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Varallo: un pomeriggio di racconti e musica intorno al libro “Misteri svelati”

I giorni che precedono il Natale sono sempre ricchi di presentazioni librarie, ma quella organizzata sabato 11 dicembre in Biblioteca era davvero speciale: in sala conferenze è stato esposto il “Libro dei Misteri”, progetto per il Sacro Monte, redatto dall’architetto perugino Galeazzo Alessi, tra il 1565 e il 1569, su commissione dei fabbriceri, la potente famiglia D’Adda Salvaterra. Accanto all’originale era consultabile l’edizione anastatica del 1979 in due volumi, curata da Stefania Stefani Perrone, per trent’anni direttrice e anima del complesso del Sacro Monte.

Il prezioso volume manoscritto oggi è conservato nella Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo: fu donato al Comune della Città di Varallo nel 1912 dal marchese Luigi D’Adda Salvaterra.

Nella nuova Terra Santa valsesiana, voluta da Padre Bernardino Caimi per permettere i pellegrinaggi, poiché la rapida espansione della cultura musulmana rendeva sempre più problematico l’accesso dei pellegrini ai luoghi Santi di Gerusalemme e della Palestina, le cappelle avevano una disposizione analoga a quella dei luoghi sacri. Tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento si attuò una radicale trasformazione del Sacro Monte, dalla primitiva restituzione mimetica sul Monte dei luoghi santi di Palestina, si passò ad una sequenza storico-temporale, che raffigurava la storia dell’umanità, dal peccato originale al destino finale.

I “Misteri” del libro sono i fatti della vita, passione e morte del Redentore, come recita il distico latino attribuito a san Carlo Borromeo, posto sulla trabeazione della porta d’ingresso al Sacro Monte.

La pianificazione dell’Alessi, fortemente osteggiata dai frati, che vi leggevano un travisamento degli intenti originari, fu realizzata solo in minima parte, come ha spiegato Giacomo Gagliardini, ricordando che il Concilio di Trento finì nel 1563, ma nel Libro dei Misteri non ci fu alcuna applicazione delle nuove norme dettate dalla Riforma Cattolica. L’Alessi fu influenzato dalla scuola umanistica fiorentina del Quattrocento, della quale Leon Battista Alberti fu uno dei protagonisti: ne scaturì un progetto di luoghi e di contenuti, del quale furono prese singole parti e adattate a strutture preesistenti, o a nuove costruzioni: “Il suo apporto è riconoscibile spesso nei particolari, nei dettagli, come le porte: quello di Alessi fu un piano urbanistico, ma ne sortì una vera opera d’arte”. L’altro fattore del quale si deve tenere conto, ha rimarcato Gagliardini, è che in diocesi di Novara, in quegli anni furono vescovi lo Speciano e il Bascapè, sostenitori della “Controriforma” più rigorosa, ma in realtà il progetto alessiano diede più organicità all’insieme, al primitivo Sacro Monte, animato dalle grandi opere di Gaudenzio. “L’importante è che il libro continui a narrare, a suscitare interesse e nuovi studi”: dall’anastatica sono passati più di quarant’anni, nei quali i restauri e gli studi hanno portato a nuove acquisizioni, perché, per fortuna, gli studi vanno avanti: tra quelli più recenti ricordiamo il contributo di Roberto Gremmo pubblicato nel volume: Valsesia magica e
misteriosa.

Alle immagini ed ai racconti è stata accostata la musica di due giovanissime violiniste, allieve della varallese Lindita Hoxha: Caterina Mazzocchi, quindicenne, che dopo aver frequentato le Medie Musicali di Borgosesia è studentessa del secondo anno del Liceo Linguistico all’Istituto d’Adda di Varallo e Alice Migliore, diciassette anni, attualmente iscritta al Conservatorio G. Verdi di Milano, dove frequenta il quarto anno del liceo musicale. Il ricco programma musicale comprendeva il Concerto per due violini di Bach, una Gavotte en rondeau, di Kreisler: Preludio e Allegro, il Capriccio n. 16 di Paganini e infine di Wieniawski, Op. n. 15 per due violini: gli applausi hanno strappato anche un bis.

Alla presentazione hanno partecipato anche il Sindaco Eraldo Botta e il Presidente del Consiglio di Biblioteca Aristide Torri, che hanno anche fatto notare le ottime qualità acustiche della Sala, che saranno maggiormente “sfruttate” nel futuro.

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