CulturaPresentazioni e convegni

“Lavandaie” il quadro di Camillo Verno

Considerazioni linguistiche e riflessioni

Il quadro di Camillo Verno:“Lavandaie”, che ritrae un gruppo di donne presso la fontana-lavatoio della frazione Rusa di Campertogno, intente a lavare dei panni, donato nel 2005alla Pinacoteca di Varallo dal Dottor Mario Remogna, è stato oggetto di una singolare attenzione, rivolta ad un particolare: la civera, la gerla posata a terra, appoggiata alla vasca in pietra.

Il quadro “Lavandaie” di Verno

Paolo Vergnaghi, un cestaio di Trivero, avendo aderito ad un progetto di cesteria nazionale, nel quale richiedevano il rifacimento di cesti ritratti in quadri preferibilmente di autori locali, aveva optato per la gerla del Verno nel dipinto: “Lavandaie” fotografando il manufatto nella posizione in cui venne collocato dal pittore.

la gerla in dettaglio, dal quadro di Verno

 

La fedele riproduzione dell’oggetto è stata esposta nella mostra: “Il cesto in cornice: l’arte dell’intreccio nella pittura italiana dal Cinquecento al Novecento, riprodotta da artigiani contemporanei”, tenutasi a Polcenigo (PN) il 2/3 settembre 2017, che ha avuto un inaspettato successo.

Il Gerlo di Vergnaghi

 

Il comune di Polcenigo, piccolo borgo medievale situato a pochi chilometri da Pordenone, è famoso oltre che per la sua secolare storia, per la lavorazione dei cesti di vimini, un’attività tipica dell’artigianato locale che vede le abili mani dei polcenighesi alle prese con l’intreccio di cesti utilizzati per facilitare attività di prima necessità come la raccolta, il trasporto e la conservazione dei cibi. L’arte millenaria della lavorazione dei cesti era un’attività che coinvolgeva tanto le donne quanto gli uomini a prescindere dalla professione: tutti, artigiani e contadini, quando non erano impegnati nelle loro attività principali, si dedicavano alla produzione di cesti, preziosi contenitori che servivano per trasportare beni e prodotti di paese in paese, pronti ad essere barattati o venduti.

Quella dell’intreccio non è fortunatamente una professione caduta nel dimenticatoio: oggi per continuare a tramandare questa preziosa eredità, la Pro Loco Polcenigo organizza dei corsi di cesteria di diversi livelli, in primavera e autunno, coordinati da professionisti del settore pronti ad impartire i segreti e le tecniche di quest’antico mestiere. Il segreto dell’arte della lavorazione artigianale del vimini è nella tecnica che non ha subito variazione alcuna, è rimasta immutata e fedele a quella che veniva usata per intrecciare i fili di giunco e di vimini da vendere ai contadini in occasione della vendemmia. Diverse le tipologia di cesti che si possono distinguere: c’è la zhesta solitamente impiegata per il trasporto dei viveri; la “crìola” con le sue larghe maglie o ancora la sbrinzhia”, un cesto dalle grandi dimensioni composto da due cerchi sovrapposti e utilizzato per contenere foglie o fieno da portare a casa per la lettiera degli animali. A Polcenigo da più di trecento anni, il primo fine settimana di settembre, si svolge la Sagra dei Sest, una fiera in cui i contadini si recavano per acquistare i recipienti per la vendemmia, i famosi “thestons“.

Questa varietà di nomi per definire la finalità d’uso dei vari tipi di gerlo, esiste anche nel nostro dialetto valsesiano: civèra, civreu, civrun, rasun, per il fieno, carpion, cappia, baudan… e forse molti altri tornano alla memoria, focalizzando l’attenzione su questi umili e utilissimi oggetti, un tempo di uso quotidiano.

Advertisement

Commenta

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker