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Varallo: riprodotto in scala 1:1 un dipinto di Francesco Rayneri di Rossa

Venerdì 9 settembre nel Salone dell’Incoraggiamento a Palazzo dei Musei, nel ciclo di conferenze: Tra Museo e territorio, organizzato da Palazzo dei Musei, in collaborazione con la Società Valsesiana di Cultura e il Centro Studi Turcotti di Borgosesia, è stata presentata la riproduzione fotografica su tela, in proporzioni 1:1 – realizzata dallo studio grafico di Donato Zanolo, utilizzando una fotografia di Maurizio Palermo – del grande dipinto del pittore Francesco Rayneri di Rossa, conservato nelle collezioni della Galleria Sabauda di Torino.

Il dipinto presentato raffigura Amedeo VIII in abiti monastici, mentre accoglie il cardinale  di Arles, Luis Aleman, Presidente del Concilio di Basilea, che gli notifica l’elezione e lo invita ad accettare la tiara papale sorretta dal Cardinal Enea Silvio Piccolomini, che diverrà Papa con il nome di Pio II.

Aldo Lanfranchini grignaschese, autore di volumi dedicati alla storia della Valsesia, amante della storia sabauda, si è appassionato a questo artista e ha approfondito il contesto storico in cui il dipinto si colloca, presentando la figura di Amedeo VIII di Savoia, detto il Pacifico per la sua avversione alla guerra e le capacità di mediatore nei conflitti,  che fu dapprima Conte di Savoia e poi il primo ad assumere il titolo di Duca di Savoia; fu anche Principe di Piemonte, Conte d’Aosta, Ginevra, Moriana e Nizza, fino al 6 gennaio 1440. Dal 24 luglio 1440 al 7 aprile 1449 fu l’ultimo antipapa, con il nome di Felice V.

Del pittore finora si conosceva pochissimo: una ventina di anni fa i fratelli Paolo e Pinuccio Sitzia, presero visione della grande tela che giaceva arrotolata nella cantina della signora Clementina Ferrari, vedova di Alberto Gaudino di Grignasco, e ne informarono la competente Soprintendenza. Nel 2008 il dipinto fu acquistato dalla Galleria Sabauda che lo fece restaurare e venne presentato nel 2011. La Dottoressa Paola Astrua, allora Direttore della Sabauda, ne redasse un scheda analitica, in cui accenna anche al ritrovamento della datazione: Torino 1817.

Rayneri visse e operò in Francia fino al 1814, si definiva: “Peintre d’histoire, élève de l’école Française”. Il re di Francia gli affidò incarichi importanti quali il restauro del soffitto del municipio di Lione. Con la Restaurazione l’artista tornò in Italia e cominciò a dipingere opere relative alla dinastia dei Savoia, perfezionandosi a Roma in pittura con il Camuccini e in scultura con Canova. Re Vittorio Emanuele I acquistò il Coriolano abbandona la famiglia, che era stato esposto al Louvre, ma stranamente finora il quadro non è stato trovato all’interno delle collezioni reali, mentre Daniele nella fossa dei leoni è presente nel castello di Agliè.

Indagando con attenzione stanno emergendo notizie relative ad altre opere del pittore: un San Giovanni decollato, che sarebbe stato destinato alla chiesa di Rossa, oggi è in collezione privata, così come altre opere delle quali è stata trovata notizia.

“Francesco Rayneri” ha spiegato Paolo Sitzia, indagatore d’archivi e autore di studi fondamentali sul Gianoli, sulla chiesa parrocchiale di Grignasco e su altri importanti temi di carattere valsesiano  “Curiosamente è un pittore ottocentesco del quale si sapeva davvero poco: la sfortuna critica è dovuta anche alla scarsa presenza di opere. La pala d’altare della chiesa parrocchiale di Rossa, firmata e datata 1836, raffigurante è di qualità inferiore alle altre opere note. Le notizie riportate dal De Gregory, dal Lana nelle Schede Vesme e nel Dizionario degli Artisti Valsesiani di Casimiro Debiaggi, derivavano tutte da un memoriale scritto dallo stesso pittore presentando al Re Carlo Felice una proposta per la creazione di una Conservatoria di tutti i documenti d’arte del Piemonte, cui era allegata una dettagliata relazione sulle miserande condizioni del patrimonio artistico piemontese. La proposta non ebbe il successo che il pittore si aspettava, e egli stesso fu vittima di molte invidie, che lo travolsero e lo indussero a tornare a Rossa, dove nel 1828 realizzò un piccolo affresco (sinopia ormai) nell’oratorio della Piana di Rossa. Francesco Rayneri si sposò ed ebbe due figlie che si imparentarono con i pittori De Dominici, anche questo un aspetto da approfondire”. Paolo Sitzia ha concluso segnalando che le sue ricerche proseguiranno in Francia e si augura di raccogliere altro materiale che confluirà in una pubblicazione.

 Al termine dei due interessanti e qualificati interventi, l’Assessore alla Cultura dell’Unione Montana dei Comuni, Attilio Ferla, ha ringraziato i due relatori che hanno contribuito a far riscoprire un pittore della Valsesia e ne diffonderanno la conoscenza sull’intero territorio.

Le prossime presentazioni dell’opera saranno a Riva Valdobbia il 24 settembre, seguirà il 16 ottobre a Grignasco e il tour si concluderà il 6 novembre a Rossa, dove l’opera resterà esposta permanentemente.

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