Spazio ai lettori

In ricordo di Onda Bosonotto

Ondabianca, le chiamavo da bambina, agglutinando i due nomi in quell’unica immagine marina, che poi avrei identificato con la possente e dinamica onda della celebre xilografia di Hokusai: “La grande onda di Kanagawa”: una delle opere d’arte non occidentali più conosciute al mondo, con l’onda, coronata di spuma candida, che s’innalza possente.

Ondasi è ritirata lasciando affiorare per Bianca una sabbia fine e dorata, che nel suo luccichio racchiude tutto il bene fatto in una vita silenziosa, discreta, di servizio verso chiunque avesse bisogno, mai oziosa.

Le due sorelle, separate da una manciata di anni, hanno vissuto insieme per più di ottant’anni, seppur diverse per carattere e temperamento: Bianca decisa, intraprendente, prese la patente, acquistò un camper e portò la famiglia in giro per il mondo, Onda, dolce, riservata, gentile, condivideva l’amore per i viaggi, ma amava anche l’assolato silenzio del giardino di casa, coltivato con amore e passione da entrambe, ricercando le specie botaniche più rare e preziose.

La loro è un’autentica storia di sorellanza: “Lei è meglio di me”, ciascuna delle due era pronta a confermarlo. La felicità stava nell’essere insieme, unite per scelta e per sangue, Onda era come una farfalla dai colori delicati, un setoso fruscio in questa estate torrida. In un giorno, apparentemente uguale a tutti gli altri che lo avevano preceduto, si è incrinato quel legame con il reale, piano piano Onda si è staccata: prima da casa, poi dal mondo, dalla vita, come se avesse ascoltato un richiamo al quale non poteva sottrarsi. La sua Fede era grande e semplice, la risposta non poteva che essere immediata: “Eccomi!

Ora è lassù, accanto alle persone amate, ma non farà mai mancare la tenerezza dei suoi sorrisi, perché quando si ama qualcuno, non lo si abbandona.

Grazie Onda per avermi fatto sentire il Tuo Affetto e per aver condiviso l’amore per questa nostra antica Pieve di Santa Maria di Naula, all’ombra della quale il tuo corpo riposa fiducioso nella Resurrezione.

Piera Mazzone

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