Spazio ai lettori

In ricordo di Albina.

Riceviamo e pubblichiamo.

Albina: anima candida, speriamo che “di là” Tu abbia quello che Ti è stato negato nei lunghi anni del Tuo percorso terreno. Avevi tanto amore da dare, ma chi lo riceveva non capiva e lo ha calpestato, annullato.

Lavoro, fatica, chiacchiere malevole, traslochi per seguire l’idea di una vita diversa, in un luogo dove nessuno Ti conosceva e non Ti avrebbero calato addosso la cappa plumbea di giudizi che non danno possibilità di scampo, perché risalgono nelle generazioni. Negli anni hai dimenticato ogni disciplina sociale e fisiologica, Ti sei trovata rinchiusa in un corpo gracile, un bozzolo che ormai non avevi più la forza di forare: la tua testa canuta posava su un cuscino, dove spesso
lasciavi un’impronta di sudore, della Vita Ti era restato solo l’istinto atavico della sopravvivenza e quindi assumevi meccanicamente il cibo che Ti veniva amorosamente instillato, goccia a goccia, da una sorella che Ti assisteva amorevolmente, straziata nel cuore e nello spirito da questo Tuo inarrestabile declinare.

Lei non si arrendeva, cercava in tutti i modi di tenerti qui, di darti quell’umanità che figlie uscite dal Tuo grembo Ti avevano negato. Eri una bambina di ottantadue anni, indifesa, inerme, senza possibilità di comunicare in altro modo che non fossero lacrime silenziose che scivolavano lunghe sul viso. “E’ la vita”, dicevano, in tono di conforto a loro stessi, coloro che ti guardavano consumarti, invece tua sorella, caparbia e tenace, agiva nella quotidiana ripetitività di gesti quasi rituali, che per lei avevano un senso, erano un imperativo categorico: non importava che anche lei non fosse più giovane, che molti dolori fisici e morali ne avessero fiaccato la forte fibra.

Il cronicario dei condannati alla longevità è per molti un limbo senza colore, al riparo dalla vita e dalla morte, semplicemente in attesa: la tua si è conclusa con la naturalezza di una candela che si spegne perché non c’è più cera.

Mi vengono in mente i versi di una poesia di Ungaretti:
“La madre”, che forse possono lasciare la speranza nel cuore di chi oggi è in lacrime: “Sarai una statua di fronte all’Eterno,/Come già ti vedevo/Quando eri ancora in vita./…E solo quando m’avrà perdonato,/Ti verrà desiderio di guardarmi./Ricorderai d’avermi atteso tanto,/E avrai negli occhi un rapido sospiro”.

Piera Mazzone

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