Spazio ai lettori

In ricordo di Armanda Mo in Deambrosis

Riceviamo e pubblichiamo.

Un altro pezzetto di Piane si è staccato: dopo lunghe sofferenze, sopportate con grande forza e serenità, se ne è andata Armanda Mo, la moglie di Giampietro Deambrosis, la mamma di Chiara e Laura, la nonna di Ettore, Viola e Rosita, la sorella di Mauro. Non a caso lei era sempre in rapporto a qualcuno, non perché non avesse una sua personalità, ma, per il suo carattere discreto e generoso, si metteva sempre in secondo piano.

A soli ventisei anni, a causa di un’ischemia, perse la vista da un occhio, ma non aveva mai voluto chiedere nessuna invalidità e aveva sopperito con quello che le restava, mantenendo per trentasei anni il suo lavoro a Borgosesia in Manifattura, ma anche continuando ad aiutare il marito, a crescere figlie e nipoti, a coltivare l’orto e soprattutto i suoi fiori: rose, gladioli, dalie, gerbere, zinnie, che crescevano multicolori e rigogliosi. Quante volte la ricordo passare con il foulard annodato sotto il mento, abbinato come colore agli abiti che indossava, seduta sul vespino grigio-azzurro, con nel portapacchi i mazzi di fiori per i suoi morti.

Per tutta la vita fu afflitta da problemi vascolari: le sue gambe erano sempre fasciate, nonostante le numerose cure, non era riuscita a risolvere quella patologia, ma non lo faceva mai pesare. La sua porta era sempre aperta ed il caffè bolliva sul fornello: Armanda aveva il senso dell’ospitalità e dell’accoglienza, amava la convivialità e, in occasione delle feste, la sua più grande soddisfazione era avere attorno a sé tutta la sua famiglia. Anche l’ultimo Natale era stato così:
lei a capotavola nel suo letto, che godeva dei racconti della vita e delle esperienze dei suoi cari.
La sua salute era ancora peggiorata dal gennaio scorso: una rovinosa caduta era stata la conseguenza di un piccola ischemia, alle quali ne erano seguite altre, sempre più ravvicinate, costringendola ad agosto al ricovero in ospedale a Vercelli e poi ad un soggiorno a Veruno per la riabilitazione. Aveva superato anche il Covid ed era tornata a casa: Chiara l’aveva vegliata giorno e notte, mentre Laura si occupava del babbo.

Chiara, che dal 2006 al 2015 ha gestito a Piane la Butega dal Badic, ideale continuazione dello storico negozio di alimentari della Ires e dell’Ermes, affranta ma serena, ricorda che la mamma era il vero perno della famiglia: “Tutte le decisioni passavano da lei, non perché imponesse la sua volontà, ma perché le riconoscevamo equilibrio, pazienza e capacità di mediare: aveva passato una vita ad aspettare, papà che tornava dalla vigna, o dal bosco, o dal lavoro, mia
sorella e io da scuola, ma non lo faceva mai apparire un sacrificio, ma una cosa naturale. Ci ha inculcato quel senso del dovere, una profonda onestà e l’amore per il nostro paese”.

Armanda era giustamente fiera dei suoi nipoti: Ettore che lavora e porta avanti le vigne di famiglia, Viola parrucchiera a Prato, mentre Rosita, la più piccina, frequenta la prima
ragioneria.

Tutta la famiglia ringrazia il Dottor Claudio Barberis per l’esemplare dedizione con la quale ha saputo essere accanto ad Armanda, seguendo l’evoluzione della malattia e consigliando come intervenire nel modo più giusto per conservarle la dignità. L’epilogo di questa esistenza mite e laboriosa è stato doloroso ma sereno: Laura, Chiara, Giampietro, gli amati animali di casa, il cane e i due gatti, erano tutti lì a salutarla e per augurarle buon viaggio. Non aveva bagagli di rancori o di rimpianti: la sua bontà l’ha aiutata a salire leggera, solo abbandonando quel corpo che tante sofferenze le aveva causato. Monsignor Gianluca Gonzino, celebrando le esequie, nell’omelia ha sottolineato la grande Fede che l’ha sorretta fino all’ultimo respiro su questa terra, la Fede incondizionata, naturale, dei cuori semplici che confidano nel Signore.

Piera Mazzone

 

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