Reportage eventi

Roccapietra: presentazione dell’incredibile storia del partigiano Alfredo Baraldo

PRESENTAZIONE DELLA INCREDIBILE STORIA DEL PARTIGIANO ALFREDO BARALDO: “Evaso, il partigiano che beffò la morte”

RACCONTATA DAL DIRETTORE DELLO SCARPUN VALSESIAN, IL GIORNALISTA VERCELLESE MARCO BARBERIS

Venerdì 10 novembre, a Roccapietra, presso la sede sezionale degli Alpini valsesiani, il Presidente Sezionale Gianni Mora ha accolto il Direttore responsabile dello Scarpun Valsesian, il giornalista vercellese Marco Barberis, per la presentazione dell’incredibile storia del partigiano Alfredo Baraldo, appartenente al distaccamento Mameli, che a diciotto anni e quattro mesi, per proteggere quaranta compagni che si ritiravano, fu catturato dai tedeschi con Basilio Bianco e portato a Biella all’Albergo Principe, sede del comando tedesco, dove furono sottoposti ad interrogatori e torture.

Erano i primi partigiani che i tedeschi catturarono e da essi speravano di avere tutte le informazioni. La mattina del 22 dicembre i due partigiani, che non dissero una parola neppure sotto tortura, con un gruppo di civili catturati per rappresaglia, vennero condotti alla fucilazione in Piazza San Cassiano (oggi Piazza Don Bosco). Il plotone sparò: sette corpi caddero a terra, ma Alfredo Baraldo, nome di battaglia Ciccio, per la giovane età, era ancora vivo e sfuggì anche al colpo di grazia. Dopo una rocambolesca fuga si salvò, arrivò in una farmacia a Chiavazza dove fu medicato e poi si diresse verso casa sua a Vercelli. Ormai guarito dopo sessanta giorni tornò nelle formazioni partigiane e il suo nome di battaglia diventò “Evaso”, perché evaso dalla morte.
Questa incredibile vicenda fu resa nota per la prima volta da Tavo Burat, che nel 1980 pubblicò su: J Brandè armanach ed poesìa piemontèisa l’audio-intervista con le domande in biellese e le risposte in vercellese ad Alfredo Baraldo, sottolineando che per lui non ci fu alcuna ricompensa o riconoscimento e, dopo la fine della guerra, riprese il suo lavoro di operaio fuochista all’ospedale di Vercelli.

La vicenda fu ripresa da Cesarina Bracco sulle pagine della rivista L’Impegno, nel n. 4 del dicembre 1982 e nel 1983 Tavo Burat pubblicò: “A disdeut agn an piassa del Gal: noven-a ‘d Natal 1943”, testo in piemontese e traduzione in italiano.
Marco Barberis, nel marzo 1995, intervistò Baraldo, ricoverato in ospedale a Vercelli, dove il 9 marzo morirà per un cancro alle ossa.

Ci furono quattro incontri-intervista registrati in due giorni, e proprio quei racconti di grande coinvolgimento emotivo sono stati fatti ascoltare durante la serata, intervallandoli con alcune letture di un testo scritto da Barberis per contestualizzare la preziosa testimonianza, fatte da Enrico De Maria, ex giornalista del quotidiano La Stampa e da Alessandro Orsi, storico valsesiano.
De Maria ha ricordato come il 22 dicembre

1849 un giovane di ventidue anni nella Russia zarista fu condannato per attività sovversive e condotto alla fucilazione con alcuni compagni. La fucilazione venne sospesa: il sadico ufficiale zarista aveva inscenato una tragica farsa, perché pochi giorni prima lo zar aveva sospeso la pena di morte per quel reato, commutandola nei lavori forzati. Uno dei prigionieri impazzì, un altro incanutì, Fedor Dostoevskij, che era tra i condannati, subì un aumento dei suoi attacchi epilettici e qualche anno dopo scrisse: “L’idiota”. Novantaquattro anni dopo la storia si è ripetuta: Alfredo si è salvato, mentre il compagno Basilio Bianco morì fucilato e il suo comune natale, Grimaldi, in provincia di Cosenza, gli dedicò una piazza.
La vicenda di Alfredo Baraldo è stata ricordata anche in una intensa poesia di Dante Strona: “Piazza San Cassiano”, la cui lettura ha concluso la serata.

Il mixaggio e il montaggio del materiale iconografico e sonoro sono stati realizzati da Matteo Rastelli, studente presso il Liceo Scientifico di Vercelli, le ricerche sonore sono state curate da Alessandro Uglietti, studente quaronese che frequenta il Liceo Musicale a Vercelli, durante la serata l’assistenza tecnica è stata di Fabia di Alice Castello.
Aldo Lanfranchini, responsabile della Biblioteca Sezionale Alpina, intitolata a Mario Tancredi Rossi, si è soffermato su cosa successe agli Alpini dopo l’8 settembre 1943, ricordando la Brigata Garibaldi in Jugoslavia: “Partiti in 20.000 tornati in 3.000. Per gli Alpini tornati a casa la scelta fu tra adesione alla Repubblica Sociale Italiana, salire in montagna e combattere con i partigiani, oppure darsi alla clandestinità”. Barberis ha spiegato perché ha scelto di raccontare questa storia: “Vorrei che i giovani, i diciottenni di oggi, la conoscessero e riflettessero sulla vicenda di un loro coetaneo e ho scelto proprio questa forma multimediale per coinvolgerli maggiormente”. La vicenda del partigiano vercellese il 14 dicembre sarà rievocata a Biella e in quell’occasione sarà pronto il DVD con l’audio e le immagini.
Alice Freschi, ex Sindaco di Borgosesia, ha ricordato che il 22 dicembre 1943 è proprio la data della strage di Borgosesia, della quale però furono esecutori i fascisti della Tagliamento.

Alessandro Orsi ha invitato a pensare ai ragazzi della leva 1900, alcuni dei quali non ancora diciottenni, che furono chiamati in guerra e combatterono nella tragica Battaglia del solstizio e poi si fecero ancora due anni di servizio militare.

A Marco Barberis, Enrico De Maria e Sandro Orsi è stata offerta copia del libro e DVD: “Ciau Pais”, realizzato da Aldo Lanfranchini con le interviste agli alpini valsesiani che combatterono nella seconda guerra mondiale.

Guarda tutto

Commenta

Close