Spazio ai lettori

In ricordo di Giuseppina Negri vedova Gonzino

Non respiri più Mamma? Una domanda che non avrà mai risposta, perché l’anima ha già abbandonato il corpo, ma Gianluca non avrebbe mai voluto formularla, perché perdere la Madre significa sentir venir meno le radici, interrompere i lunghi giorni di una vita trascorsa insieme, condividendo gioie e dolori. Come ha sottolineato l’Arcivescovo di Vercelli, Don Marco Arnolfo, che ha concelebrato la messa funebre con Don Ambrogio e gli altri confratelli sacerdoti: “Anche se siamo Preti, uomini consacrati, siamo persone che custodiscono l’immenso tesoro della Fede in fragili vasi di creta, siamo deboli e soffriamo il distacco terreno, nella certezza che però i nostri cari hanno già raggiunto quella meta verso la quale anche noi siamo diretti”. Alla messa erano presenti una rappresentanza della Comunità Evangelica di Vintebbio, numerose Delegazioni delle Guardie d’Onore delle reali tombe del Pantheon, di cui Monsignor Gianluca è Assistente, e un gran numero di persone di Serravalle e Grignasco, paese natale di Giuseppina, le amiche di una vita: Vittoria, Marisa, Palmina e tante altre che contribuivano a intrecciare quella trama di affetti che si crea nei nostri piccoli paesi in cui tutto viene condiviso. Monsignor Gianluca, commosso ed emzionato, a nome anche del fratello Paolo, ha voluto ricordare in modo toccante la mamma: “Grazie Mamma, per come ci hai cresciuti e sei stata vicina, ti abbiamo voluta ancora per qualche giorno nella nostra casa per permettere a molti di salutarti e a noi di esserti ancora vicini fisicamente: ricorderemo quella tua pelle vellutata, forse eredità delle tue antenate di Arlezze, ma siamo certi che non ci abbandonerai”.

Giuseppina Negri era nata nel 1930 a Carola, una frazione alta di Grignasco, sorridendo amava ricordare che da bambina aveva vinto il concorso per la bambina più bella, era sorella di Mariuccia, Ada – la pittrice – e Franca, più fragile e per questo così amata.

Dopo il matrimonio con Vinicio Gonzino era venuta ad abitare a Naula e, fino all’inizio degli anni Novanta, aveva gestito il distributore di benzina: ricordo la mitica Gulf. Per me era eccezionale pensare che Gianluca e Paolo potevano fare rifornimento di miscela per il motorino gratis, perché l’impianto era della loro mamma: ma in realtà non era così semplice, in cambio lavoretti e soprattutto razionamento ante litteram, perché, come diceva scherzando Giuseppina: “La benzina la ven mià fòra dla tèra”.

Vinicio, un bancario con l’anima nei boschi e sulle colline, allevava splendidi cani da caccia con i quali si accompagnava in lunghe uscite nelle quali riempire il carniere non era l’obiettivo principale: purtroppo era morto prematuramente, nel 1977, il giorno dopo il suo compleanno. Giuseppina, sostenuta sempre da una grande Fede, che nella sua semplicità si traduceva in una vita onesta e nelle quotidiane preghiere in ricordo di tutte le persone care defunte, aveva saputo crescere i figli, Gianluca, oggi Canonico e Monsignore, e Paolo, mio coscritto, anche lui ragioniere e contabile in un’azienda valsesiana, ma con il cuore in campagna, che ogni giorno scendeva a Naula per aiutare la mamma e farle compagnia, come gli adorati nipoti Gabriele e Lorenzo.

Tra settembre e ottobre del 2015 Giuseppina aveva perso, nel breve volgere di una settimana, due sorelle: Mariuccia e Ada, la pittrice, che abitava nella casa paterna di Carola, dove amava trascorrere lunghi periodi, quasi per “ricaricarsi” con l’aria delle memorie familiari e con i tanti ricordi che affollavano i suoi anni. Fino a qualche tempo fa con l’anziana amica Quintina e altre donne della frazione si ritrovavano al pomeriggio per recitare il rosario in quella piccola chiesa proprio accanto a casa.

Nel settembre 2020 era stata presente all’inaugurazione della mostra “Il segno, dedicata alla sorella pittrice, a cinque anni dalla morte, allestita da Enrica Pedretti di Spazio E, prestigiosa ed articolata superficie espositiva nel cuore del ricetto di Ghemme. Giuseppina indossava un’estrosa camicetta gialla con disegni optical neri, appartenuta alla sorella: altre volte l’avevo vista con gonne dipinte a mano, era il suo “doppio sentire”: semplicità e abiti quotidiani per i giorni “feriali”, ironia, colore, originalità per quelli “festivi”, così era anche il carattere, serio, determinato, ma pronto ad aprirsi all’accoglienza festosa, al sorriso, non potevi venire via dalla sua casa senza nulla, fosse pure un uovo “dla puletta”, una pesca della vigna, i “bargnoli bleu”.

Un paio di settimane fa ero proprio capitata all’ora di cena e immediatamente era stato aggiunto in tavola un piatto di insalata di riso… Giuseppina mi era apparsa stanca, provata da questa lunga estate torrida, ma non avrei pensato che il viaggio ad Alessandria sarebbe stato l’ultimo. E’ tornata adagiata su una coltre rosata, silenziosa, composta, per un breve volgere di giorni ha ricevuto le visite di chi l’aveva conosciuta ed apprezzata. Al centro dell’antica “sala”, tra il pianoforte ed il grammofono, in mezzo ai quadri dell’Ada, la sua salma era custodita da due antichi angioletti cerofori lignei policroni, che avevano perso le ali: servivano a lei per quel lungo viaggio verso il Cielo.

Ciau Pina Marcandetta, ‘rgorti da noi sü là.

Piera Mazzone

 

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