Presentazioni e convegni

Varallo Sesia: “Valsesia, oltre la soglia”. Presentazione volume

Fotografie e poesie nel libro di Giuliana Airoldi: Valsesia. Oltre la soglia

A Varallo, giovedì 21 dicembre 2017, nella sede dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, è stato presentato il volume:Valsesia. Oltre la soglia, di Giuliana Airoldi, un titolo singolare che richiama il celebre saggio dello strutturalista e critico della letteratura Gérard Genette: Soglie,che aveva come oggetto di studio i dintorni dei testi, vale a dire tutte le pratiche che ‘accompagnano’ la produzione e la ricezione di un testo, il paratesto. In questo caso al centro c’è la Valsesia, filtrata attraverso lo sguardo di colei che negli anni Settanta era una studentessa del liceo classico “D’Adda” escattò una serie di fotografie in bianco e nero, accompagnate da brevi testi poetici. Il formato del libroè volutamente quadrato, proprio come i negativi della Rolleiflex, cheAiroldiutilizzava: una pellicolamedioformato 6×6 (12 fotogrammi quadrati di 56 mm di lato su rullo “120”). Per riprodurre i testi poetici è stato scelto un carattere che ricorda quello utilizzato dalle macchine da scrivere manuali, contestualizzando le immagini ed entrando nello spirito di quegli anni che venivano subito dopo il Sessantotto.

Il libro – nato casualmente dall’incontro attraverso i social, avvenuto dopo quarant’anni, di Giuliana Airoldi con Marisa Gardoni, che, negli anni in cui l’Airoldi era studentessa, insegnava al Classico – raccoglie una cinquantina di foto, con soggetti vari, case, vicoli, angoli della città, ma soprattutto persone, in primo luogo donne e bambini. Non è un’operazione di amarcord visivo, ma un vero e proprio racconto per immagini e parole, sono storie di persone che sapevano di essere fotografate e collaboravano con la fotografa, consci di compiere un gesto significativo, che sarebbe rimasto nel tempo.

Alla presentazione, introdotta dal Direttore dell’Istituto Enrico Pagano, che ha ricordato lo stupore provato di fronte alla capacità espressiva artistica e letteraria di Giuliana Airoldi, doti concretizzate in un libro: “Non solo da guardare, ma da vivere”, hanno partecipato Marisa Gardoni, autrice della Prefazione, che racchiude i ricordi del passato e i pensieri del presente ed Edoardo Ghelma, fotografo valsesiano che ha sottolineato  l’attenzione e la sensibilità rare per una ragazza di quell’età, mossa da quella che lei chiama “fame di vita”: “Giuliana aveva il terzo occhio, quella dote posseduta dai fotografi di talento, che li mette in grado di sintetizzare un racconto in un’immagine”. Gianfranco Bini, fotografo biellese, amava ricordare che una fotografia può essere commentata solo da chi l’ha scattata, perché raccoglie una serie di emozioni peculiari di quel particolare momento: “Ogni foto dovete imparare a leggerla nella molteplicità delle sue componenti”. Oggi spesso lo scatto è compulsivo: con il digitale non esiste più il limite della pellicola e quindi i costi per il supporto sensibile non ci sono più e quelli per la stampa si sono ridotti di molto. Un tempo, prima di scattare, si pensava al soggetto, all’inquadratura, ci si prendeva il tempo per riflettere e scegliere ciò che si voleva fotografare.

Giuliana Airoldi è un’insegnante impegnata, una lettrice accanita, per lei la famiglia è il cuore della sua vita, ma nelle sue fotografie si avverte una grande serenità, cheMarisa Gardoni ha definito: “Una sospensione dell’affanno quotidiano”, quindi si può dire che immagini e testi si amplifichino in una funzione “Quasi terapeutica”.

L’autrice delle fotografie e delle poesie nel suo intervento ha ripercorso gli anni Settanta in cui abitava ad Isolella e si appassionò alla fotografia, dedicando la sua attenzione soprattutto alle persone, alla ricerca di risposte alle domande adolescenziali. Quando si trasferì in Canavese abbandonò la fotografia per dedicarsi al giornalismo e all’insegnamento, riprendendola solo nel 2010, ma rivolgendo l’attenzione alla natura e ai paesaggi.

Daniele Conserva, regista e attore, ha letto alcune delle poesie di Giuliana Airoldi e al termine ha proposto la canzone nata da una poesia. “Ho messo le note musicali dietro al testo poetico, trasformandolo in una canzone suonata: non è stata un’operazione semplice”: il risultato è stato molto apprezzato,sia dall’autrice, che dal numeroso pubblico presente in sala.

Un brindisi augurale offerto dall’Istituto a tutti i presenti è stata l’occasione per festeggiare la conclusione di un anno estremamente positivo, ricco di attività e di iniziative.

P.M.

Pubblico presente
Airoldi e relatori
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