Spazio ai lettori

In ricordo di Rosa Musarra Patellaro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Piera Mazzone.

Lutto a Piane: Rosa Musarra, vedova Patellaro, è morta il 9 novembre a Grignasco, nella Casa di Riposo Brigata Osella, dove era ospite da qualche anno, luogo che ben conosceva, avendovi lavorato come infermiera professionale per dodici anni.

Nome e cognome ne rivelano l’origine: la Sicilia, infatti Rosa era nata il 20 agosto 1935 a Patti, in provincia di Messina. Il suo segno zodiacale, Leone, ne connotava il carattere: forte, deciso, da vera combattente. Rosa a Piane era conosciuta come Rosetta, diminutivo affettuoso, che però non la rappresentava, neppure fisicamente: era una bella signora alta, formosa, con tanti capelli nerissimi e occhi profondi. Giovanissima aveva sposato Andrea, nativo di Monreale, più anziano di lei di tredici anni. Nel 1950 era nato Giuseppe, conosciuto come Pinuccio: spirito d’artista, pittore, scrittore.
Nel 1963 nacque Adriano, seguito l’anno dopo da Luigi, che tutti chiamano Gigi e conoscono come chitarrista del trio Los Chitarones, che nel 2019 ha festeggiato i primi vent’anni, con una grande festa al castello di Galliate, alla quale hanno partecipato gli amici artisti con i quali il Trio ha collaborato spesso, anche in televisione, dai comici di Zelig al compianto Paolo Limiti, ma anche Ale&Franz, Raul Cremona, Zuzzurro, Bove e Limardi, Flavio Oreglio, Bruceketta, Mario Lavezzi, il regista Paolo Beldì.

Quella di Rosa è stata una vita di lavoro, in cui ha saputo costantemente reinventarsi: dal negozietto di frutta e verdura, alla lavanderia, alla Cartiera, qualche supplenza nella scuola primaria di Bornate, poiché aveva fatto le scuole magistrali, assistenze in ospedale, dopo aver conseguito il diploma di infermiera professionale, poi l’impiego in casa di Riposo alla Sella, che raggiungeva in bicicletta prima, e poi in motorino, con l’inseparabile foulard allacciato sotto al mento, non avendo mai conseguito la patente.

Dopo essere rimasta vedova, nel 1995, continuò ancora per qualche tempo a lavorare a Novara, in una struttura privata per anziani e poi tornò nella bella casa di Piane, costruita insieme al marito con tanti sacrifici, per vivere accanto al figlio Pinuccio e poi a Gigi, ma il tempo portava con sé la vecchiaia, accompagnata da un Parkinson vascolare che determinò il peggiorare delle sue condizioni.

Gigi, che le è stato vicino in questi ultimi anni, la ricorda così: “E’ stata una grande mamma, cucinava tantissimo, forse fu proprio lei ad indurmi a frequentare l’Istituto Alberghiero: ricordo che testava i miei piatti e mi bacchettava. Da bambino e da ragazzo non mi piaceva andare a scuola, amavo la musica e passavo giornate con la mia chitarra, anche a mamma piaceva la musica, soprattutto la lirica e spesso con la sua bella voce intonata cantava delle arie. Con noi figli era molto affettuosa ma severa, del resto tutti le abbiamo dato qualche preoccupazione: quando mi chiamava Luigi voleva dire che avevo oltrepassato il limite!”

Con Adriano e Gigi frequentavamo le scuole elementari a Piane, talvolta Rosetta portava degli squisiti dolcetti di mandorle, cotti al forno in modo tale da lasciarli candidi, Gigi ci raccontava di quella granita di limone con il ghiaccio raspato, che la mamma preparava, facendoci venire l’acquolina in bocca.

La sua morte in questo tempo di Covid è passata in silenzio, ma ho voluto ricordarla perché lei, sempre molto gentile ed educata, mezzo secolo fa, in un paese che era ancora una piccola enclave, rappresentava l’altro capo di questa Italia così diversificata, parlava sempre in italiano, mentre era ancora di utilizzo quotidiano il dialetto, e con quei tratti marcati evocava il sole e il mare, che allora non avevo mai visto, ma erano lo sfondo delle storie dei normanni e dei saraceni che la nonna mi raccontava.

Piera Mazzone

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