Spazio ai lettori

Arvugh’si Sergio: ricordo di Sergio Notario

Il 20 marzo ci ha lasciati Sergio Notario, apprezzato docente ai corsi di lingua piemontese organizzati dal Centro Studi Piemontesi, in collaborazione con la Regione Piemonte, che si tennero anche a Serravalle e a Varallo. Torinese con origini canavesane, ha collaborato con la RAI scrivendo testi per trasmissioni per i ragazzi della Radio e della Televisione, ha fatto molta attività con il Teatro Stabile di Torino, sia come lettore di testi teatrali, sia come organizzatore del decentramento del teatro nei quartiere, animatore di serate e reading di poesia, autore di poesie, sia in italiano che in piemontese, ha pubblicato i libri: Babilonia blues e La storia dell’eroico partigiano, edito nel 1993 da Cultura e Società (entrambi disponibili in Biblioteca a Varallo), studioso delle canzoni e del teatro piemontesi.

Di Sergio rimane l’empatia che sapeva immediatamente sviluppare con i suoi interlocutori e la grande carica di umanità che lo contraddistingueva. I partecipanti alle sue lezioni gradivano le “contaminazioni” di linguaggi musicali, poetici e letterari, che Sergio Notario sapeva armonizzare in modo piacevole e interessante, creando un percorso di ascolto e di ricerca che proseguiva consultando la sezione Etno-Musicale della Biblioteca, che comprende, oltre ai classici: Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Roberto Leydi, I canti popolari italiani, Canzoni popolari del Piemonte. La raccolta inedita di Leone Sinigaglia, a cura di Roberto Leydi, Michele Straniero, Antologia della canzone popolare piemontese tra Settecento e Novecento, anche molti altri volumi, ricordiamo Piergiorgio e Roberto Balocco, Le canson dla piòla, e Emilio Jona, Sergio Liberovici, Canti degli operai torinesi dalla fine dell’Ottocento agli anni del fascismo, ma anche una raccolta di ormai introvabili dischi a 33 giri, che fu donata alla Biblioteca da Ferruccio Maruffi, che fu Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Torino.

Così lo ricorda Giuseppe Goria del Centro Studi Piemontesi: “Anche Sergio Notario ci ha lasciati. La cultura piemontese son-a la passà per un’altra sua figura di spicco. Sergio era conosciuto per le sue molteplici attività, le sue competenze, ma soprattutto per la sua grande umanità, la sua simpatia, la sua capacità di essere ironico e spiritoso pur restando bonario, la sua semplicità nell’offrire testi scritti in un bel piemontese eppure sottili nella tessitura e nel messaggio…Con il nom de plume di Giari tre nos seppe portare nel campo della lingua piemontese le sue doti letterarie, dando vita a pagine brillanti, originali, che hanno segnato piacevolmente la lettura di riviste come “La Slòira” e “Piemontèis Ancheuj”…. L’ultimo impegno che i problemi di salute gli permisero di portare a compimento fu la libera traduzione in piemontese, con Simone Spaccasassi, del Manifesto del Partito Comunista/Tilèt dël Partì Comunista di Karl Marx (edizioni Zambon, con la collaborazione del Centro Studi Piemontesi), in cui Notario – cosa nota – vedeva l’espressione dei suoi ideali politici e sociali. Notario e Spaccasassi hanno recuperato alla lingua piemontese un alto contenuto filosofico e socio-economico scandito nella sua autentica intonazione, mirata non a un generico “popolo”, di cui si riempie la bocca il qualunquismo, ma a quella parte dell’umanità che detiene, nella concezione marxiana, la forza motrice della storia: la classe lavoratrice”.

Come Giari tre nos mi lasciò una poesia in piemontese, nata dalla nostra Amicizia, che racchiude tutto l’amore per la Biblioteca: “…Perchè i liber a son grèv / ma per chila l’è na frev / nopà ‘d cole tersan-e / ma binbiu ed cole uman-e”.

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