Spazio ai lettori

In ricordo di Lina Meneveri

Riceviamo e pubblichiamo.

Il ricordo della Signorina Lina Meneveri per me resterà indissolubilmente congiunto con quello dell’Arciprete, Don Piercesare De Vecchi: Lei gli fu accanto, lo sostenne, lo incoraggiò e, dopo la sua morte, rimase in quell’antica casa parrocchiale, a custodirne la memoria ed i valori.

Silenziosa, gentile, con uno sguardo penetrante, la Signorina sapeva trasmettere affetto con una semplice stretta di mano: varcando la soglia di quella casa parrocchiale linda e ordinata, che profumava di cera e di biscotti, ci si sentiva accolti, compresi. Mi accadde con lei di parlare di quell’arte sartoriale che praticò in maniera egregia per tanti anni, vestendo le donne con eleganza e buon gusto: seppe “rimpannucciare” quando ce n’era bisogno, ma soprattutto ebbe sempre la sensibilità di leggere nel cuore delle sue clienti. Guardando i miei colori ebbe parole di apprezzamento per Bruna Rover, che allora mi vestiva, senza ombra di gelosia, non era nel suo stile. “Gli abiti non fanno il monaco” diceva “Ma certo dicono molte cose su una persona: vestiti puliti e ordinati sono indice di qualcosa di connaturato ed
estensivo”. Teneva molto all’ordine, preferiva linee classiche e colori sobri: “Adatti alla mia età”, diceva, con un pizzico di civetteria.

Sapeva andare ben oltre le apparenze e, con il suo sguardo penetrante, che non giudicava, leggere il cuore delle persone, facendo “carità” in molti modi, anche attraverso un consiglio. Ora, che è tornata nella Casa del Padre, sicuramente sarà felice di aver lasciato la sua Campertogno di certo un poco migliore. “Leggo di lei: Le auguro tanto bene”: mi rimane
nel cuore la sua mitezza risoluta.

Piera Mazzone

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