Spazio ai lettori

In ricordo di Angela Filippa Buccelloni

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

“Angela, Angela, angelo mio / Io non credevo che questa sera / Sarebbe stato davvero un addio / Angela credimi, io non volevo”: le struggenti parole della canzone di Luigi Tenco racchiudono l’incredulità per un sorriso che si spegne per sempre, almeno su questa terra, per i nostri occhi umani.

Angela Filippa era nata a Rimella, che per lei, il marito Carlo, i figli, le nuore e i nipoti, era rimasta la “casa” del cuore, dove avevano trascorso giorni leggeri e gioiosi. Dal giugno
1919, quando Carlo si era spento, Angela coraggiosamente aveva cercato di mantenere quel sorriso e con grande generosità, pur vivendo nella sua casa, tra i suoi ricordi, continuava a dare affetto ai figli, alle nuore, ai nipoti, al fratello, con il quale aveva condiviso un’infanzia privata troppo presto della presenza della mamma.

Era una persona buona e generosa verso il prossimo: mai l’udii pronunciare giudizi malevoli. La incontrai per l’ultima volta a Varallo, in Biblioteca, dove l’accompagnò la nuora Sonia: era orgogliosa di essere con lei e di fare una passeggiata, la stimava e l’amava, accarezzandola con quel suo sguardo ricolmo di dolcezza.

Si è spenta in una calda notte di luglio: la sua anima avrà certamente trovato la “finestrella delle anime”, “Seelabalgga”, per innalzarsi lassù dove l’attendeva il suo Carlo, ed insieme resteranno i numi tutelari di quell’antica dimora rimellese.

Angela, persona paziente, educata, gentile, operosa, che vestiva con orgoglio l’antico costume rimellese, mi aveva insegnato la ricetta della Tarte Tatin, ma la sua resterà la migliore, dolce e delicata da sciogliersi in bocca: quel rovesciarla sul piatto di portata, inondata del caramello sprigionato nella cottura, è una metafora del suo atteggiamento verso la vita, di quel saper attendere il momento giusto per assaporare le cose belle e buone, sciacquando la “pentola” dalle incrostazioni di un faticoso quotidiano.
Discreta e silenziosa non amava mettersi in vista, ma proprio per questo si noterà la sua assenza: mi mancherà il suo affetto sincero.

Piera Mazzone

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