tempo delle trasformazioni e quasi nessuno aveva conservato le proprie lancette originali.  Stavo per cedere quando durante le consuete ricerche storiche e di archivio trovai delle vecchie immagini che mostravano un orologio molto simile presso la Cavallerizza Reale di Torino in via Verdi, l’orologio era solo un quadrante a parete ma la forma del quadrante, la grafica, il nome, la firma erano proprio identici. Un secondo caso fu sempre a Torino: durante un appuntamento di lavoro trovai un orologio pubblico abbandonato che montava le stesse lancette di quello in Via Verdi, poi ne trovai un terzo ed un quarto, tutti montavano le stesse lancette. Non poteva essere un caso, fu la conferma che cercavo. Ora conoscevo finalmente
la forma esatta delle lancette originali. Andai a Varallo e grazie alla Ditta Selene, provvista di
camion con cestello, togliemmo il quadrante e lo portai nel mio laboratorio. Acquistai direttamente dalla ditta produttrice un importante e affidabile meccanismo svizzero elettromeccanico, esattamente lo stesso meccanismo che possiedono tutti gli orologi da stazione Svizzeri, comandato da una scheda di controllo anch’essa acquistata direttamente dal produttore Tedesco, scheda dotata di cambio ora legale/solare automatica, in caso di mancanza di corrente la rimessa all’ora è automatica e con un’antenna ricevitrice per avere la precisione degli orologi radiocontrollati. Una volta montato il tutto venne l’ora di ricostruire a mano le lancette con la forma originale, adatte al nuovo meccanismo di precisione. Avendo potuto vedere come era in origine, iniziai a disegnare le nuove lancette su carta per poi riportare il tutto su una lastra di metallo e ricostruirle mantenendo la forma ed il disegno originali. Una volta ricostruite e dipinte, venne la volta del quadrante, aveva urgentemente necessità di un restauro. I numeri stavano sparendo e la vernice si stava polverizzando. Con un complesso restauro conservativo e non invasivo, il quadrante venne salvato e il suo stato di conservazione preservato. L’orologio venne tenuto in test per circa due mesi. Oggi 9 novembre 2021, l’ologio è tornato al suo posto a segnare di nuovo l’ora per i cittadini varallesi, ma le ricerche storiche non sono terminate”.

Grazie a Giacomo Cora e all’Associazione AISOR!

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